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‘Ndrangheta e il business dei parchi eolici nel Catanzarese e nel Crotonese, 4 condanne (NOMI)

operazione malapianta

di Gabriella Passariello- Sodalizi di ‘ndrangheta appartenenti a diversi contesti territoriali, coesi in nome del comune profitto derivante dal business delle energie alternative. I parchi eolici catanzaresi e crotonesi sarebbero ricaduti nella sfera di influenza dei “Mancuso” di Limbadi e dei “Trapasso” di Cutro, mentre gli “Anello” di Filadelfia, sarebbero stati gli “interlocutori” dei parchi della Alte Serre calabresi. Con le accuse, a vario titolo, di associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione, illecita concorrenza con violenza o minaccia e danneggiamento, aggravati dal metodo o delle finalità mafiose e induzione indebita a dare o promettere utilità, i giudici del Tribunale collegiale di Catanzaro hanno sentenziato quattro condanne e un’assoluzione per cinque imputati coinvolti nell’operazione antimafia “Via col vento”. In particolare hanno inflitto 11 anni di reclusione ciascuno a Rocco Anello, Romeo IelapiPantaleone Mancuso, alias “Luni Scarpuni”, 7 anni di reclusione per Riccardo Di Palma,  mentre hanno assolto per non aver commesso il fatto Mario Scognamiglio, codifeso dai legali Antonio Bucci e Falvio Ambrosino, entrambi del Foro di Napoli.

Le Multinazionali piegate dal “pizzo”

L’inchiesta che ha portato nel luglio del 2018 ad un’ordinanza di custodia cautelare a carico di 13 persone emessa dal gip di Reggio su richiesta della Dda reggina è stata divisa in due tronconi, uno dei quali per competenza è finita nelle mani della Direzione distrettuale Antimafia del capoluogo calabrese, retta dal procuratore Nicola Gratteri. Le società multinazionali, come Vestas e Nordex, impegnate nella realizzazione dei parchi, sarebbero state costrette a sottostare all’imposizione del pagamento del “pizzo” liquidando alle ditte segnalate dall’imprenditore vibonese Giuseppe Evalto (nei cui confronti si è proceduto in un separato procedimento), compensi per prestazioni sovrafatturate o mai eseguite a danno delle imprese appaltatrici non colluse, costrette a corrispondere alle cosche una percentuale sull’importo delle opere da eseguire e, talvolta, anche a garantire l’esecuzione di lavori commissionati alle ditte mafiose, alle quali le imprese appaltanti avrebbero versato il corrispettivo economico.

Le ipotesi di accusa

La ‘ndrangheta, secondo la Dda, avrebbe messo le mani sul Parco eolico di Amaroni, nella provincia di Catanzaro, su quello di San Biagio e di Cutro, nel Crotonese.  In particolare Mancuso, Anello, Ielapi, Di Palma, Scognamiglio avrebbero posto in essere atti di illecita concorrenza volti al controllo o comunque al condizionamento del libero mercato costringendo Henry Del Fabbro site manager  del Parco di Amaroni  ad escludere altre società e ad affidare alla ditta individuale di Romeo Ielapi, di fatto di proprietà di Anello, i lavori temporanei di allargamento  di alcuni tratti della Strada provinciale 92, minacciandoli che in caso contrario, l’iter burocratico avrebbe subito notevoli ritardi, con problemi per la sicurezza del cantiere. Di Palma, Trapasso, Errico, al fine di ottenere il controllo sul Parco Eolico Nordex di San Biagio, avrebbero costretto le imprese a cedere loro i lavori in subappalto. Pantaleone Mancuso, (in concorso con Evalto con cui si è proceduto separatamente) avrebbe condizionato anche il mercato dell’eolico relativo alla costruzione del Parco eolico Vestas di Cutro. In particolare il trasporto delle pale eoliche da Taranto a Cutro sarebbe dovuto finire nelle mani della ditta di “Evalto” utilizzando lo schermo giuridico del comodato gratuito per aggirare i divieti contrattuali.

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