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‘Ndrangheta al Nord Italia: voto di scambio, ex sindaco lombardo chiede rito abbreviato

Danilo Rivolta, ex sindaco di Lonate Pozzolo in provincia di Varese, insieme ad altrd quattro persone ha chiesto di essere giudicato con il rito abbreviato nell’ambito dell’udienza preliminare relativa all’indagine della Dda di Milano sul presunto voto di scambio nel comune del Varesotto alle amministrative del 2014. Oltre a Rivolta la richiesta di rito alternativo è stata avanzata dal gup Tiziana Gueli anche da Peppino Falvo, ricordato come il “re dei Caf” e coordinatore regionale dei Cristiano Democratici. A richiedere il giudizio abbreviato anche l’imprenditore edile Salvatore De Novara e la figlia Francesca De Novara nominata assessore al Comune di Lonate Pozzolo nella giunta Rivolta con delega alla Cultura. La donna è nipote di Alfonso Murano assassinato in un agguato di mafia nel 2006, mentre era al vertice del gruppo lonatese della locale di Legnano-Lonate Pozzolo. Insieme a loro l’istanza è stata presentata al gup anche da Cataldo Casoppero, condannato lo scorso 25 settembre dal Tribunale di Busto Arsizio a 14 anni di reclusione perché affiliato alla ‘ndrangheta. Nel processo che riprenderà il prossimo 18 ottobre si è costituito come parte civile anche il Comune di Lonate Pozzolo, guidato oggi da Nadia Rosa.

L’inchiesta stralcio dell’operazione Krimisa

L’inchiesta dei carabinieri, coordinata dai pm antimafia Alessandra Cerreti e Cecilia Vassena, è uno stralcio parallelo alla più ampia indagine ‘Krimisa’. Per questo reato, corruzione elettorale e scambio elettorale politico mafioso, il 15 ottobre 2020 i militari del nucleo investigativo di Milano hanno notificato 5 informazioni di garanzia e avvisi di conclusione indagini a firma a Rivolta, Falvo, De Novara padre e figlia, e Casoppero. I reati contestati in questo fascicolo fanno riferimento alle elezioni amministrative del Comune di Lonate Pozzolo del maggio 2014 quando, secondo le indagini, Rivolta fu eletto grazie all’appoggio della ‘ndrangheta, ed in particolare di Casoppero, attraverso un pacchetto di 300 voti, in cambio della promessa di assegnare un assessorato ad un candidato gradito alle famiglie mafiose originarie di Cirò Marina, in Calabria. Nel caso di specie si trattava proprio di Francesca De Novara. L’operazione di scambio fu, secondo l’accusa, organizzata e mediata da Falvo, nel suo ruolo di coordinatore politico locale. Fu lo stesso Rivolta, interrogato a Busto Arsizio, a confermare le ipotesi accusatorie, dichiarando che nel febbraio 2014, Peppino Falvo suggerì, durante la campagna elettorale, che i De Novara avrebbero appoggiato lo stesso Rivolta con un pacchetto di 300 voti purché la figlia ricevesse la delega assessorile”.

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