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‘Ndrangheta, blitz dei carabinieri del Ros: fermi legati a omicidio Bruzzese (NOMI)

operazione anti-terrorismo

I fermi eseguiti stamane (LEGGI QUI) dai carabinieri del Ros sono legati alle indagini, avviate dalla procura di Ancona, sull’omicidio, avvenuto a Pesaro il 25 dicembre 2018, di Marcello Bruzzese. L’uomo viveva in una località protetta, poiché fratello del collaboratore di giustizia Girolamo Biagio Bruzzese, già appartenente alla cosca Crea di Rizziconi dalla quale si era dissociato nel 2003 dopo aver attentato alla vita di Teodoro Crea, capo della suddetta cosca, nell’ottobre dello stesso anno.

Le indagini

Le indagini, andate avanti per quasi tre anni, hanno portato all’identificazione di tre uomini ritenuti organizzatori ed esecutori materiali del delitto, e hanno permesso di ricostruire le varie fasi in cui l’omicidio è stato portato a compimento. Nei periodi immediatamente precedenti al delitto, è emerso dalle indagini, gli indiziati avevano condotto minuziosi e ripetuti sopralluoghi per studiare le abitudini della vittima, servendosi, in queste circostanze, di documenti falsi e di una serie di accorgimenti utili a impedire la propria identificazione. E’ stato anche accertato che gli indiziati avevano esteso le attività di sopralluogo e monitoraggio anche ai fratelli di Marcello Bruzzese, residenti in altre e diverse località protette e avevano tentato di contattare i Bruzzese sul web, attraverso fittizi account.

Il movente dell’omicidio, secondo gli investigatori, è la vendetta trasversale, nell’interesse della cosca Crea, per la decisione, risalente al 2003, di Girolamo Biagio Bruzzese di collaborare: non è stata individuata alcuna causale alternativa riconducibile a rapporti personali tra gli esecutori dell’omicidio e la vittima, e le dichiarazioni del collaboratore di giustizia non hanno riguardato gli indiziati. All’omicidio, rileva chi indaga, va quindi attribuita una valenza strategica, in quanto necessario a rimarcare la perpetuazione dell’operatività della cosca Crea e della sua capacità di intimidazione, nonché a scoraggiare ulteriori defezioni collaborative.

Il progetto omicidiario

“Ci vorrebbe un Ak 47 e a go-go sul grilletto. Tempo ci vuole ma le soddisfazioni a modo nostro, a uno alla volta, ce le prendiamo. Almeno se la ride”. Pregustavano così la morte delle vittime designate i quattro uomini fermati dal Ros su disposizione delle procure antimafia di Reggio Calabria e Ancona. A svelare una delle conversazioni che sono state acquisite all’indagine è stato il procuratore capo della città calabrese, Giovanni Bombardieri. Gli indiziati facevano riferimento al fucile mitragliatore da guerra, assaporando la vendetta da perseguire anche a distanza di tempo, ma che avrebbe reso felice il vecchio boss Teodoro Crea.

I nomi degli indagati

Vincenzo Larosa, 49 anni di Taurianova; Francesco Candiloro, 41 anni di Polistena; Giuseppe Zappia, 52 anni di Taurianova; Michelangelo Tripodi, 42 anni di Vibo Valentia; Gianenrico Formosa, 50 anni di Brescia.

 

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