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‘Ndrangheta, Gratteri: “Uccide di meno per non destare allarme”

Nicola Gratteri

«Le ragioni per cui si uccide di meno sono tante, ma penso che siano legate al contrasto esercitato sul territorio dalle forze dell’ordine, sempre più attente nel monitorare le varie situazioni, ma soprattutto a causa di una nuova strategia mafiosa che tende a evitare le azioni clamorose, preferendo muoversi sottotraccia”. Lo ha dichiarato il procuratore capo di Catanzaro, Nicola Gratteri, intervistato da Klaus Davi per il Libro ‘I Killer della ‘Ndrangheta’ pubblicato da Piemme (Gruppo Mondadori).

Organizzazione che nella tradizione rinnova sè stessa

“Spesso – dice il magistrato – soprattutto in Europa, quando le mafie non sparano, non destano allarme sociale e quindi non costituiscono un pericolo. Le mafie questo lo hanno capito e, in molti casi, si stanno adeguando a questa strategia dell’immersione. Ricordiamo infatti che la ‘Ndrangheta è un’organizzazione che nella tradizione rinnova sé stessa e si adatta in modo molto plastico alle nuove situazioni, ai nuovi contesti, pur nella immutabilità di alcuni suoi principi cardine». L Nel libro Davi sostiene che gli omicidi di mafia, ‘ndrangheta e camorra sono crollati complessivamente del 40% negli ultimi dieci anni. “La mafia che uccide di meno – scrive – è la ‘ndrangheta con un crollo stimato attorno al 50%, segue Cosa Nostra con un calo del 35%. La camorra è la mafia che uccide di più e infatti il calo è più contenuto, attorno al 29%”.

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