Narcotraffico dall’Albania a Catanzaro e a Crotone, la Dda chiede 11 pesanti condanne (NOMI)

Il magistrato ha invocato una sola assoluzione nell’ambito del processo "Brown Eagle-Money", che si sta celebrando con il rito abbreviato

Undici condanne e un’assoluzione sono stati chiesti dal sostituto procuratore Domenico Assuma per dodici imputati, giudicati con rito abbreviato, nell’ambito del processo “Brown Eagle-Money”,  nato da un’inchiesta della Dda di Catanzaro che il 17 luglio 2022 ha portato il personale delle Compagnie dei carabinieri di Catanzaro e Girifalco, supportate in fase esecutiva dai militari dell’Arma di Isola di Capo Rizzuto e Lamezia Terme ad eseguire 14 arresti per un totale di 78 indagati tra Catanzaro, Girifalco, Borgia, Amaroni e Isola Capo Rizzuto (LEGGI), chiudendo il cerchio su due distinti sodalizi criminali formati  da cittadini albanesi  e da appartenenti alla comunità rom di Catanzaro, costituiti da sodali dediti al traffico di eroina, proveniente dall’Albania, importata in Italia attraverso il porto di Bari e poi convogliata nelle piazze di spaccio di Crotone, Catanzaro e comuni limitrofi. Il magistrato, al termine della requisitoria ha invocato pene che vanno dai 20 ai 5 anni di reclusione, per complessivi 95 anni di reclusione nei confronti degli imputati accusati a vario titolo di traffico di droga, estorsione e ricettazione.

Le richieste di pena

Le richieste di pena

In particolare il pm davanti al gup distrettuale ha chiesto per Samuel Muca, detto Erman, residente a Bari, 20 anni di reclusione; Garujia Idem, detto Goni o Antonio, di Altamura, 20 anni di reclusione; Donato Bevilacqua, alias Mario u cicatu o occhio storto, di Catanzaro, 20 anni di reclusione; Graziella Passalacqua, di Catanzaro,14 anni di reclusione; Elton Ismaili, alias Gazi, Albania, 20 anni di reclusione; Ylli Muca, Polignano a Mare,16 anni di reclusione; Margareta Pascu, residente a Polignano a Mare, 8 anni; Francesco Gasparro, di Amaroni, 5 anni; Santo Vittimberga, alias Puffo, nano o Sandro, di Isola Capo Rizzuto, 20 anni; Luciano Abruzzese, di Catanzaro 12 anni; Salvatore Romano, residente a San Giovanni in Fiore 14 anni.

La richiesta di assoluzione

Il pubblico ministero ha chiesto invece l’assoluzione per Ernest Peza, con la formula per non aver commesso il fatto. Per un altro troncone della stessa inchiesta è in corso l’udienza preliminare per coloro che hanno scelto di proseguire il rito ordinario. Il gup ha aggiornato l’udienza al prossimo 1 luglio, giorno in cui proseguiranno le arringhe difensive degli avvocati nel cui collegio compaiono i nomi di Giovanni Merante, Domenico Pasceri, Giuseppe Gervasi, Rosario Cristini, Ettore Censano, e Anna Marziano. 

L’eroina nascosta sotto la leva del cambio

Il giro di droga nel Catanzarese, con tanto di nomi di corrieri e clienti, il costo della cessione di cocaina ed eroina, i luoghi di spaccio, il monopolio dell’eroina, i timori di essere intercettati e le metodologie utilizzate per evitare le spie delle Forze dell’ordine sono stati raccontati agli investigatori da Francesco Gasparro. Portato nella caserma di Girifalco, riferisce ai carabinieri di essere stato fermato l’1 giugno 2005 dai carabinieri, mentre stava percorrendo la strada che da Catanzaro Lido porta a Soverato, consegnando spontaneamente 27 dosi di eroina, contenute in un borsello color marrone e nascoste sotto la leva del cambio della sua Smart. Droga, a suo dire, consegnatagli da Giuseppe Foderaro, (nei cui confronti è in corso il dibattimento) che gliel’avrebbe lanciata dal finestrino della sua auto. “Conosco Foderaro sin dai tempi delle scuole e nel 2005 ho cominciato ad avere con lui rapporti di dipendenza per lo spaccio al dettaglio di eroina. Io ero già assuntore dal 2004 e mi ero avvicinato a lui principalmente con lo scopo di avere un canale di approvvigionamento vicino, senza quindi aver bisogno di recarmi dagli zingari di viale Isonzo per l’acquisto”. 

I venditori di morte: 4 dosi di eroina per un corrispettivo di 100 euro

Racconta che con il passare del tempo ha iniziato a contrarre debiti per l’acquisto di droga “dovevo dargli 3mila euro e Foderaro, in cambio dell’estinzione del debito e della cessione di una dose giornaliera di eroina, mi ha proposto di fare il corriere per lui”. Da qui avrebbe iniziato a consegnare regolarmente dosi a ragazzi di Squillace Lido, dove avveniva la prima fermata e poi ad altri di Soverato Superiore. Ciascun acquirente avrebbe acquistato mediamente circa 4 dosi per un corrispettivo di 100 euro. “Poi, dopo aver raccolto i proventi della spaccio, ritornavo ad Amaroni e aspettavo che Foderaro venisse da me per riscuotere i guadagni, senza avvertirlo telefonicamente, lui aveva il timore di utilizzare il telefonino ritenendo che fosse intercettato.

La droga nascosta sottoterra, nei fazzoletti, nelle confezioni di Estathè

Racconta agli investigatori che Foderaro gli consegnava le dosi da spacciare sempre in luoghi diversi e con madalità differenti, “per esempio a volte mi diceva di andare vicino a un lampione dove avrei trovato un pacchetto di Camel, o un fazzoletto arrotolato, o  addirittura una confezione vuota di Estathè con all’interno la droga. In passato mi è capitato di recarmi nell’ovile di Foderaro, nella zona montana di Amaroni, dove nascondeva l’eroina sottoterra in una stalla. Ero sicuro che custodiva lì la sostanza, anche perché quando ritornava da me era sporco di terra, così come lo era il sacchetto in cui era contenuta. Nelle occasioni in cui assistevo a queste scene, mi capitava di notare Foderaro portare con sé una delle bilance di precisione in suo possesso e poi cominciava a tagliare la pietra di eroina e a dividerla davanti a me”. In base al racconto di Gasparro, Foderaro prendeva delle buste di plastica, le tagliava a forma di cerchio e all’interno metteva una parte di sostanza stupefacente, l’involucro veniva poi saldato con l’accendino. “Non mi consentiva di coadiuvarlo in tali operazioni per timore che rubassi qualche dose di eroina”. 

Minacciato e malmenato per le mancate consegne

 Gasparro afferma anche di essere stato minacciato e malmenato dal collega per non aver eseguito le consegne previste, che si traducevano in guadagni buttati: “ho avuto modo di vedere con i miei occhi che lo stesso, sempre all’interno dell’ovile, in un’occasione tagliava le canne di un fucile da caccia del tipo doppietta per renderla a canne mozze, in un’altra mi chiedeva se ero in grado di saldare un pezzo di una pistola automatica calibro 7,65. Ultimamente mi è capitato di vederlo mentre teneva in mano una pistola automatica cromata di grosse dimensioni che aveva anche un silenziatore, ed inoltre un’apparente penna che all’occasione si trasformava in una vera e propria arma da fuoco tanto che lo stesso mi chiese se conoscevo qualcuno che avesse le munizioni adatte per quell’arma”. 

Bombe artigianali per commettere attentati 

Confessa, che nel periodo di carnevale 2015, Foderaro gli ha fatto vedere una bomba artigianale “ utilizzata per commettere un attentato travestito”. Parla anche di Francesco Sestito, di Borgia,che avrebbe lavorato con Foderaro per lo spaccio di eroina a Borgia, Squillace Lido, Catanzaro Lido e a Montepaone Lido. Sestito in passato avrebbe spacciato per conto di Foderaro e dell’albanese Samuel Muca, che previ accordi con lui, avrebbe fatto arrivare l’eroina a destinazione tramite corrieri sempre diversi. “Quando arriva il corriere, la prima tappa è quella di traversa Isonzo di Catanzaro dove consegnano parte della sostanza a persone di etnia rom. Loro  pagano l’acquisto di grossi quantitativi di eroina in contanti subito e ciò consente a Muca di pagare nell’immediatezza i corrieri  che, in caso contrario, non scaricherebbero la merce”.

Il clan Bellocco e l’imposizione sull’acquisto di eroina

Racconta un episodio nel quale Foderaro gli ha confidato di essere  stato costretto a rompere i rapporti con Muca, perché dei referenti del clan Bellocco di Rosarno, dopo essersi recati da lui, gli avrebbero imposto di acquistare da loro l’eroina invece che dagli albanesi a fronte di un maggiore guadagno. In caso contrario, ci sarebbero state delle ritorsioni nei suoi confronti. Gli stessi avrebbero  aggiunto che gli albanesi avrebbero avuto vita breve e che era necessario che Foderaro passasse con loro “anche perché i carcerati stavano morendo di fame”. Sul fronte cocaina, Foderaro si sarebbe servito, a seconda delle circostanze,  di Gasparro, del cugino Rocco Omuncolo, di  Francesco Sestito e di chiunque fosse disponibile senza alcuna remora, per evitare  che Foderaro, durante il tragitto, potesse essere sottoposto a controllo da parte delle Forze di polizia e trovato in possesso dello stupefacente. “Posso affermare che  Foderaro detiene il monopolio dello spaccio di  eroina. E’ una persona imprevedibile, proprio per eludere eventuali attività d’indagine non rispetta mai gli orari degli appuntamenti finalizzati a cedere l’eroina ai suoi fidati spacciatori e clienti. E’ paranoico, teme di essere intercettato, cambia spesso cellulari e numeri di telefono e in un’occasione mi ha confidato di aver trovato una microspia all’interno della sua auto”. 

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