‘Ndrangheta a Roma, sequestrati 3 milioni di euro a due soggetti vicini ai clan

Uno dei due soggetti destinatari della misura è un usuraio legato fin dalla fine degli anni ’70 a camorra, Cosa Nostra e Banda della Magliana
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La Polizia di Stato della Divisione Anticrimine della Questura di Roma ha confiscato beni per tre milioni di euro a due soggetti – un calabrese e un romano – vicini alla ‘ndrangheta  operanti nel mandamento tirrenico e facenti capo a una nota famiglia di Gioia Tauro. L'”Operazione Ragnatela”, spiega una nota, costituisce il risultato della costante e incisiva azione di contrasto alla criminalità organizzata, tesa al recupero dei patrimoni illecitamente accumulati, svolta, nell’ambito delle prerogative del Questore, dagli specialisti della Divisione Anticrimine. Le indagini economico-patrimoniali, avviate nel 2020, avevano consentito di ricostruire la “carriera criminale” dei due soggetti. Il primo, esponente di una nota cosca calabrese di Oppido Mamertina, nonché consuocero del boss R.M., assassinato nel 2008, si era trasferito nella zona dei Castelli Romani, investendo notevoli capitali, derivanti da reati di bancarotta fraudolenta e seriali intestazioni fittizie di beni con finalità elusive e agevolative, in un complesso immobiliare adibito ad albergo-ristorante rilevato dal pregiudicato romano. 

La Polizia di Stato della Divisione Anticrimine della Questura di Roma ha confiscato beni per tre milioni di euro a due soggetti – un calabrese e un romano – vicini alla ‘ndrangheta  operanti nel mandamento tirrenico e facenti capo a una nota famiglia di Gioia Tauro. L'”Operazione Ragnatela”, spiega una nota, costituisce il risultato della costante e incisiva azione di contrasto alla criminalità organizzata, tesa al recupero dei patrimoni illecitamente accumulati, svolta, nell’ambito delle prerogative del Questore, dagli specialisti della Divisione Anticrimine. Le indagini economico-patrimoniali, avviate nel 2020, avevano consentito di ricostruire la “carriera criminale” dei due soggetti. Il primo, esponente di una nota cosca calabrese di Oppido Mamertina, nonché consuocero del boss R.M., assassinato nel 2008, si era trasferito nella zona dei Castelli Romani, investendo notevoli capitali, derivanti da reati di bancarotta fraudolenta e seriali intestazioni fittizie di beni con finalità elusive e agevolative, in un complesso immobiliare adibito ad albergo-ristorante rilevato dal pregiudicato romano. 

L’usuraio vicino a Cosa Nostra e alla Banda della Magliana

Quest’ultimo, noto usuraio, fin dalla fine degli anni ’70 del secolo scorso, è stato accostato a personaggi come i defunti D.S. e L.M. –  commercialista del cassiere di “Cosa Nostra”, P.C. e ad appartenenti alla c.d. “Banda della Magliana” e alla “Camorra”, ed è emerso come collettore dei proventi della criminalità mafiosa per fini di riciclaggio, realizzando a tal fine ingenti investimenti anche mediante il ricorso a una schiera di prestanome. La misura di prevenzione patrimoniale, non ancora definitiva, certifica la rilevante sproporzione tra fonti di reddito lecite, attività economiche esercitate e complesso patrimoniale posseduto direttamente o indirettamente dai due proposti. Il compendio confiscato, già sottoposto a sequestro di prevenzione ai sensi del codice antimafia nel marzo 2022,  comprende la totalità delle partecipazioni di una società di capitali con sede a Roma, attiva nel settore immobiliare; un complesso immobiliare, sito a Roma, costituito da locali commerciali di estesa superficie; immobili per civile abitazione siti in Gioia Tauro (RC); una polizza assicurativa del valore di 150.000 euro, disponibilità finanziarie per oltre quattrocentomila euro, un complesso immobiliare già adibito ad albergo – ristorante, ubicato a Rocca di Papa (RM), per il quale la Protezione Civile ha manifestato interesse all’assegnazione per la realizzazione di un presidio operativo. Rientrano, infine, tra i beni in confisca, anche due zanne di avorio elefantino di cospicuo valore economico. L’esecuzione del provvedimento in argomento ha visto impegnati oltre agli uomini della Divisione Anticrimine della Questura di Roma anche il personale di 7 Commissariati di P.S sul territorio di Roma e provincia. Inoltre l’operazione ha richiesto la collaborazione della Divisione Anticrimine della Questura di Reggio Calabria e del commissariato di Gioia Tauro. 

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