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Natale in zona rossa, i catanzaresi pensano agli affetti e alle attività in crisi (VIDEO)

di Damiana Riverso – Hanno detto che sarà un Natale spirituale. Sicuramente sarà un Natale diverso. Ma per la maggior parte dei catanzaresi la parola da abbinare alle prossime festività è solitudine. Dal 24 dicembre, la Calabria, come il resto d’Italia diventerà zona rossa, con tutte le restrizioni del caso, ma con qualche deroga per andare a far visita ai parenti: non più di 2 persone (i minori under 14 e disabili non sono conteggiati) e solo una volta al giorno all’interno della regione. Questo è previsto per i giorni festivi, gli altri giorni “torneremo arancioni” con possibilità di spostarsi all’interno del proprio comune, con qualche deroga per i piccoli borghi al di sotto delle 5mila persone.  Ma questo basta? Sono tante le famiglie che vivono situazione particolari: famiglie con genitori separati con i figli che si trovano davanti a una scelta, figli di età diversa che in ogni caso non possono rimanere soli in casa. C’è chi vive a chilometri distanza e alle 22 scatterà comunque il coprifuoco, senza la possibilità di essere ospitati. Il Governo ha dichiarato che non entrerà nelle case degli italiani, ma anche se fosse molti non vogliono rinunciare al calore delle feste, non voglio lasciare i genitori soli, non vogliono fare a turno con fratelli e sorelle per chi starà con i genitori anziani. “Non neghiamo il virus – dice la gente – Sappiamo che c’è ed è pericolo ma queste restrizioni non vanno bene. Si è creata solo tanta confusione”. Sono in molti quelli che avrebbero preferito una linea dura e comune, senza deroghe, senza se e senza ma, piuttosto che la confusione.

Natale dal sapore completamente amaro per le attività, soprattutto per i ristoratori che si trovano ancora una volta ad abbassare la saracinesca. “Speravamo di poter lavorare in questo periodo dell’anno per noi fondamentale e invece siamo costretti a chiudere e poi riaprire per pochi giorni e poi di nuovo chiudere. Così non serve, non ci aiuta per niente come vogliono farci credere”. Molti aspettano ancora i ristori, tanto acclamati ma mai arrivati. Proprietari che si trovano a non poter pagare i dipendenti che a loro volta hanno famiglia e in molti casi sono monoreddito. In tanti pensano alla chiusura. Serrande che si abbassano addobbate a festa e che non si rialzeranno mai più. Un Natale decisamente particolare, minato negli affetti e con la preoccupazione del domani. Il ministro Di Maio ha dichiarato che il 2021 sarà l’anno della ripresa, ma i ristoratori e gli imprenditori in generale pur volendoci credere nutrono forti dubbi.

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