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“Mio figlio picchiato da maestra nel Catanzarese, condannata dalla Legge ma difesa da un prete”

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di una mamma basita al comportamento di un sacerdote che dall’altare ha sottolineato l’ingiustizia di una sentenza: “E’ proprio il caso di dirlo: quando il pulpito predica male”

Sono la mamma di un bimbo che qualche anno fa è stato vittima di “abusi concretizzatosi in violenza fisica e psicologica” posti in essere da due insegnanti, in un plesso scolastico del Catanzarese che violando la loro funzione pubblica educativa maltrattavano mio figlio nonché altri bimbi. Ciò è stato possibile accertarlo attraverso le videoriprese autorizzate e poste in essere dalle autorità preposte. A seguito di sentenza di primo grado si è potuta accertare la responsabilità penale di una delle maestre, che ha scelto un rito alternativo (c.d. abbreviato), alla condanna la stessa ha proposto appello, anche questo confermativo della sua “grave responsabilità”. Ebbene per una mamma non è mai una vittoria, e non lo è stato per me!
Vedere le immagini videoriprese degli atteggiamenti violenti posti in essere dalle maestre nei confronti di mio figlio, indifeso, vessato, umiliato, strattonato, percosso con schiaffi è un dolore indicibile, che lacera il cuore e l’anima di qualsivoglia mamma, e sfido qualsiasi mamma a dire il contrario.

Ebbene oltre il danno la beffa! In data 28 giugno 2021, in occasione della celebrazione in onore dei 60 anni di sacerdozio del parroco, lo stesso durante la predica in presenza del vescovo, ha ritenuto opportuno scalfire un principio “sacrosanto” del rispetto della Legge e di un Giudicato qual è una sentenza pronunciata in “In nome del Popolo Italiano”. Il parroco, approfittando del suo ruolo e della sua funzione, dal pulpito (relegato alla predicazione della parola di Dio) ha lanciato una difesa fuori luogo, scorretta ed irrituale nei confronti della maestra condannata, evidenziando l’ingiustizia della sentenza e la correttezza (stile Montessori) dell’operato della maestra. Ebbene io mi chiedo, se in quell’occasione ci fossero stati i bimbi vittime di tali abusi, ovvero mio figlio, avrebbero e avrebbe subito una seconda e più penetrante violenza, perpetrata da parte di un sacerdote che ha la funzione sacrosanta di guida della comunità, funzione che riveste carattere sacramentale, il suo umile compito sarebbe stato quello di rispettare una sentenza e di avvicinare non solo il “carnefice “ ma anche le povere vittime che di questa brutta storia sono diventate “zimbelli” da pulpito. Ai posteri l’ardua Sentenza!!!!!!!

© Riproduzione riservata.

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