l'analisi

Maria e il paese delle meraviglie: l’ultima recita del sindaco di Vibo e il racconto di una realtà inesistente

Il primo cittadino non si smentisce neanche in occasione del saluto alla città tra selfie, propaganda e illusioni

di Guido Preta – Anche nel momento del commiato il sindaco Limardo ha scelto di seguire il consueto cliché: una rappresentazione teatrale per raccontare una realtà inesistente, in stridente contrasto, per come vedremo, con i fatti. In questo contesto si colloca l’assunto del primo cittadino uscente, secondo il quale ella lascerebbe una città in condizioni migliori rispetto a quelle in cui versava Vibo al momento del suo insediamento.

Due strade da dimenticare e la ridicola inaugurazione del teatro

Due strade da dimenticare e la ridicola inaugurazione del teatro

Per valutare l’operato di un sindaco e capire se effettivamente esso abbia inciso sulla qualità della vita dei cittadini, il primo parametro da tenere in considerazione è quello afferente le opere pubbliche, che rappresentano l’essenza di tutto l’agire amministrativo. Sotto questo profilo bisogna chiedersi quali siano state quelle concluse ed inaugurate dal sindaco che possano dare un senso al suo dire. Le uniche che ricordiamo sono la strada che, partendo dal rione Cancello Rosso collega il capoluogo con la frazione Portosalvo – che a parere del sindaco avrebbe risollevato le sorti del commercio attraverso l’arrivo in città di frotte di turisti – la quale, dopo una roboante inaugurazione, a distanza di qualche giorno veniva chiusa al traffico dalla polizia locale poiché il tracciato si era rivelato pericoloso per l’incolumità degli automobilisti. Una sorte analoga ha avuto l’altra arteria inaugurata, la strada di accesso alla frazione Longobardi; dopo due anni di lavori, a distanza di qualche mese è stata richiusa per gli identici problemi. Infine il teatro, che avrebbe dovuto rappresentare l’apoteosi del primo cittadino, ma che in effetti ha rappresentato il fulcro dell’insipienza amministrativa, la cui apertura e repentina chiusura dopo la “prima” ha ricoperto la città di ridicolo agli occhi dell’opinione pubblica nazionale.

Il buco nel muro

L’unica opera portata a compimento, senza che alla sua apertura sia seguita una precipitosa chiusura, è il famoso “buco nel muro” della recinzione della scuola Garibaldi di piazza Municipio. Lo stesso discorso può essere fatto sul presunto risanamento dei conti, che la Limardo sbandiera ad ogni piè sospinto; per i cittadini non è cambiato nulla, stanno pagando i tributi comunali al massimo delle aliquote e ciò continueranno a fare per i prossimi trent’anni, poiché i soldi pervenuti dallo Stato, che hanno impedito la dichiarazione tecnica del dissesto, non sono un regalo, ma andranno restituiti. D’altro canto, se le condizioni della città non stessero in maniera opposta a quella prospettata dal sindaco, non si comprenderebbe come possano fare Romeo e Muzzopappa ad elencare un’infinità di criticità sulle quali intendono intervenire in caso di vittoria.

Il caso Vibo e gli errori di Mangialavori

Sgombrato il campo da equivoci e fantasiose rivendicazioni, il dato interessante sul quale soffermarsi è quello politico: un sindaco che ha fatto un “lavoro eccellente”, per come ha sostenuto Mangialavori nel corso della cerimonia di commiato, viene riconfermato, ed il parlamentare, se fosse stato veramente convinto di quel che ha affermato, dopo aver riproposto la candidatura della Limardo avrebbe dovuto difendere con i denti la sua pupilla. A noi sembra che la proposta del parlamentare, più che riconoscere i meriti del sindaco, mirasse a nascondere gli errori di valutazione effettuati nel 2019, quando riuscì ad imporre un sindaco rivelatosi deludente dal punto di vista amministrativo e divisivo dal punto di vista politico, e, pur di raggiungere questo obiettivo, era disposto a far perdere al centrodestra vibonese la guida della città ed a livello regionale l’unico capoluogo di provincia ancora amministrato dalla coalizione. Tutto questo non deve sorprendere poiché, in fatto di scelte politiche del parlamentare dagli effetti negativi per il centrodestra, il caso Vibo non rappresenta un unicum, basti ricordare la guerra che condusse, nelle vesti di coordinatore regionale di Forza Italia, contro Tallini e Talerico, che portò alla perdita del comune capoluogo di regione.

Verso le elezioni dell’8 e del 9 giugno

Se oggi la coalizione di centrodestra può competere per la conquista di palazzo Razza con le coalizioni guidate da Enzo Romeo e Francesco Muzzopappa, lo deve principalmente a chi all’interno di Forza Italia – Comito e Daffinà – ha prima riportato alla ragione chi aveva la mente obnubilata, poi ha creato le condizioni affinché la Limardo decidesse di fare un passo indietro ed infine ha proposto Roberto Cosentino. Scelta non causale, ma dovuta alla necessità di dare un netto segnale di cambio di rotta col passato, nella prospettiva di poter incidere, attraverso le specifiche competenze di Cosentino (direttore generale della regione Calabria), su quei settori in cui la Limardo si è dimostrata particolarmente deficitaria. Ci riferiamo in particolare ai rapporti con l’apparato burocratico comunale ed alla gestione dei rapporti con le forze politiche. In attesa che l’otto e nove giugno gli elettori ci dicano se la scelta sia stata felice, non possiamo che prendere atto di come è stata vissuta negli schieramenti antagonisti la candidatura di Cosentino in sostituzione della Limardo. Le stesse persone che, per cinque anni e fino al giorno prima, avevano messo in evidenza gli scarsi risultati ottenuti dal primo cittadino, in maniera repentina hanno riveduto e corretto le proprie valutazioni: non più un sindaco inadeguato ed inefficiente, ma che, al contrario, ha ben operato raggiungendo risultati egregi. Un vero prodigio, frutto della cocente delusione di doversi confrontare con un candidato diverso da quello desiderato, la cui reale motivazione è che la scelta effettuata da Comito e Daffinà viene percepita come molto ostica.

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