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Maxi blitz “Basso Profilo”, la Dda di Catanzaro chiede il processo per 78 imputati (NOMI)

di Gabriella Passariello – ‘Ndrangheta, politica e imprenditoria. Un sistema collusivo dove le turbative d’asta, la corruzione e l’abuso di ufficio, venivano attuati utilizzando società e imprese impegnate nel settore della fornitura di materiali per l’anti-infortunistica, aprendo persino una filiale in Albania, con l’appoggio di personaggi politici come Francesco Talarico (LEGGI QUI). I sostituti procuratori della Dda di Catanzaro Paolo Sirleo e Veronica Calcagno hanno chiesto il rinvio a giudizio per 78 imputati nell’ambito della maxi inchiesta “Basso Profilo”, che lo scorso gennaio ha portato all’esecuzione di 50 misure cautelari, svelando un meccanismo che avrebbe assicurato al sodalizio, capeggiato dall’imprenditore Antonio Gallo e di cui avrebbero fatto parte anche l’ex consigliere del Comune di Catanzaro Tommaso Brutto e il figlio Saverio ex assessore di Simeri Crichi,  di poter contare sull’intercessione di pubblici ufficiali in servizio negli enti pubblici o nelle stazioni appaltanti e di potersi assicurare l’aiuto di uomini delle Forze dell’ordine per scoprire in anticipo attività di indagine. Sette le posizioni stralciate rispetto all’avviso di conclusione delle indagini in cui comparivano nomi e cognomi per complessive 85 persone (LEGGI QUI). Tra queste anche quelle dell’onorevole Lorenzo Cesa e dell’avvocato Claudio Larussa. 

I nomi dei 78 imputati che rischiano il processo

I magistrati della Dda di Catanzaro, sotto il coordinamento del procuratore capo Nicola Gratteri hanno chiesto il processo nei confronti di  Luigi Alecce, Bruno Andreoli, Annarita Antonelli, Henrik Baci, Antonio Santo Bagnato, Elena Banu, Luciano Basile, Giuseppe Bonofiglio, Rosario Bonofiglio, Tommaso Brutto, Saverio Brutto, Mariarosaria Caliò, Pier Paolo Caloiero, Simona Cannarozzi, Eliodoro Carducelli, Ilenia Cerenzia, Nicola Cirillo, Monica Comberiati, Eugenia Curcio, Ercole D’Alessandro, Luciano D’Alessandro, Vincenzo De Luca, Concetta Di Noia, Giulio Docimo, Stefano Docimo, Antonella Drosi, Valerio Antonio Drosi, Natale Errigo, Mario Esposito, Carmine Falcone, Santo Faldella, Matteo Femia, Antonello Formica, Antonio Gallo, Francesco Gallo, Glenda Giglio, Umberto Gigliotta, Antonio Grillone, Rocco Guglielmo, Odeta Hasaj, Domenico Iaquinta, Giuseppe La Bernarda, Rodolfo La Bernarda, Giuseppe La Manna, Andrea Leone, Francesco Lerose, Francesco Luzzi, Santo Mancuso, Giuseppe Mangone, Francesco Mantella, Roberto Mari, Ieso Marinaro, Giovanni Mazzei, Antonio Melino, Liberato Giuseppe Paciullo, Daniela Paonessa, Rositsa Pazieva, Antonino Pirrello, Raffaele Posca, Andrea Rosa, Tommaso Rosa, Victoria Rosa, Umberto Rotundo, Rolando Russo, Giovanni Lorenzo Servidio, Maurizio Silipo, Maria Teresa Sinopoli, Giorgia Sollecchia, Tommaso Stranges, Francesco Talarico, Rosa Talarico, Matteo Tarantino, Luca Torcia, Rosa Torcia, Giuseppe Truglia, Pino Volpe, Alberto Zavatta e Claudio Zavatta.

Le posizioni stralciate rispetto alla chiusura delle indagini

Rispetto all’avviso di conclusione delle indagini, nella richiesta di rinvio a giudizio non compaiono più i nomi di Edmond Baci, Lorenzo Cesa, Bilar Hoxa, Alban Keta, Bledar Koci, Claudio LarussaMemlin Voci.

Le parti offese individuate dalla Dda

La Procura distrettuale antimafia di Catanzaro ha individuato undici parti offese. Si tratta della Regione Calabria, della Provincia di Catanzaro, della Provincia di Crotone, del Comune di Catanzaro, del Comune di Sellia Marina, del Comune di Botricello, del Comune di Cutro, del Comune di Roccabernarda. E ancora, l’Agenzia delle Entrate, Liberato Paciullo e Banca Intesa San Paolo.

L’udienza preliminare

L’udienza preliminare davanti al gup Simona Manna inizierà il prossimo 2 luglio e gli avvocati, nel cui collegio difensivo compaiono tra gli altri i nomi di Eugenio Felice Perrone, Salvatore Staiano, Enzo Ioppoli, Sergio Rotundo, Francesco Gambardella, Enzo De Caro, Valerio Murgano, Nicola Cantafora, Piero Mancuso, Arcangelo De Caro, Davide De Caro, Magda Mellea, Armonio Migali, Maria Laura De Caro, Antonio Larussa, Angela La Gamma, Vitaliano Leone, Massimo Gimigliano, Luigi Falcone,Giuseppe Vetrano, Piero Chiodo, Salvatore Iannone, Antonello Talerico e Antonio Lomonaco, proveranno a smontare le ipotesi di accusa.

Le ipotesi di accusa

Gli indagati rispondono a vario titolo di corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, riciclaggio, associazione a delinquere di tipo mafioso, trasferimento fraudolento di valori, rivelazione e utilizzazione del segreto d’ufficio, accesso abusivo al sistema informatico e voto di scambio politico mafioso.

La talpa nelle Fiamme gialle

Antonio Gallo, in veste di promotore, avrebbe utilizzato le proprie compagini aziendali, “la Gallo Antinfortunistica individuale srl” per stipulare contratti di appalto, interfacciandosi con personaggi politici, garantendo loro il suo appoggio elettorale, grazie a pacchetti di voti di cui disponeva, per insinuarsi negli appalti. Si sarebbe avvalso di ufficiali di polizia giudiziaria per ottenere informazioni processuali sulla sua posizione, notizie utili per eludere le attività investigative, proprio all’indomani della esecuzione della operazione Borderland del 29 novembre 2016, nella quale gli inquirenti avevano raccolto elementi a suo carico, visti i suoi legami con la cosca di ‘ndrangheta dei Trapasso. Antonino Pirrello, anche lui promotore, avrebbe utilizzato la propria società la Puliservice srl, per stipulare contratti di appalto acquisiti grazie ad una serie di favori e, agendo d’intesa con Gallo, si sarebbe interfacciato anche lui con politici, promettendo il suo appoggio elettorale per ricevere in cambio l’affidamento di appalti.

“L’infiltrato” nel settore degli appalti

Tommaso Brutto e il figlio Saverio, promotori e organizzatori, all’epoca dei fatti consiglieri comunali rispettivamente di Catanzaro e Simeri Crichi, avrebbero individuato in Gallo la figura imprenditoriale in grado di infiltrarsi nel settore degli appalti. L’avrebbero messo in contatto con Francesco Talarico, creando un connubio efficace per reperire appoggi a livello politico e con Ercole D’Alessandro, all’epoca luogotenente della Guardia di Finanza sarebbero riusciti a disporre di notizie top secret. D’Alessandro, allora in servizio al Nucleo di polizia economico finanziario del Gico di Catanzaro, individuato dai Brutto come referente istituzionale-giudiziario in grado di reperire informazioni privilegiate su Gallo, si metteva a disposizione del sodalizio, sfruttando la sua posizione, per ottenere “indiscrezioni” che potessero pregiudicare l’esistenza del sodalizio stesso, anche consultando abusivamente banche dati istituzionali. Avrebbe avvicinato colleghi per accedere a informazioni riservate  poi fornite a Gallo, in cambio della partecipazione all’affare imprenditoriale, del figlio Luciano, che sarebbe diventato socio di Gallo nella compagine albanese.

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