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Minacce mafiose e messaggi a sfondo sessuale, a processo due sacerdoti vibonesi

Il gup del Tribunale di Catanzaro Francesco Vittorio Rinaldi ha rinviato a giudizio Graziano Maccarone, 43 anni, segretario particolare del vescovo della diocesi di Mileto, e Nicola De Luca, 40 anni, di Rombiolo, reggente della Chiesa Madonna del Rosario di Tropea. I due sacerdoti vibonesi devono difendersi dall’accusa di tentata estorsione aggravata dalle modalità mafiose. Secondo l’accusa avrebbero costretto, con violenza o minaccia, un uomo al quale avevano prestato del denaro, a restituire loro quasi novemila euro. Maccarone inoltre è accusato di avere inviato in due mesi oltre tremila messaggi a sfondo sessuale alla figlia disabile del debitore evocando poi l’intervento del clan Mancuso di Limbadi in caso di mancata restituzione del denaro. Così la vicenda è finita sulla scrivania del procuratore della Dda di Catanzaro Nicola Gratteri che ha aperto l’inchiesta affidata al sostituto Annamaria Frustaci. Oggi è arrivato il rinvio a giudizio per i due preti. Il processo, dinnanzi al Tribunale di Vibo Valentia, inizierà il prossimo 12 aprile. Le parti civili sono rappresentate dall’avvocati Michele Gigliotti e Daniela Scarfone.

I messaggi a sfondo sessuale

‘Ndrangheta ma anche qualcosa di più torbido e scandaloso tra le pagine di un’inchiesta clamorosa. Secondo le indagini, condotte sul campo dalla Squadra Mobile di Vibo Valentia, i due preti, in concorso tra di loro e con più condotte perpetrate in tempi diversi mediante violenza e minaccia, avrebbero agito con l’intento di recuperare circa 9mila euro per compensare un debito contratto da un loro conoscente e da sua figlia con un terza persona. I fatti contestati si riferiscono ad un arco temporale che oscilla tra la il 2012 e i primi mesi del 2013. Nel bel mezzo di questa vicenda si inseriscono anche una serie di messaggi a sfondo sessuale che Maccarone avrebbe inviato alla figlia maggiorenne del loro debitore, tra l’altro invalida al 100% per una disabilità. Gli investigatori avrebbero accertato oltre tremila contatti telefonici tra i due con don Graziano che si sarebbe fatto inviare non solo foto compromettenti ma anche indumenti intimi della ragazza, invitata – secondo l’accusa – anche in un albergo di Pizzo per un incontro sessuale che tuttavia non ha avuto poi luogo.

Don Graziano e i Mancuso

L’atteggiamento di Maccarone sarebbe cambiato radicalmente in un secondo momento e a partire dal dicembre del 2012 quando il prete iniziò a chiedere l’immediata restituzione delle somme di denaro per sé e per don Nicola. Ci fu anche un incontro nel febbraio del 2013 tra i due sacerdoti e il debitore durante il quale don Graziano fece espresso riferimento ai “cugini di Nicotera Marina” aggiungendo: “Non vi dico il cognome… già lo avete capito… sono cugini miei”. Nel sostenere questo affermava anche che quei soldi avrebbe dovuto restituirli al più presto evocando così – secondo l’accusa – la propria vicinanza alla famiglia Mancuso operante a Nicotera e Limbadi. Non avendo ottenuto la restituzione del denaro entro il termine richiesta, i due prelati avrebbero quindi deciso di percorrere congiuntamente due “strade parallele”. Per un verso la via legale, per altro verso quella delle minacce esplicite nei confronti del debitore avvisato di “stare attento che avrebbe fatto una brutta fine”. Secondo l’ipotesi accusatoria, i due avrebbero preso contatti anche con soggetti di Nicotera Marina vicini a Panteleone Mancuso, alias Scarpuni. Don Graziano stesso avrebbe riferito all’amico sacerdote di mettersi da parte che sarebbero intervenuti direttamente i “suoi cugini” e avrebbe recuperato il denaro “per vie traverse” specificando che si era “mosso con i suoi canali” e che “aveva informato la cerchia che lui sapeva”. Maccarone avrebbe detto ancora di più affermando che se fosse stato per la sua volontà li avrebbe mandati quella notte stessa a picchiare il debitore. Le persone alle quali si era rivolto gli avrebbero però detto: “Non è il momento… perché ora il fuoco è troppo alto e ci bruciamo tutti. Perché se agiamo questo fa una piccola cosa. A voi rimane la macchia. Non è che non vi rimane!!! Quindi non è ora. Cercate un compromesso per temporeggiare… e poi interveniamo”.

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