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‘Ndrangheta e appalti a Cosenza, chiusa l’inchiesta: 13 indagati. C’è anche Occhiuto (NOMI)

 di Gabriella Passariello- False attestazioni per ottenere dalla Regione il finanziamento di opere complementari, da utilizzare in realtà per la prosecuzione dei lavori di Piazza Bilotti o per certificare fittiziamente che l’opera era ultimata e pronta per essere inaugurata. Il sostituto procuratore della Dda di Catanzaro Veronica Calcagno ha chiuso le indagini sull’inchiesta “Piazza sicura” che ha portato il mese di aprile scorso i finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Cosenza ad eseguire un provvedimento di sequestro preventivo dell’intera struttura della Piazza. Tredici gli indagati fra pubblici amministratori, imprenditori, professionisti e dirigenti: il sindaco di Cosenza Mario Occhiuto, 56 anni, di Cosenza; Antonino Alvaro, 67 anni di Siderno; Raffaella Angotti, 37 anni di Catanzaro; Giorgio Ottavio Barbieri, 44 anni di Roma; Francesco Converso, 43 anni di Roma; Gianluca Guarnaccia, 45 anni di Cosenza; Francesco Stellato, 45 anni di Rende; Francesco Tucci, 65 anni di Cosenza; Pasquale Torchia, 55 anni di Cosenza; Carlo Vernetti, 46 anni di Napoli, Raffaele Antonio Ferraro, 58, di San Marco Argentano e Carlo Pecoraro,  67 anni, di Cosenza, Paola Tucci, 38 anni, di Cosenza. Le accuse a vario titolo vanno dal falso ideologico, al falso materiale commesso dal pubblico ufficiale in atti pubblici, con l’aggravante delle modalità mafiose, alla turbata libertà della scelta del contraente e rivelazione del segreto di ufficio.

Le singole ipotesi di accusa

Francesco Tucci, direttore dei lavori del progetto di riqualificazione di Piazza Carlo Bilotti e di realizzazione del parcheggio multipiano interrato, Mario Occhiuto sindaco di Cosenza, Giorgio Ottavio Barbieri, titolare della Barbieri Costruzioni aggiudicataria dell’appalto, Gianluca Guarnaccia, ingegnere della Barbieri Costruzioni, secondo la Procura distrettuale, pur avendo contezza dello stato di grave ritardo nei lavori e dell’impossibilità di concluderli da cronoprogramma, nella richiesta di finanziamento di progetti complementari avrebbero intenzionalmente omesso di indicare la percentuale di avanzamento dei lavori pari al 45 %, attestando il falso, solo per ottenere l’erogazione dei fondi, che in ogni caso non sarebbero stati utilizzati per opere complementari ma per continuare i lavori della piazza. Con l’aggravante per Giorgio Barbieri di aver commesso il fatto per agevolare le illecite attività consortili della cosca Muto, nella cui bacinella confluivano almeno in parte i proventi dell’azione illecita, implementando il potere economico e la capacità di controllo del territorio della cosca, tramite l’ingerenza in attività economiche apparentemente legali.

L’affidamento diretto dei lavori

Occhiuto con Carlo Pecoraro, dirigente del settore 7 infrastrutture del Comune di Cosenza, avrebbero turbato la libertà di scelta del contraente sui lavori di pavimentazione di Corso Mazzini, procedendo come voluto dallo stesso Occhiuto all’affidamento diretto a favore di Francesco Tucci, con l’accordo di mantenere l’incarico sotto la soglia dei 40mila euro per assicurare il mandato allo stesso direttore dei lavori, evitando procedure selettive. Tucci, il collaudatore Antonino Alvaro e Francesco Converso del Rup, in concorso con Occhiuto considerato l’istigatore e la figlia di Francesco Tucci, Paola, sua collaboratrice per consentire al primo cittadino di Cosenza l’inaugurazione di piazza Bilotti il 17 dicembre 2016, avrebbero dichiarato un giorno prima l’avvenuto deposito nel Comune bruzio di una relazione sull’ultimazione della struttura, con allegati annessi sull’esito positivo di serraggio dei bulloni, anche se l’opera non era stata strutturalmente completata, mancando una scala e la prova di serraggio dei bulloni non era stata eseguita. Un falso funzionale per consentire al direttore dei lavori Francesco Tucci e al collaudatore Alvaro di predisporre un verbale di consegna anticipata della piazza per assicurare l’inaugurazione della stessa. I due Tucci, Occhiuto, Converso e Antonino Alvaro avrebbero quindi consentito l’utilizzo della piazza prima del rilascio del certificato di collaudo. Il primo cittadino, Francesco Tucci, Converso, Guarnaccia, Francesco Stellato, Raffaella Angotti, Vernetti, Alvaro, avrebbero falsificato il certificato di collaudo, attestando l’esecuzione con esito positivo delle indagini sulle saldature, pur avendo tutti consapevolezza che i lavori di ripristino delle saldature delle travi non erano stati completati.

Segreti rivelati

Nei confronti di Ferraro ispettore del lavoro sede di Cosenza e Torchia  consulente del lavoro del gruppo Barbieri la Procura contesta la rivelazione di segreti di ufficio: Ferraro, ricevuta notizia di un imminente controllo sul cantiere “concordava un incontro con Torchia, riferendogli dell’imminente controllo, ponendo l’impresa Barbieri nella condizione di eleminare eventuali irregolarità”. Fin qui le ipotesi di accusa di fronte alle quali, gli indagati assistiti dagli avvocati difensori, Anna Marziano, Francesco Gelsomino, Nicola Rendace, Nicola Carratelli, Franco Sammarco, Massimo Zicarelli, Andrea Abbagnano, avranno 20 giorni di tempo per chiedere di essere sentiti dal magistrato titolare del fascicolo, depositare memorie difensive e compiere ogni altro atto utile per l’esercizio del diritto di difesa, prima che il magistrato vada oltre con una richiesta di rinvio a giudizio.

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