Martiri della legalità, 14 maggio 1993: a Vibo veniva ucciso barbaramente un onesto commerciante

Il ricordo di un giovane studente del Liceo Scientifico Filolao di Crotone a trentuno anni dal brutale assassinio di Nicola Remondino

Sono passati trentuno anni dall’assassinio del giovane commerciante Nicola Remondino, ucciso la sera del 14 maggio del 1993, a Vibo Valentia, all’età di 30 anni, da alcuni sicari della ‘ndrangheta mentre stava chiudendo la serranda del suo negozio. Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani guidato dal professore Romano Pesavento intende ricordare Nicola Remondino, attraverso l’elaborato dello studente Alessio Sem della classe III sez. G del Liceo Scientifico Filolao di Crotone.

“La sera del 14 maggio 1993 venne ucciso a Vibo Valentia Nicola Remondino. Aveva appena finito di lavorare nel suo bar, quando mentre usciva per chiudere le serrande, alle sue spalle, venne sparato con due colpi di pistola. Le indagini vennero subito avviate e si scoprì che i colpevoli dell’omicidio erano tre giovani, con i quali Nicola aveva avuto litigi in passato. I tre vennero arrestati poco dopo confessarono il loro gesto, dicendo di aver agito per onorare la cosca e dimostrare la propria fedeltà. Uno dei classici crimini brutali commessi dalla mafia. Tali violenze hanno lasciato una scia di paura e terrore tra la popolazione.

“La sera del 14 maggio 1993 venne ucciso a Vibo Valentia Nicola Remondino. Aveva appena finito di lavorare nel suo bar, quando mentre usciva per chiudere le serrande, alle sue spalle, venne sparato con due colpi di pistola. Le indagini vennero subito avviate e si scoprì che i colpevoli dell’omicidio erano tre giovani, con i quali Nicola aveva avuto litigi in passato. I tre vennero arrestati poco dopo confessarono il loro gesto, dicendo di aver agito per onorare la cosca e dimostrare la propria fedeltà. Uno dei classici crimini brutali commessi dalla mafia. Tali violenze hanno lasciato una scia di paura e terrore tra la popolazione.

La criminalità calabrese è molto radicata nel territorio e per questo difficile da combattere completamente. Nonostante ciò è importante che si continui a combattere contro la mafia per rendere giustizia alle vittime di simili orribili crimini. La morte di Nicola Remondino toccò profondamente la comunità di Vibo Valentia, che chiese giustizia e ancora oggi vuole porre fine alla violenza mafiosa che ancora affligge la zona. Così il suo nome è diventato simbolo di lotta contro la criminalità organizzata, e la sua memoria viene onorata da tutti coloro che desiderano un futuro migliore per la propria città. Nicola Remondino resta l’emblema di quanto la ‘ndrangheta sia pericolosa, ma resta anche un motivo per continuare a lottare.”

Il CNDDU ritiene fondamentale sottolineare come i giovani reclutati dalle cosche spesso debbano fornire prove di coraggio e dimostrare la propria fedeltà all’organizzazione. Fedeltà fondamentale per costruire quel principio di appartenenza osmotica essenziale per garantire la rete criminale. Riflettere su tali dinamiche ci aiuta a comprendere come sia sempre più importante il valore della legalità tra le giovani generazioni specialmente nelle aree più complesse e svantaggiate. Il CNDDU invita nuovamente gli studenti e i docenti ad aderire al progetto #inostristudentiraccontanoimartiridellalegalità. Gli elaborati possono essere segnalati al CNDDU che li renderà visibili sui propri canali social (email: coordinamentodirittiumani@gmail.com)

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