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Molo 13, i Gallace mente internazionale del narcotraffico: in 4 a giudizio (NOMI)

Molo13

di Gabriella Passariello- In quattro a giudizio. Il gup del Tribunale di Catanzaro Antonella De Simone ha mandato a processo 4 dei venti imputati che hanno scelto il rito ordinario nell’ambito dell’inchiesta Molo 13, scattata ad aprile dello scorso anno e che ha visto impegnate due Procure, quella del capoluogo calabrese e quella di Firenze, portando all’arresto di 23 persone tra Calabria e Toscana con le accuse di associazione dedita al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, commercio di droga e detenzione di arma da fuoco. Un’inchiesta che mira a far luce su contatti diretti con i narcos colombiani, fiumi di cocaina dell’ordine di oltre 1.200 chili alla volta da distribuire in Australia, Nuova Zelanda, Turchia, Regno Unito e Slovenia e che punta a dimostrare come la mente del narcotraffico internazionale fosse a Guardavalle, versante jonico catanzarese e come a gestire l’imponente giro d’affari fossero stati i Gallace. Il giudice, in particolare ha rinviato a giudizio il reggente dell’omonima cosca Cosimo Damiano Gallace, 60 anni di Guardavalle, la cui latitanza, dopo circa un anno, è terminata all’alba del 7 ottobre dello scorso anno, catturato dai carabinieri del Nucleo investigativo di Catanzaro, guidati dal colonnello Roberto Di Costanzo, coadiuvati dal Gis (Gruppo di intervento speciale)  e dallo Squadrone eliportato cacciatori Calabria (LEGGI QUI),Domenico Vitale, 52 anni di Guardavalle; Angelo Gagliardi, 26 anni di Soverato e Francesco Galati, 44 anni di Catanzaro. Il processo nei loro confronti inizierà il prossimo 10 maggio davanti ai giudici del tribunale collegiale di Catanzaro.

I nomi di coloro che hanno optato per l’abbreviato

Gli abbreviati invece proseguiranno il 25 maggio, giorno in cui è prevista la requisitoria del pm nei confronti di Agazio Andreacchio, 44 anni di Guardavalle; Giuseppe Bava, 44 anni di Guardavalle; Nicola Chiefari, 48 anni di Guardavalle; Emanuele Fonti, 61 anni di Messina; Bruno Gallace, 49 anni di Guardavalle;  Nicola Guido, 35 anni di Catanzaro; Mario Palamara, 52 anni di Melito Porto Salvo; Benito Andrea Riitano, 28 anni di Soverato; Francesco Riitano, 41 anni di Guardavalle; Paolo Riitano, 45 anni di Catanzaro; Agazio Andrea Samà, 47 anni di Guardavalle; Gianluca Tassone, 42 anni di Vibo Valentia; Francesco Taverniti, 47 anni di Guardavalle; Domenico Vitale, 45 anni di Guardavalle, Giuseppe Vitale, 44 anni di Catanzaro. Resta stralciata la posizione di Leonardo Ferro, 36 anni di Reggio Calabria, perché irreperibile. 

Da famiglia di ‘ndrangheta a impresa criminale

L’operazione denominata “Molo 13”, rappresenta l’epilogo di una complessa attività investigativa condotta dai Reparti speciali dello Gico di Catanzaro e dallo Scico della Guardia di Finanza di Roma, svelando un grave quadro indiziario nei confronti di esponenti di spicco della cosca di ‘ndrangheta radicata sul territorio di Guardavalle e riconducibile alla famiglia Gallace, che avrebbero messo in atto una ramificata organizzazione criminale transazionale con lo scopo di agevolare l’associazione di tipo ‘ndranghetistico, capace di pianificare ingenti importazioni di cocaina dal Sud America (Colombia, ma anche Brasile) e di “piazzarla” in Europa (Spagna, Olanda, Inghilterra e Slovenia), Nuova Zelanda e Australia.

Il nuovo volto dei Gallace

Un’inchiesta che ha portato anche a comprendere il nuovo volto dei Gallace: da semplice famiglia di ‘ndrangheta a vera e propria impresa criminale, attraverso numerose attività illecite che hanno consentito di accrescere la potenza militare ed economica del sodalizio e di acquisire un controllo sempre più penetrante del territorio della fascia ionica a cavallo delle province di Catanzaro e Reggio Calabria, con diramazioni nell’hinterland laziale, toscano e lombardo.

I messaggi criptati e il sequestro di cocaina

Le indagini, che si sono avvalse del contributo di alcuni collaboratori di giustizia, hanno consentito di inquadrare la rilevanza criminale del sodalizio nel traffico internazionale di stupefacenti, evidenziandone la capacità di interfacciarsi direttamente con i fornitori sudamericani per l’acquisto di notevoli quantitativi di droga. Avrebbero utilizzato, per il traffico illecito, metodi di comunicazione non convenzionali, con dispositivi elettronici, associati a sim straniere, che si avvalevano di tecniche di messaggistica criptata tra “account” e “domini” associati a un server sito in San José (Costarica). A seguito del sequestro da parte delle autorità olandesi di dati criptati con tecnologia non convenzionale, denominata PGP, estrapolati proprio da questo tipo di server, con la collaborazione del rappresentante italiano in servizio a Eurojust, è stato possibile utilizzare un numero formidabile di messaggi di posta elettronica, prevalentemente in lingua italiana, trasmessi da dispositivi BlackBerry, con la crittografia PGP. Con la decriptazione della messaggistica, da parte dello Scico e del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Catanzaro della Guardia di Finanza, sarebbero emerse significative indicazioni sul modus operandi dell’organizzazione, identificando i sodali e ricostruendo numerosi episodi di commercio e importazione di sostanze stupefacenti, tra i quali l’importazione di una fornitura di oltre 150 chilogrammi di cocaina sequestrata nel maggio 2017 nel porto di Livorno, e per la quale, le chat scambiate tra le persone coinvolte, avrebbe consentito di rilevare che dalla Colombia era stato commissionato l’acquisto di circa 200 chili di cocaina. La droga complessivamente sequestrata, una volta lavorata ed immessa in commercio, avrebbe fruttato all’organizzazione oltre 3,5 milioni di euro sulle piazze di spaccio.

Il collegio difensivo

Gli avvocati, impegnati a difendere i loro assistiti tanto nel rito ordinario che nell’abbreviato  compaiono, tra gli altri i nomi di Salvatore Staiano, Vincenzo Cicino, Natale Ferraiuolo, Sergio Rotundo, Domenico Concolino, Matteo Cereghino e Guido Contestabile.

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