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Morto perché vaccinato mentre aveva il Covid, pm riconosce correlazione

Era asintomatico e inconsapevole che quella dose di vaccino l’avrebbe ucciso. Stefano Paternò, il sottufficiale della Marina di Augusta morto a Misterbianco (Catania) il 9 marzo 2021, 12 ore dopo la somministrazione di Astrazeneca, un militare in perfetta salute, che si sottoponeva ai controlli di rito e che nel suo fascicolo medico non aveva una sola certificazione negli ultimi 12 mesi, stando alle valutazioni della Procura di Siracusa, è spirato per i danni prodotti dal vaccino che gli era stato iniettato nonostante avesse il Covid. Un mix esplosivo, che gli ha tolto il respiro. La richiesta di archiviazione del procedimento penale per omicidio colposo a carico del legale rappresentante di Astrazeneca, Lorenzo Wittum, arriva solo per “l’assenza – secondo i magistrati – di violazione delle prescrizioni delle massime autorità sanitarie mondiali”.

Oms e Ministero della Salute sconsigliavano tamponi preventivi

Che raccomandavano proprio di non fare test prima del vaccino: “Come da indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità, l’esecuzione di test sierologici volti a individuare la positività anticorpale nei confronti del virus o di altro tipo di test, non è raccomandata ai fini del processo decisionale vaccinale”, scriveva il direttore generale della Prevenzione sanitaria del ministero della Salute, Giovanni Rezza. Circolari e disposizioni (una dell’Oms del 10 febbraio, ovvero un mese prima della morte di Paternò e una del 3 marzo del ministero della Salute) sono state acquisite. E dunque, evidenziano i pm, “non si diceva che in caso di infezione il vaccino fosse sconsigliato […]”. Anzi, si sosteneva che “non essendo prevedibile la protezione immunologica conferita dall’infezione da Sars-Cov-2 e la durata della stessa, si raccomanda di proseguire con la schedula vaccinale proposta (doppia dose per i tre vaccini disponibili)”.

Nessuna anomalia nel lotto Astrazeneca

Dalla richiesta di archiviazione siracusana, firmata dal pm Gaetano Bono e controfirmata dal capo della Procura Sabrina Gambino, però, emergono aspetti che creano un precedente molto serio per i casi di decesso da vaccino. Intanto il provvedimento giudiziario stabilisce che “la morte del militare Paternò non può che essere ascrivibile alla risposta individuale al vaccino, indotta da uno stato di sensibilizzazione al Sars- Cov-2″. E che “non c’era nessuna anomalia né nel lotto utilizzato nella vaccinazione né negli altri lotti Astrazeneca analizzati a campione”. Il povero Paternò è morto per “l’arresto irreversibile delle funzioni vitali,
consecutivo a sindrome da distress respiratorio acuto (Ards) dopo circa 12 ore dalla somministrazione della prima dose del vaccino Astrazeneca, in virtù della concomitanza con “la pregressa infezione da SarsCov-2, decorsa del tutto asintomatica”. Stando ai consulenti tecnici dei pm, “Paternò venne vaccinato con la presenza del virus nelle prime vie aeree, in quanto affetto da infezione asintomatica ancora virus positiva, probabilmente in coda a un contagio avvenuto in periodo valutabile intorno alle due o tre settimane”. Gli anatomopatologi sottolineano che “la presenza di anticorpi non neutralizzanti, tipici della risposta immunitaria al contagio non vaccinale ma da virus originale, abbinata alla presenza di virioni di Sars-Cov-2 è
stata capace di innescare quella risposta infiammatoria che ha portato a una Ards acuta, come confermato dall’esame autoptico”.

“Non si può dire che sarebbe morto anche se non si fosse vaccinato”

I pm riassumono così i risultati della consulenza medico-legale e dell’attività investigativa: “C’è una relazione temporale tra la vaccinazione e la reazione segnalata, ossia circa 12 ore tra la somministrazione e il decesso; il consulente di parte (cioè quello dell’indagato, ndr) non è riuscito a indicare una plausibile spiegazione alternativa; ci sono prove a favore dell’associazione tra la vaccinazione e la reazione (presenza di anticorpi non neutralizzanti, tipici della risposta immunitaria al contagio non vaccinale ma da virus originale, abbinata alla presenza di virioni di Sars- Cov-2); ci sono precedenti evidenze in letteratura; c’è una plausibilità biologica (il polmone diventa organo bersaglio dell’a ggressione infiammatoria […], l’effetto finale è l’insorgenza di una sindrome da distress respiratorio acuto)”. Le conclusioni sono agghiaccianti: “Non si può affermare che Paternò sarebbe morto anche se non si fosse vaccinato”. Secondo le toghe (che hanno chiesto l’archiviazione anche per i medici che hanno iniettato la dose e per quelli che hanno trattato il caso quando il militare è arrivato in ospedale), “non c’è dubbio che Paternò stava bene e non soffriva di alcun problema di salute e che l’Ards si è sviluppata dopo il vaccino e a causa dello stesso”. Inoltre, “la risposta individuale al vaccino è stata prodotta dalla vaccinazione con Astrazeneca, senza la quale egli sarebbe ancora vivo e, cioè, non si può dire che se non si fosse vaccinato l’Ards gli sarebbe venuta lo stesso”. Anche in assenza di una responsabilità penale, secondo i giudici rimarrebbe «impregiudicata la configurabilità di una responsabilità civilistica in ragione dell’accertata correlazione eziologica tra la somministrazione e il decesso”. L’avvocato Dario Seminara, legale della famiglia Paternò, conferma alla Verità che il suo studio sta già valutando “le azioni da intraprendere”. Per ora, però, l’ultima parola sulla richiesta di archiviazione spetta al gip. (Fabio Amendolara – La Verità)

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