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Mentre a Roma si pensa al Quirinale la Calabria resta nel limbo

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di Sergio Pelaia – Come se non fosse bastato un anno in regime di prorogatio la Calabria, soffocata dalle emergenze e in queste ore piegata anche dal maltempo, resta ancora nel limbo dell’interregno. Sono passati 22 giorni da quando si sono chiuse le urne e la Regione non ha ancora un presidente nel pieno delle sue funzioni. Il neo eletto Roberto Occhiuto è impegnatissimo da quella che chiama la sua “grande sfida”, ovvero essere nominato commissario alla Sanità, e ha fatto sapere di avere già altri dossier sul tavolo perché le cose da fare “sono davvero tante”. Rispetto all’atto che dà inizio ufficiale al suo mandato, ovvero la proclamazione, nel pomeriggio del 23 ottobre ha fatto sapere che “presto avremo la data ufficiale”. Ma il suo “conseguente” insediamento alla Cittadella, a tre giorni da quella dichiarazione, resta ancora un passaggio cronologicamente indefinito.

I precedenti e il pasticcio della doppia preferenza

La compianta Jole Santelli era stata eletta il 26 gennaio del 2020 e proclamata il 15 febbraio, cioè 20 giorni dopo; Mario Oliverio era stato eletto il 23 novembre del 2014 e proclamato il 9 dicembre, ovvero 16 giorni dopo. I tempi si sono insomma leggermente allungati rispetto alle due precedenti elezioni ma l’attesa non dovrebbe durare ancora molto almeno per quanto riguarda la proclamazione di Occhiuto, a cui dovrà seguire quella degli eletti in consiglio regionale. Dalla Corte d’Appello di Catanzaro al momento non trapela alcuna certezza ma in questi giorni è emerso che in alcuni seggi potrebbero essere stati combinati dei pasticci con la doppia preferenza, adoperata per la prima volta proprio il 3-4 ottobre. La legge prevede che si possa esprimere un doppio voto se all’interno della stessa lista si dà la preferenza a due candidati di genere diverso, nel conteggio dei voti di lista però questo doppio voto vale uno e non due, mentre in alcune sezioni – si parla di qualche decina – sarebbero state semplicemente sommate le preferenze facendo così saltare i conti e falsando il risultato finale nell’assegnazione dei seggi. Certamente se ciò è successo si sta già pensando a rimediare nei singoli Comuni, atteso che la Corte d’Appello ai fini della proclamazione esamina i verbali e non le schede votate.

La distanza tra la Calabria e Roma

Intanto partiti e movimenti confermano quanto Roma sia lontana dalla Calabria mostrando di pensare più che altro al proprio piazzamento in relazione alla conservazione del potere contrattuale all’interno delle rispettive coalizioni. La Lega calabrese adombra addirittura una sorta di complotto della magistratura e di una “lobby di potere trasversale” (leggi qui le dichiarazioni del commissario regionale salviniano) in risposta a chi paventa la possibile perdita di un seggio in Calabria a favore di “Forza Azzurri”, ma certamente le attenzioni di Matteo Salvini in queste ore sono molto più proiettate alle dinamiche interne al centrodestra nazionale e alle trattative per il successore di Sergio Mattarella. Concentratissimi sulla partita del Quirinale anche Pd e M5S, con Enrico Letta e Giuseppe Conte che provano a rinsaldare in chiave nazionale l’intesa che li ha visti sconfitti in Calabria. E Luigi de Magistris, che secondo qualcuno potrebbe perdere un seggio calabrese proprio a favore dei pentastellati, conferma di pensare a una sua proiezione nazionale in vista delle Politiche del 2023 aprendo la fase costituente, con un’assemblea partenopea, di un soggetto che guarda a “una nuova stagione politica per Napoli, la Calabria e il Paese”.

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