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Morte sospetta all’ospedale di Catanzaro, prosciolti nove medici (NOMI)

zuccatelli di sarro

di Gabriella Passariello- Prosciolti perché il fatto non sussiste. Il giudice del Tribunale monocratico Antonella De Simone di Catanzaro ha scagionato, con formula ampia, i nove camici bianchi, che erano stati rinviati a giudizio il 21 giugno 2019 dal gup Claudio Paris per l’omicidio colposo di Domenicoantonio Rocca, dell’entroterra Crotonese. Si tratta di  Roberto MoraceTeresa AmorusoMaria LuciaDomenico FronteraCarmelo PintaudiGiuseppe ClericòMaria ConteGiuseppe Muccari Antonio Costantino. Il giudice ha accolto la richiesta di proscioglimento degli imputati, che hanno avuto in cura il paziente dall’11 al 30 novembre 2015, giorno in cui il paziente è morto per una miocardite legata ad una sepsi. Richiesta avanzata dal legale Carlo Petitto in fase dibattimentale, stante l’evidenza dell’estraneità ai fatti contestati di tutti i sanitari coinvolti, dimostrata nel corso dell’audizione del tossicologo Domenico Trombetta, consulente tecnico del pubblico ministero. All’istanza di immediato proscioglimento della difesa si sono associati tutti i legali (Antonio Sgromo, Simone Rizzuto, Rosa Giorno, Valerio Zimatore, Antonio Sgromo, Silvana Aversa e Illuminata Conte)e successivamente anche il pubblico ministero Corrado Cubellotti, che in fase di udienza preliminare aveva invocato invano invocato il non luogo a procedere. Una richiesta basata sul presupposto che “gli esiti delle consulenze tecniche della Procura hanno accertato l’assenza di negligenza, imperizia dei medici del Pronto soccorso dell’ospedale di Crotone e di quelli in servizio al nosocomio del Pugliese-Ciaccio di Catanzaro, che hanno avuto in cura il paziente”. Il giudice si è dato novanta giorni di tempo per depositare le motivazioni della sentenza.

Avvelenamento da pesticidi

Secondo le originarie ipotesi accusatorie Roberto Morace, medico di turno al Pronto soccorso di Crotone,  l’11 novembre 2015, avrebbe omesso di contattare un centro antiveleni per richiedere una consulenza specialistica ad hoc, di disporre il ricovero del paziente per tenerlo in osservazione e rilevare eventuali segni più evidenti di tossicità, anche se Rocca presentava alcuni sintomi tipici di avvelenamento da pesticidi. Teresa Amoruso, anche lei medico di turno al Pronto soccorso dell’ospedale di Crotone, nonostante i sintomi tipici dell’avvelenamento da pesticidi fossero diventati più evidenti (astenia, febbre, dolori articolari) e fosse a conoscenza dell’esposizione del paziente a una sostanza chimica potenzialmente tossica e pericolosa per la salute umana, avrebbe anche lei omesso di contattare il centro veleni per una consulenza specialistica e di predisporre tempestivamente le terapie necessarie. Tra l’altro, sempre in base alle originarie ipotesi di accusa, il medico avrebbe formulato l’errata diagnosi di faringotonsillite in un paziente a cui le tonsille erano già state asportate durante un precedente intervento chirurgico. Da Crotone Rocca decise di andare all’ospedale di Catanzaro, ricevendo le cure di Maria Lucia, medico del Pronto soccorso dell’ospedale Pugliese-Ciaccio di Catanzaro, Domenico Frontera, Carmelo Pintaudi, Giuseppe Clericò, Maria Conte, Giuseppe Muccari, medici del reparto di Medicina generale del Pugliese-Ciaccio, dal 14 al 30 novembre 2015.

Valutazioni erronee degli esami di laboratorio

Sempre secondo le originarie  ipotesi di accusa, i camici bianchi del Pugliese, avrebbero valutato erroneamente i risultati di laboratorio, omettendo di modificare il trattamento farmacologico, non curanti delle risultanze degli esami del paziente. Un’errata valutazione avvenuta nonostante “l’acquisizione del dato dell’esposizione del paziente a un potente pesticida e pur avendo contattato il centro antiveleni di Milano per una consulenza specialistica, i cui esiti confermavano la tossicità  dell’antiparassitario a cui il paziente era stato a lungo esposto”.

Accuse infondate

La Procura già in fase di udienza preliminare aveva fatto un passo indietro chiedendo al gup il non luogo a procedere per gli imputati e stasera in aula ha “replicato”, associandosi alle richieste difensive e invocando l’immediato proscioglimento. Richiesta accolta dal giudice, che ha scagionato tutti i camici bianchi con formula terminativa ampia, “perché il fatto non sussiste”.

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