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Mazzette e usura, la Procura chiede il rinvio a giudizio per ex dipendente dell’Asp di Catanzaro

di Gabriella Passariello-  Arriva sul tavolo dell’ufficio gip- gup, il faldone della Procura, che svela imprenditori finiti nella rete dell’usura, schiacciati dallo stato di bisogno, costretti a corrispondere un tasso mensile di interesse sul capitale del 10% e in caso di ritardo nel pagamento delle rate imposte ecco la trappola: una penale da cifre da capogiro. Lui il presunto aguzzino, un semplice ex dipendente dell’Asp di Catanzaro che percepiva uno stipendio di 1.400 euro, con Mercedes e un tenore di vita al di sopra delle sue possibilità, avrebbe accumulato nel tempo un “gruzzoletto” a cinque zeri grazie al suo secondo lavoro di “estortore”. Il sostituto procuratore della Repubblica di Catanzaro Domenico Assumma,  dopo aver  chiuso le indagini, ha chiesto il rinvio a giudizio nei confronti di Giuseppe Donato, 64enne, di Chiaravalle Centrale, sotto inchiesta per usura, estorsione, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, destinatario ad aprile dello scorso anno di un decreto di sequestro preventivo, notificatogli dalla Guardia di finanza, vergato dal gip Paola Ciriaco, concernente, rapporti bancari, comprensivi di conti correnti, libretti di deposito al portatore o nominativi, contratti di acquisto di titoli di Stato, azioni, certificati di deposito e assicurazioni (LEGGI QUI). Nel mirino della Procura, per un solo episodio di usura, c’è  anche la compagna di Donato, F. D. (per la quale si procede a piede libero), che in sua assenza avrebbe ricevuto denaro da una delle vittime.

L’imprenditore denuncia il presunto aguzzino

Le indagini risalgono a oltre due anni fa, quando un imprenditore si presenta ai carabinieri di Soverato, denunciando di essere stato vittima di usura da parte dell’ex dipendente, riferendo in particolare che nel novembre 2017, su indicazioni di un amico, considerate le sue particolari difficoltà economiche, si rivolge a Donato per un prestito di 5mila euro, per poi scoprire che avrebbe dovuto consegnarli a garanzia del prestito un assegno dell’importo di 5.500 euro intestato alla società di famiglia, restando a bocca aperta nel constatare che gli interessi da versare erano mensili e non annuali come originariamente pattuito, per una somma pari a 500 euro da consegnare ogni 17 del mese. A questo importo avrebbe dovuto aggiungere poi un aumento di 50/100 euro in caso di ritardo, versando nel giro di un anno la somma complessiva di 26.800 euro a titolo di interessi. Il 22 maggio 2020, la vittima racconta alla Polizia giudiziaria di essere stato contattato telefonicamente da Donato che gli aveva chiesto di incontrarlo con urgenza, incontro poi avvenuto il 2 giugno nei pressi dell’ospedale di Chiaravalle, dove l’indagato viene filmato dagli investigatori, mentre l’imprenditore registra la conversazione consegnata poi ai carabinieri.

“Hai famiglia, figli, hai da perdere tante cose”

Dalla trascrizione dei dialoghi, riportati nel provvedimento del gip, emergono le frasi minacciose di Donato nei confronti dell’imprenditore: “la vuoi chiudere in bene, la vuoi chiudere in male, come la vuoi chiudere (…), per non far si che si susseguono altre cose…perché tu hai una famiglia, hai figli, hai da perdere tante cose”. Il 10 giugno dello stesso anno, la vittima si rivolge alle Forze dell’ordine riferendo di avere un appuntamento con Donato per consegnargli 500 euro. L’indagato ignaro di essere pedinato dalla polizia giudiziaria, si presenta all’incontro, viene perquisito, trovato in possesso di 500 euro in contanti, suddivisi in 10 banconote da 50 euro, corrispondenti per numero di matricola e quantità a quelle esibite dall’imprenditore. E in più viene trovato in possesso di ulteriori banconote per un valore di 1.395 euro. Una serie di elementi che fanno finire agli arresti domiciliari per usura ed estorsione l’indagato. Ma c’è di più.

L’attività di usura iniziata quindici anni fa

In seguito alla perquisizione, conclusasi con il sequestro di documenti e titoli bancari tra cui un assegno di 100mila euro, saltano fuori carte e somme ingenti di denaro, frutto di altre attività usuraie compiute nei confronti di altri due imprenditori e uno di loro conferma l’attività illecita di Donato iniziata nel 2005 avendo ricevuto lui stesso in prestito somme di denaro con tasso di interesse pari al 10 per cento. Un agente di commercio dal 2006 al 2008, avrebbe ricevuto più prestiti di 40mila euro facendosi promettere interessi usurai pari del 10% sul capitale in aggiunta a 10 effetti cambiari da 700 euro cadauno, compilati e firmati dallo stesso agente, pretesi e ricevuti contestualmente ad un prestito erogato di euro 5mila. E a fronte di un prestito di 2.550 euro Donato si sarebbe fatto dare da subagente assicurativo interessi usurai sempre del 10 %del 10 su capitali in aggiunta a due assegni non trasferibili pretesi e ricevuti contestualmente al prestito rispettivamente di 916 euro e di milleseicentocinquanta euro, privi di data e intestatario.

Il denaro in contante e i titoli da 300mila euro

Donato, secondo le ipotesi accusatorie, avrebbe impiegato e trasferito in attività finanziarie e speculative il denaro ottenuto illecitamente in modo da ostacolarne concretamente l’identificazione della provenienza illecita, investendolo in polizze sulla vita e assicurative. In particolare, l’indagato a fronte di una retribuzione mensile di circa 1.400 euro che percepiva in qualità di impiegato all’Asp, avrebbe ricevuto canoni di locazione degli immobili di cui è pure titolare, acquisendo un ingente patrimonio da considerarsi sproporzionato rispetto alle sue capacità economiche.

L’iter difensivo sul sequestro e la pronuncia di inammissibilità della Cassazione

Per completezza di informazione, contestualmente alla prima ordinanza cautelare personale, la Procura ha emesso un decreto di sequestro probatorio sui conti corrente dell’indagato, per un importo, tra soldi, titoli, e obbligazioni pari a 300mila euro circa. Il Tdl di Catanzaro, su istanza dei difensori Valerio Murgano e Fabio Tino ha annullato il sequestro, disponendo la restituzione del denaro e dei titoli all’indagato e dopo un anno la Procura di Catanzaro ha chiesto il sequestro finalizzato alla confisca “per sproporzione”, di tutto il patrimonio (beni mobili, immobili e conti) di Donato. Il gip, valutata (anche) la documentazione difensiva, ha limitato il sequestro “ai conti correnti”, per un valore di circa 280mila euro. La difesa ha poi proposto un nuovo Riesame documentando (con atti contabili e fiscali accompagnati da una corposa consulenza tecnica redatta dalla commercialista Lucia Tiriolo, nel corpo della quale sono tate analizzate e ricostruite analiticamente tutte le voci di entrata e di spesa nel corso dell’intera vita di Donato) “l’origine lecita e la congruità di tutto il patrimonio sequestrato, evidenziando l’errore di metodo utilizzato dalla pg nella ricostruzione del patrimonio ablato e l’assoluta congruità dello stesso”. Il Tdl ha però confermato il sequestro, ritenendo che allo stato le contestazioni legittimassero la misura cautelare reale. La difesa ha proposto ricorso per Cassazione che si è pronunciata con una sentenza di inammissibilità.

L’udienza preliminare

Il gup Gilda Danila Romano, il prossimo 7 marzo, giorno della fissazione dell’udienza preliminare, nel contradditorio tra accusa e difesa e sentite anche le parti civili, una delle quali rappresentata dall’avvocato Giovanni Russomanno, deciderà se accogliere o meno la richiesta di mandare a processo l’ex dipendente dell’Asp.

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