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Maxi frode di prodotti petroliferi tra Calabria e Campania, i 16 fermati dalla Dda di Catanzaro (NOMI)

"Petrolmafie Spa"

Un maxi blitz frutto del lavoro di quattro Procure diverse, sfociate nell’inchiesta “Petrolmafie Spa”. 216 gli indagati destinatari di un decreto d’urgenza del valore di circa un miliardo di euro, vergato dalla Procura distrettuale di Reggio Calabria. Sono sedici invece  i provvedimenti di fermo di indiziato di delitto disposti dalla Dda di Catanzaro. Proprio sul versante delle indagini sulla ‘ndrangheta, l’inchiesta avviata nel giugno 2018 dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Catanzaro – Direzione Distrettuale Antimafia, quale naturale prosecuzione dell’operazione “Rinascita-Scott”, si è incentrata sulle figure di alcuni imprenditori vibonesi, attivi nel settore del commercio di carburanti, ritenuti espressione della cosca Mancuso di Limbadi, nonché collegati alle articolazioni ‘ndranghetistiche sia della provincia di Vibo Valentia (Bonavota di Sant’Onofrio, gruppo di San Gregorio, Anello di Filadelfia e Piscopisani) che del Reggino (cosca Piromalli, cosca Italiano di Delianuova, cosca Pelle di S. Luca).  In particolare, sono stati accertati due sistemi di frode, riguardanti il commercio del gasolio, attraverso il coinvolgimento di 12 società, 5 depositi di carburante e 37 distributori stradali, elaborati, organizzati e messi in atto proprio dagli indagati. La lunga attività investigativa ha fatto emergere gravi indizi a carico di soggetti mafiosi che, grazie alla collaborazione di imprenditori titolari e gestori di attività economiche ubicate in Sicilia, operanti nel medesimo settore, avrebbero costituito, organizzato e diretto un’associazione per delinquere, con base a Vibo Valentia, finalizzata alla evasione dell’Iva e delle accise su prodotti petroliferi.

Il coinvolgimento del clan Mancuso

Nella rete di contrabbando di prodotti petroliferi e conseguente riciclaggio, poi, gravi indizi convergono sul coinvolgimento anche di esponenti di primo piano della cosca Mancuso, quali gestori (seppure per interposta persona) di impianti di distribuzione di carburante.  Ulteriore conferma della diffusività del fenomeno criminale investigato e della capacità di propagazione dello stesso si rinvengono nel segmento investigativo che ha messo in luce il tentativo, sempre ad opera degli imprenditori vibonesi, congiuntamente agli esponenti apicali della famiglia Mancuso, di aprire nuovi canali di importazione di carburante direttamente in Calabria, mediante l’avvio di trattative col rappresentante di un importante gruppo petrolifero internazionale, appositamente giunto in Calabria. “È stato possibile, infatti, monitorare l’incontro, tra tutti i predetti, nel corso del quale – sostengono gli inquirenti – si trattava della realizzazione di un ambizioso progetto ingegneristico e commerciale, consistente nella realizzazione di un deposito fiscale-costiero di prodotti petroliferi, nell’area industriale di Portosalvo (VV), da collegare, attraverso una condotta sottomarina, ad una grande cisterna galleggiante, da collocare al largo della costa vibonese”. L’indagine ha permesso di far luce sugli interessi della criminalità organizzata vibonese nel settore edile, nel quale sono forti gli indizi del totale controllo mafioso, da parte delle maggiori consorterie attive sul territorio (Mancuso, Bonavota, Fiarè-Razionale-Gasparro, Anello), soprattutto nelle forniture di calcestruzzo, per i maggiori cantieri all’opera nel territorio della provincia di Vibo Valentia.

I nomi dei sedici fermati

La Dda di Catanzaro ha disposto il fermo per 15 indagati e un sequestro per 142 milioni di euro. I reati ipotizzati variano associazione per delinquere di tipo mafioso (‘Ndrangheta), estorsione, riciclaggio, intestazione fittizia di beni, aggravati dalle modalità mafiosa, nonché associazione per delinquere finalizzata all’evasione dell’IVA e delle Accise sui prodotti petroliferi destinati al consumo. Il decreto di sequestro emesso in via d’urgenza dalla stessa Procura della Repubblica ha riguardato beni ubicati nelle province di Catanzaro, Vibo Valentia, Reggio Calabria, Crotone, Napoli, Salerno, Verona, Catania, Palermo, Messina, Ragusa, Siracusa, Caltanissetta, riconducibili (soprattutto) a società di capitali e a ditte individuali operanti nel settore del commercio di carburanti e dei trasporti, oltre a numerosi beni immobili, per un valore complessivo di 142 milioni di euro e in particolare di: 15 imprese operanti nel settore del commercio di carburanti che hanno in gestione 6 depositi e 30 distributori di carburante; 8 imprese edili; 2 imprese di trasporti; 1 società di commercio veicoli; 2 imprese del settore agricolo; 6 società di servizi vari; 161 beni mobili; 249 immobili (tra i quali figurano terreni, appartamenti e ditte). Destinatari dei provvedimenti di fermo sono: Alberto Pietro Agosta di Sant’Agata Li Battiati (Catania); Francescantonio Anello di Filadelfia, Luigi Borriello di San Giorgio a Cremano; Antonio D’Amico di Vibo; Giuseppe D’Amico di Vibo, Salvatore Giorgio di Chiaravalle Centrale, Francesco Mancuso, alias “Ciccio Tabacco” di Limbadi, Silvana Mancuso di Limbadi, Francesco Monteleone di Vibo, Irina Peduret di Milano, Francesco Saverio Porretta di Milano, Rosamaria Pugliese di Nicotera, Domenico Rigillo di San Vito sullo Ionio, Giuseppe Ruccella di Filogaso, Alessandro Primo Tirendi di Gravina (Catania). 

I nomi di sessanta indagati

Nell’inchiesta risultano indagate altre 60 persone. Si tratta di Emnuele Fernando Assunto Aver di Catania; Enrico Agosta di Catania, Nicola Amato di Catania, Benedetto Avvinto, Giuseppe Barbieri di Sant’Onofrio, Gennaro Basile di Napoli, Anna Bettozzi di Rosa, Pietro Bonanno di Biancavilla (Catania), Anna Buonfante di Portici (Napoli), Vincenz Campajola di Giugliano (Napoli), Armando Carvelli di Crotone, Giovanni Carvelli di Petilia Policastro, Alberto Coppola di Pollena Trocchia (Napoli), Carmine Coppola di Napoli, Roberto Coppola di Pollena Trocchia, Felice D’Agostino di Terlizzi (Bari), Francesco D’Angelo di Piscopio, Virginia De Cesare di Roma, Biagio Esposito di San Giorgio a Cremano, Vincenzo Zera Falduto di Reggio Calabria, Filippo Fiarè di San Gregorio d’Ippona, Sebastiano Foti di Catania, Salvino Frazzetto di Sant’Agata Li Battiati (Catania), Pasquale Gallone di Nicotera Marina, Gregorio Giofrè di San Gregorio d’Ippona, Gennaro Gravino di San Giorgio a Cremano, Gabriele La Barbera di Palermo, Salvatore La Rizza di Vibo Marina, Sergio Leonardi di Catania, Cesare Nicola Limardo di Limbadi, Sebastiano Lo Torto di Nicotera, Luigi Mancuso di Limbadi, Nazzareno Matina di Stefanaconi, Giuseppe Mercadante di Casal di Principe, Simone Micale di La Punta (Catania), Giulio Mitidieri di Potenza, Lucia Nurcato di di Napoli, Antonio Prenestì di Milano, Zhelev Petyo di Vibo Valentia, Fabio Pirro di Napoli, Daniele Prestanicola di Maierato, Salvatore Rega di Portici, Antonio Ricci di Montecorvino Pugliano (Salerno), Domenico Rigillo di San Vito sullo Ionio, Orazio Romeo di Acireale, Francesco Rugeri di Motta Sant’Anastasia (Catania), Rosario Christian Santoro di Palermo, Emanuele Scevola di Napoli, Damiano Sciuto di Catania, Antonino Signorello di Belpasso, Ciro Sodano di San Giorgio a Cremano, Francescantonio Tedesco di Ionadi, Giuseppe Terranova di Vibo Valentia, Roberto Domenico Tirendi di Catania, Ernesto Tortora di Napoli, Rachid Totss di Pontecagnano Faiano (Salerno), Roberto Trovato di Santa Domenica Vittoria (Messina), Angelo Ucchino di Giardini Naxos, Salvatore Ucchino di Giardini Naxos, Gennaro Vivese di San Giorgio a Cremano.

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