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‘Ndrangheta, donne e fughe, la vita spericolata del “re della cocaina” Morabito

La Corte suprema brasiliana ha deciso di estradare il superlatitante Rocco Morabito, 66 anni, uno dei broker più noti del narcotraffico di cocaina al mondo, esponente di spicco della ‘ndrangheta di Africo, nella Locride. Nell’elenco dei latitanti più ricercati in Italia, Morabito, era secondo solo a Matteo Messina Denaro, ma certamente non meno pericoloso. Come tanti altri giovani malavitosi calabresi, anche per lui è Milano la prima città su cui puntare per allargare amicizie e consolidare alleanze, irrobustire gli ‘affari’.

Dalla faida di Motticella alla bella vita di Milano

Lontano parente del boss Giuseppe Morabito ‘u tiradrittu’ , Rocco Morabito cresce di livello criminale alla corte di uno zio, Domenico Antonio Mollica, uno dei protagonisti della cruenta faida di Motticella scaturita per i contrasti derivati dalla spartizione del provento di un sequestro di persona, negli anni ’80. A Milano, il giovane Rocco non fa solo bella vita – è frequentatore assiduo del ristorante Nepentha, sempre accompagnato da belle ragazze e modelle – ma viene anche sorpreso dagli inquirenti in incontri con emissari dei vari cartelli colombiani dediti al traffico di cocaina. I soldi crescono in maniera esponenziale e il giovane narcos costruisce una villa a Casarile, tra le province di Milano e Pavia, e ne acquista un’altra ad Africo.

La prima condanna e la fuga in Brasile

Nel 1994 Rocco Morabito subisce una prima condanna a 30 anni di reclusione nel processo scaturito dall’operazione ‘Fortaleza’, la città brasiliana che era diventata la ‘filiale’ in Sud America per i suoi traffici. Evita la cattura e, probabilmente, riesce a raggiungere il Brasile e rifugiarsi, trascorrendo una latitanza dorata tra Montevideo (Uruguay) e Punta de l’Este, distanti poco meno di due ore di macchina. Dopo quasi ventiquattro di latitanza, sebbene costantemente ricercato dai carabinieri, Morabito viene individuato ed arrestato a Montevideo il 4 settembre del 2017, quando decide di iscrivere la figlia a scuola usando il vero cognome.

L’evasione dal carcere uruguayano

Due anni dopo, il Tribunale uruguayano ne autorizza l’estradizione in Italia, ma il latitante evade dal carcere con altri complici in maniera mai chiarita, riuscendo a spostarsi nel confinante Brasile. Una fuga, la sua, che per i carabinieri del Ros diventa una ‘sfida’, fino a che non riescono di nuovo ad arrestarlo a San Paolo con una operazione congiunta con Interpol, polizia brasiliana, Dea e Fbi. Finisce così, dopo oltre ventitré anni, la latitanza di Rocco Morabito. Al suo rientro in Italia, dovrà iniziare a scontare una lunga pena detentiva, frutto di numerose condanne per associazione mafiosa e traffico internazionale di stupefacenti.

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