‘Ndrangheta, muore in carcere il super boss Giovanni Tegano. Era al 41bis

Fu arrestato nel 2010 dopo una latitanza lunga 17 anni. Il giorno del suo arresto una folla si radunò per applaudire il boss definito "uomo di pace"

E’ morto nelle scorse ore in carcere, in Sardegna, il boss della ‘ndrangheta Giovanni Tegano. Aveva 81 anni ed era al vertice dell’omonima cosca di ‘ndrangheta operante a Reggio Calabria, nel quartiere di Archi. Stava scontando al 41 bis (il carcere duro) una condanna all’ergastolo comminata nel processo Olimpia per associazione mafiosa e omicidio. Era recluso dall’aprile 2010, quando la Squadra Mobile reggina mise fine alla sua latitanza durata 17 anni catturandolo nella frazione collinare di Terreti. Al momento della cattura, Giovanni Tegano era inserito nell’elenco dei 30 latitanti di massima pericolosità facenti parte del “Programma Speciale di ricerca” stilato dal Ministero dell’Interno. Il giorno del suo arresto una folla si radunò per applaudire il boss, tra cui una donna che gli gridò davanti alle telecamere “uomo di pace”.

Il profilo

Il profilo

Detto “Russedrru”, Tegano con i suoi fratelli è stato protagonista della seconda guerra di mafia che ha insanguinato la città dello Stretto dal 1985 al 1991. Assieme a Giuseppe, Pasquale, Bruno, Paolo e al defunto Domenico, il boss ha da sempre orbitato nella sfera di influenza mafiosa della cosca De Stefano, come testimoniano le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e numerose vicende giudiziarie. Sono stati anni in cui, secondo gli inquirenti, Tegano avrebbe ordinato numerosi omicidi strategici nel contesto della guerra di mafia e per i quali è stato condannato all’ergastolo nei vari stralci del processo “Olimpia”. E’ stato coinvolto anche in altre maxi-inchieste antimafia come “De Stefano + 34”, “D-Day” con la cosca Iamonte e “Valanidi”. Più recentemente è stato coinvolto nel processo “Meta”, ma la sua posizione è tornata indietro dalla Cassazione e la Dda lo scorso ottobre gli aveva notificato un nuovo avviso di conclusione indagini. Per gli inquirenti, “già a trent’anni Giovanni Tegano aveva raggiunto un’autorevolezza tale nella malavita organizzata da essere ammesso a un vero e proprio conclave di capimafia”. Per comprendere la figura del boss di Archi è necessario rileggere i vecchi fascicoli: Tegano era un pezzo da novanta della ‘ndrangheta reggina già nel 1969, “allorquando – scrivevano i magistrati nella richiesta di rinvio a giudizio del procedimento contro la cosca De Stefano-Tegano – diede inconfutabile prova della sua appartenenza alla mafia, partecipando alla famosa riunione di Montalto”, un vertice avvenuto il 23 ottobre 1969 in contrada Serro Juncari, a Montalto in provincia di Reggio Calabria. La vita di Tegano è stata sempre caratterizzata da periodi di latitanza che interrompeva solo quando era consapevole che sarebbe stato scarcerato nel giro di pochi mesi o addirittura di pochi giorni.

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