Molo 13, traffico internazionale di droga nelle mani dei Gallace a Guardavalle: processo bis per 15 imputati (NOMI)

Gli avvocati hanno proposto ricorso contro il verdetto del gup. La Corte di appello di Catanzaro ha fissato il processo bis a giugno
Molo13

Processo bis per quindici imputati, giudicati con rito abbreviato e condannati il 31 luglio dell’anno scorso nel processo Molo 13, nato dall’inchiesta della Dda di Catanzaro, scattata ad aprile del 2021 e che ha visto impegnate due Procure, quella del capoluogo calabrese e quella di Firenze, portando all’arresto di 23 persone tra Calabria e Toscana con le accuse di associazione dedita al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, commercio di droga e detenzione di arma da fuoco.

Un’inchiesta, che mira a far luce su contatti diretti con i narcos colombiani, con fiumi di cocaina dell’ordine di oltre 1.200 chili alla volta da distribuire in Australia, Nuova Zelanda, Turchia, Regno Unito e Slovenia. Gli avvocati, nel cui nutrito collegio difensivo, compaiono i nomi di Salvatore Staiano, Vincenzo Cicino, Natale Ferraiuolo, Sergio Rotundo, Guido Contestabile, Michele D’Agostino, Vincenzo Garruba, Beatrice Saldarini, Eleonora Ferrillo, Raffaella Graziani, Silvana Bianchi, hanno proposto ricorso contro la sentenza di primo grado e la Corte di appello ha fissato l’inizio del processo per il prossimo 20 giugno.

Un’inchiesta, che mira a far luce su contatti diretti con i narcos colombiani, con fiumi di cocaina dell’ordine di oltre 1.200 chili alla volta da distribuire in Australia, Nuova Zelanda, Turchia, Regno Unito e Slovenia. Gli avvocati, nel cui nutrito collegio difensivo, compaiono i nomi di Salvatore Staiano, Vincenzo Cicino, Natale Ferraiuolo, Sergio Rotundo, Guido Contestabile, Michele D’Agostino, Vincenzo Garruba, Beatrice Saldarini, Eleonora Ferrillo, Raffaella Graziani, Silvana Bianchi, hanno proposto ricorso contro la sentenza di primo grado e la Corte di appello ha fissato l’inizio del processo per il prossimo 20 giugno.

I nomi degli imputai e le pene inflitte in primo grado

I giudici di secondo grado grado saranno chiamati a confermare, ribaltare o riformare il verdetto del gup Antonella De Simone che il 31 luglio del 2023 aveva inflitto pene che vanno dai 21 anni ai 2 anni di reclusione per gli imputati, condannando Agazio Andreacchio, di Guardavalle, a 3 anni e 14mila euro di multa; Giuseppe Bava, di Guardavalle, a 2 anni, 8 mesi e 12 mila euro di multa; Nicola Chiefari, di Guardavalle, 16 anni; Emanuele Fonti, di Messina, 9 anni, 4 mesi e 36mila euro; Bruno Gallace, di Guardavalle, 18 anni, 5 mesi e 10 giorni;  Nicola Guido, di Catanzaro, 7 anni e 4 mesi; Mario Palamara, di Melito Porto Salvo, 6 anni, 8 mesi e 28mila euro di multa; Benito Andrea Riitano, di Soverato, 10 anni e 40mila euro di multa; Francesco Riitano, di Guardavalle, 21 anni, 6 mesi e 10 giorni; Paolo Riitano, di Catanzaro, 9 anni e 32mila euro di multa; Agazio Andrea Samà, di Guardavalle, 7 anni; Gianluca Tassone, di Vibo Valentia, 4 anni, 4 mesi e 20mila euro di multa; Francesco Taverniti, di Guardavalle 11 anni e 20 giorni; Domenico Vitale, (46enne) di Guardavalle, 8 anni e 8 mesi; Giuseppe Vitale, di Catanzaro, 8 anni di reclusione. 

Guardavalle il centro del business

Secondo le ipotesi di accusa, la mente del narcotraffico internazionale era a Guardavalle, versante jonico catanzarese e a gestire l’imponente giro d’affari sarebbero stati i Gallace, sotto le direttive di Cosimo Damiano Gallace, 61 anni di Guardavalle, (già rinviato a giudizio), la cui latitanza, dopo circa un anno, è terminata all’alba del 7 ottobre dello scorso anno, catturato dai carabinieri del Nucleo investigativo di Catanzaro, guidati dal colonnello Roberto Di Costanzo, coadiuvati dal Gis (Gruppo di intervento speciale)  e dallo Squadrone eliportato cacciatori Calabria (LEGGI QUI).

Da famiglia di ‘ndrangheta a impresa criminale

L’operazione denominata “Molo 13”, rappresenta l’epilogo di una complessa attività investigativa condotta dai Reparti speciali dello Gico di Catanzaro e dallo Scico della Guardia di Finanza di Roma, svelando un grave quadro indiziario nei confronti di esponenti di spicco della cosca di ‘ndrangheta radicata sul territorio di Guardavalle e riconducibile alla famiglia Gallace, che avrebbero messo in atto una ramificata organizzazione criminale transazionale con lo scopo di agevolare l’associazione di tipo ‘ndranghetistico, capace di pianificare ingenti importazioni di cocaina dal Sud America (Colombia, ma anche Brasile) e di “piazzarla” in Europa (Spagna, Olanda, Inghilterra e Slovenia), Nuova Zelanda e Australia.

Il nuovo volto dei Gallace

Un’inchiesta che ha portato anche a comprendere il nuovo volto dei Gallace: da semplice famiglia di ‘ndrangheta a vera e propria impresa criminale, attraverso numerose attività illecite che hanno consentito di accrescere la potenza militare ed economica del sodalizio e di acquisire un controllo sempre più penetrante del territorio della fascia ionica a cavallo delle province di Catanzaro e Reggio Calabria, con diramazioni nell’hinterland laziale, toscano e lombardo.

I messaggi criptati e il sequestro di cocaina

Le indagini, che si sono avvalse del contributo di alcuni collaboratori di giustizia, hanno consentito di inquadrare la rilevanza criminale del sodalizio nel traffico internazionale di stupefacenti, evidenziandone la capacità di interfacciarsi direttamente con i fornitori sudamericani per l’acquisto di notevoli quantitativi di droga. Avrebbero utilizzato, per il traffico illecito, metodi di comunicazione non convenzionali, con dispositivi elettronici, associati a sim straniere, che si avvalevano di tecniche di messaggistica criptata tra “account” e “domini” associati a un server sito in San José (Costarica). A seguito del sequestro da parte delle autorità olandesi di dati criptati con tecnologia non convenzionale, denominata PGP, estrapolati proprio da questo tipo di server, con la collaborazione del rappresentante italiano in servizio a Eurojust, è stato possibile utilizzare un numero formidabile di messaggi di posta elettronica, prevalentemente in lingua italiana, trasmessi da dispositivi BlackBerry, con la crittografia Pgp. Con la decriptazione della messaggistica, da parte dello Scico e del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Catanzaro della Guardia di Finanza, sarebbero emerse significative indicazioni sul modus operandi dell’organizzazione, identificando i sodali e ricostruendo numerosi episodi di commercio e importazione di sostanze stupefacenti, tra i quali l’importazione di una fornitura di oltre 150 chilogrammi di cocaina sequestrata nel maggio 2017 nel porto di Livorno, e per la quale, le chat scambiate tra le persone coinvolte, avrebbe consentito di rilevare che dalla Colombia era stato commissionato l’acquisto di circa 200 chili di cocaina. La droga complessivamente sequestrata, una volta lavorata ed immessa in commercio, avrebbe fruttato all’organizzazione oltre 3,5 milioni di euro sulle piazze di spaccio.

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