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‘Ndrangheta ed estorsione a Lamezia, condannato Bevilacqua

Cinque anni, 4 mesi e 600 euro di multa. La Corte di appello di Catanzaro ha condannato Giampaolo Bevilacqua, 53 anni, ritenuto il politico di riferimento del clan Giampà nella sua qualità, all’epoca dei fatti, di consigliere provinciale, capogruppo Pdl, nonché rappresentante della Provincia nel Consiglio di amministrazione della Sacal (società di gestione dell’aeroporto internazionale di Lamezia Terme), finito nell’inchiesta stralcio della Dda di Catanzaro, “Perseo” contro il clan Giampà . I giudici di secondo grado, presidente Domenico Commodaro, a latere Angelina Silvestri e Giovanna Gioia, hanno inoltre disposto per l’imputato, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa ed estorsione la sostituzione dell’interdizione dai pubblici uffici per la durata di 5 anni in quella ben più pesante dell’interdizione perpetua. Il sostituto procuratore generale Raffaela Sforza aveva invocato la pena di 6 anni di reclusione, al termine della requisitoria datata 20 febbraio scorso.

L’ Appello bis

Si tratta di un processo di appello bis, dopo la pronunzia della seconda sezione penale della Corte di Cassazione, presieduta da Piercamillo Davigo, che a giugno 2018 ha annullato con rinvio la sentenza di assoluzione emessa dai giudici di secondo grado l’anno precedente, il 19 giugno 2017. La Corte di appello aveva ribaltato la decisione del Tribunale di Catanzaro, il quale aveva condannato Bevilacqua a 4 anni e 8 mesi, per il solo concorso esterno in associazione mafiosa, mentre era stato assolto dall’accusa di estorsione aggravata. Da qui il ricorso della Procura generale alla Suprema Corte, che aveva rispedito gli atti a Catanzaro per un nuovo processo di secondo grado, che si è concluso occhi con un verdetto di condanna per Bevilacqua, difeso dall’avvocato Francesco Gambardella. (g. p.)

 

 

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