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Mare inquinato in Calabria, i consigli dello scienziato: “Serve nuovo sistema di depurazione”

Biologo marino, consigliere del ministero dell’Ambiente, ricercatore del Cnr, docente a contratto dell’Università degli Studi di Napoli Federico II. In una sola parola: uno scienziato. Silvio Greco è un calabrese di Vibo che ama la sua terra e conosce come pochi il mare. E’ un’eccellenza europea della quale ha deciso di avvalersi la Procura di Vibo guidata da Camillo Falvo stilando con la Stazione Zoologica Dohrn un protocollo d’intesa (LEGGI QUI).

-Professore Greco quali sono le cause dell’inquinamento del mare in Calabria?

“Il malcostume, la mala politica, la cattiva gestione del sistema depurativo. La Calabria non ha un sistema industriale che produce contaminanti persistenti e questo, se da una parte è stata caratteristica principale di povertà, in realtà potrebbe essere un volano di sviluppo perché mantiene quell’aspetto selvatico che cercano i turisti. Noi invece siamo riusciti quest’anno a bruciare l’Aspromonte e a rovinare uno dei mari più straordinari. La Calabria ha l’hotspot di biodiversità più elevato del Mediterraneo e il mare calabrese ci dà ogni giorno segnali di speranza. Non possiamo continuare a rovinarlo e impedire la possibilità di gustarlo”.

-Fatta la diagnosi, c’è una cura per cambiare le cose?

“Bisogna iniziare a verificare lo stato dell’arte. Ho avuto incontri con la presidenza della Regione che mi sembra molto ben disposta verso questa soluzione. Sarà necessario chiudere alcuni impianti di depurazione e rifarli ex novo. Bisognerà ragionare in termine di consorzi non si può pensare più a un Comune con il suo sistema di depurazione. In Calabria ci sono circa 400 depuratori registrati ma metà di questi non funzionano. Va risolto poi il problema dei Comuni interni perché il mare inizia dal Pollino, da Serra San Bruno, dall’Aspromonte, non dalla costa. I passi da fare sono dunque i seguenti: chiusura depuratori mal funzionanti, realizzazione di depuratori consortili e modulari che tengano conto di quanto bisogna trattare in inverno ma anche di quanto bisogna trattare in estate; contrastare la piccola illegalità diffusa e pensare a una gestione della depurazione che sia scientifica. Alla fine dobbiamo avere dei fanghi che dimostrino che il lavoro di depurazione è stato fatto ma, molto spesso, questi fanghi non si trovano affatto. E’ un mistero”.

-Quanto è importante la sensibilizzazione e quindi l’educazione ambientale

“È una condizione imprescindibile. La popolazione deve capire che qualsiasi nostro gesto stupido ha delle ripercussioni. La spazzatura gettata per strada va a finire nei mari. La maggior parte di quella spezzatura però è fatta di plastica che finiscono negli organismi e da questi nei pesci che poi saranno pescati e che poi mangiamo. Il tema grande è la scuola, andiamo verso la transizione ecologica ma non c’è nessun insegnamento. I bambini dovrebbero saperlo da subito ma nessuno invece gliene parla. Rimetterei subito nelle scuole l’educazione civica alla quale affiancherei quella ambientale. È una cosa banale, lo dicono tutti, ma nessuno poi lo fa”. (mi.fa.)

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