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‘Ndrangheta e sanità, Gratteri: “Le mafie sono più forti dove ci sono calamità”

“Non c’è più tempo, non siamo attrezzati per scongiurare le infiltrazioni mafiose. Le mafie sono presenti dove c’è da gestire denaro e potere e sono molto più forti dove ci sono grandi calamità penso ai terremoti, o questa pandemia. Lo Stato per muoversi ha bisogno di molta burocrazia , le mafie no, la ‘ndrangheta no, sono presenti sul territorio  dalle piccole cose: dalle buste della spesa alle 100 euro che danno  ai poveri disgraziati che vivono da generazioni in nero, all’acquisto di alberghi, ristoranti e pizzerie che da qui a poco cominceranno a svendere perché non riusciranno a riaprire”. Commenta così Nicola Gratteri, il pericolo delle infiltrazioni mafiosi durante la pandemia di Covid19, descritte nel suo nuovo libro, con Antonio Nicaso, “Ossigeno illegale. Come le mafie approfitteranno dell’emergenza Covid-19 per radicarsi nel territorio italiano”. Lo fa nella trasmissione Tg2 Post dove interviene anche sulla grande operazione della Dda di Catanzaro di oggi, Farmabusiness, che ha visto tra gli arrestati anche Domenico Tallini, presidente del Consiglio regionale calabrese. “Noi siamo partiti da un’indagine fatta sulla famiglia Grande-Aracri, dove ipotizzavamo una situazione di associazione di stampo mafiosa. Era stata installata una microspia per le intercettazioni ambientali in un locale dove Grande- Aracri riceveva i suoi ospiti. Lì in un posto che riteneva sicuro, anche perché non c’era campo, ma noi con le nuove tecnologie siamo riusciti a intercettare tante cose. Questo di oggi è solo un filone, una piccola parte di tante altre indagini che sono nate e si sono sviluppate e concretizzate”. E alla domanda se le indagini vanno avanti Gratteri è chiaro: “Le indagini vanno sempre avanti”

“Bisogna capire – ha detto ancora Gratteri – che ormai la mafia non è più quella dei pastori. Dal 1970 è stata istituita una nuova nomina che prevede che un affiliato può entrare a far parte di una loggia massonica deviata. La ‘ndrangheta oggi ha il pedigree”

Interviene anche sulla grave crisi sanitaria che sta vivendo la Calabria, senza una guida. E alla domanda se ha un nome la risposta è secca: “Io penso ai tanti emigranti, a quelli che sono andati fuori dalla Calabria per necessità o per non essersi piegati a una loggia massonica deviata o alla’ndrangheta o a un centro di potere che controllava in quel periodo un concorso per merito o per primario. Queste persone oggi sono professori universitari, sono luminari, sono manager di multinazionali. Io penso a questi, ai figli di nessuno che sono andati fuori e si sono affermati, sono dominanti, sono leader. Queste persone sarebbero adatte. E su Gino Strada dice: “La Calabria non è l’Afghanistan nel tempo di guerra. Qui il problema non è il pronto soccorso, non è l’emergenza. Il Covid in Calabria è uno dei problemi. Il commissario si deve interessare di una voragine di un pozzo senza fondo. Il problema è che finora si è utilizzato come soggetto attuatore del commissario le Asp che sono state sciolte per mafia e dove ci sono i quadri dirigenziali di 3 anni fa, allora l commissario a che serve? il senso del commissario è che le Asp non devono toccare palla, i concorsi vanno fatti fuori regione, con commissari che la Calabria la conoscono solo dalla carta geografica perché altrimenti non ne usciamo e possiamo restare commissariati altri 50 anni.Il commissario dovrebbe essere nato in Calabria, con l’amore per la Calabria ma che è stato costretto ad andare via. Sarebbe un valore aggiunto.

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