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Motivi passionali alla base del delitto Falvo. Reo confesso: non volevo ucciderlo (VIDEO)

Ha ammesso le sue responsabilità Giuseppe Arabia, di Amato e residente a Miglierina, accusato dell’omicidio di Cesare Falvo,  50 anni, avvenuto nella tarda serata di ieri a Miglierina. L’uomo, fermato poco dopo il delitto dai Carabinieri, in seguito a serrate ricerche, poco distante dalla sua abitazione, è stato sentito stanotte per circa tre ore dal sostituto procuratore della Repubblica di Catanzaro Andrea Giuseppe Buzzelli, titolare del fascicolo.

L’indagato, difeso dall’avvocato Raffaele Elio Bruno ha raccontato dei continui messaggi che la vittima avrebbe mandato alla sua compagna e con l’intento di chiarire la situazione  sarebbe andato a casa di Falvo, non pensando che la discussione sarebbe poi degenerata in tragedia. L’indagato ha riferito al magistrato di non volere uccidere il 50enne, ma che un fatto inaspettato lo avrebbe spinto a compiere un gesto estremo: durante la discussione la vittima avrebbe messo le mani nella tasca dei pantaloni e l’indagato temendo che avrebbe potuto puntargli un’arma addosso, ha reagito accoltellando la vittima allo stomaco. Arabia ha anche fornito agli investigatori l’arma del delitto, un grosso pugnale da sub, con lama di 20 centimetri circa, di cui l’uomo si era disfatto. L’auto usata per la fuga e il coltello sono stati posti sotto sequestro per gli accertamenti tecnici del caso. In particolare il coltello sarà inviato al Ris per l’estrapolazione del Dna della vittima, mentre Arabia è stato sottoposto a fermo di indiziato di delitto e condotto nel carcere di Siano.

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