‘Ndrangheta, estorsioni, usura ai commercianti in crisi a Gallico: 40 indagati e 16 vanno in carcere (NOMI)

L'inchiesta condotta da carabinieri e polizia, sotto il coordinamento della Dda di Reggio, scaturita dall'omicidio di Francesco Catalano, avvenuto il 14 febbraio 2019

Polizia di Stato e carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria,  a conclusione di indagini coordinate dalla Dda, hanno dato esecuzione, nell’ambito dell’operazione denominata “Gallicò”, a due ordinanze di applicazione di misure cautelari nei confronti di 18 persone (16 in carcere, 1 agli arresti domiciliari e 1 obbligo di presentazione alla p.g.), indiziati, a diverso titolo, dei reati di associazione mafiosa, omicidio, estorsione, usura, detenzione illegale di armi, intestazione fittizia di beni ed altro. Oltre ai destinatari dei provvedimenti cautelari, nei due procedimenti penali risultano indagate complessivamente 40 persone.

Gli assetti criminali del clan di Gallico

Gli assetti criminali del clan di Gallico

Le indagini, condotte dalla Squadra Mobile e dalla SISCO della polizia di Stato e dal Nucleo Investigativo dell’Arma dei carabinieri, sotto le direttive della Procura della Repubblica, eseguite sia con le classiche tecniche investigative, ma anche con i più moderni strumenti d’intercettazione, hanno permesso di ricostruire dinamiche e assetti dell’articolazione di ndrangheta operante nel territorio di Gallico, ricostruendone il ricorso ad atti intimidatori per l’imposizione del controllo del territorio ed un diffuso sistema estorsivo, nonché l’ampia disponibilità di armi e la gestione occulta di diverse imprese economiche. Allo stesso modo, sono state ricostruite le dinamiche riorganizzative interne attivatesi per colmare i vuoti di potere determinati dall’arresto di elementi di vertici avvenuti nel periodo dell’attività, nonché le modalità di sostentamento ai detenuti, argomento, questo, percepito così rilevante da essere oggetto di corrispondenza tra questi ultimi e gli indagati in libertà. 

L’omicidio di Francesco Catalano

Proprio in relazione al controllo criminale dell’area elementi significativi sono emersi anche dalle indagini condotte dalla Sezione Omicidi della Squadra Mobile a seguito dell’omicidio di Francesco Catalano, avvenuto il 14 febbraio 2019, in relazione al quale risultano attinti da misura cautelare Domenico Mariano Corso e Costel Zlatan. L’evento, per come ricostruito dalle indagini, si inserisce proprio nelle dinamiche che hanno caratterizzato – tra il 2017 ed il 2020 – il conflitto per il controllo criminale del quartiere Gallico di Reggio Calabria, a seguito dell’arresto, nel luglio 2018, di Antonino Crupi. In particolare, dalle indagini condotte sull’omicidio di Catalano è emerso che l’uomo, già condannato per associazione a delinquere di tipo mafioso (operazione c.d. Olimpia), allorquando ha cercato di assumere il comando del territorio, è entrato in contrasto con Domenico Mariano Corso che, già nel 2018, era assurto a principale referente mafioso nella zona.

Zlatan, poco dopo l’omicidio, ha fatto perdere le sue tracce in Italia, trasferendosi nel Regno Unito, dove, nella mattinata odierna, è stato rintracciato e tratto in arresto dalle autorità britanniche appositamente attivate tramite il canale I-CAN del Servizio Cooperazione Internazionale di Polizia.

Le estorsioni contestate

Sempre le indagini connesse all’omicidio Catalano hanno fatto emergere un giro di prestito di denaro a tassi usurai, per il quale risultano attinti da misura cautelare 5 indagati. Alcune delle vittime, titolari di esercizi commerciali, avevano fatto ricorso agli indagati per far fronte alle difficoltà finanziarie connesse alla pandemia da COVID-19 e relativo lockdown. Tra le estorsioni contestate agli indagati figurano quelle ai danni dei responsabili di un supermercato del quartiere Gallico, affiliato ad un noto marchio, con l’imposizione di plurime assunzioni prima e successivamente della promozione della moglie di uno degli indagati.

I tentacoli nel settore della panificazione e in quello edile

Ancora sotto il profilo del condizionamento delle attività economiche attraverso condotte estorsive sono emerse infiltrazioni nel settore della panificazione attraverso l’imposizione a rifornirsi di farina da un determinato rivenditore ovvero l’impedimento ad un negozio di frutta di commercializzare il pane per evitare di fare concorrenza al panificio di un indagato. Ancora è emerso l’imposizione ad una impresa edile di affidare la posa del ferro ad una impresa segnalata da un indagato.

La disponibilità di armi

Le indagini hanno altresì dimostrato che il gruppo ha avuto la disponibilità di numerose armi, alcune delle quali oggetto di sequestro da parte dei militari dell’Arma dei carabinieri. Contestualmente ai provvedimenti restrittivi personali, il GIP ha disposto il sequestro preventivo di 4 società, tutte con sede a Reggio Calabria, fittiziamente intestate a terzi, ma di fatto nella piena disponibilità degli indagati.

Chi va in carcere

In carcere vanno Antonio Cangemi, 36 anni di Reggio Calabria; Carmelo Natale Cartisano, 42 anni di Reggio Calabria; Pasquale Cartisano, 63 anni di Reggio Calabria; Mariano Domenico Corso, 37 anni di Reggio Calabria; Gabriele Corso, 31 anni di Reggio Calabria; Antonino Crupi, 41 anni di Reggio Calabria; Antonio Laruffa, 29 anni di Reggio Calabria; Rocco Marconese, 40 anni di Reggio Calabria; Lorenzo Alberto Martino, 51 anni di Melito di Porto Salvo; Antonino Utano, 44 anni di Reggio Calabria; Zlatan Costel, 35 anni di Birland (Romania); Carmelo Cartisano, 47 anni di Reggio Calabria; Girolamo Ottavio Cartisano, 67 anni di Reggio Calabria; Davide Andrea Romano, 52 anni di Reggio Calabria; Pasquale Bilardi, 63 anni di Reggio Calabria; Giuseppe Furci, 48 anni di Reggio Calabria.


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