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‘Ndrangheta in Piemonte, sconti di pena per la “famiglia” vibonese degli Stambè

Si è chiuso con forti sconti di pena il processo in Corte d’Appello a Torino scaturito dall’operazione denominata in codice “Barbarossa” sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta nell’astigiano. Tra gli imputati c’erano gli esponenti della famiglia vibonese degli Stambè, originaria di Sant’Angelo di Gerocarne ed esponenti apicali dei clan reggini trapiantati tra Asti e Costigliole, in Piemonte.

Le condanne riformate

Quindici gli imputati che avevano proposto ricorso dopo essere stati riconosciuti al vertice dell’organizzazione nel processo di primo grado celebrato con rito abbreviato. Lo sconto di pena maggiore è stato quello a carico di Michele Stambè che è passato da una prima condanna a 20 anni a una di 10 anni di reclusione. Anche Bruno Agostino (originario di Soriano) si è visto riformare la pena: dagli iniziali 10 anni e 4 mesi agli attuali 9 anni e 10 mesi. Condanna riformata pure per Rocco Zangrà, ritenuto il referente dell’organizzazione per tutta la zona di Alba che avrebbe avuto influenza anche sulla locale di Asti: a fronte dei 12 anni e 8 mesi inflitti in primo grado per il solo processo Barbarossa, in Appello la pena è stata di 6 anni e 6 mesi comprensivi anche dell’operazione “Albachiara”, aggiunta in continuazione all’inchiesta astigiana. Per Daniele Stambè la condanna è passata da 9 anni agli attuali 6 anni. Salvatore Stambè è passato da una pena iniziale di 11 anni e 8 mesi a una finale di 7 anni. Quest’ultimo qualche anno fa aveva manifestato anche l’intenzione di collaborare con la Dda di Torino riempiendo inizialmente una serie di verbali per poi fare dietrofront e ritrattare quanto aveva precedentemente dichiarato. Salvatore Carè è stato condannato a 8 anni, tre in meno rispetto al primo grado mentre per a Luca Scrima sono stati inflitti 9 anni e 9 mesi contro i 14 anni e 8 mesi del primo grado. Giuseppe e Ferdinando Catarisano, padre e figlio, sono passati da 9 anni e 4 mesi del primo grado a 6 anni concordati con i giudici di Corte d’Appello.

La condanne confermate

Confermata invece la pena a carico di Vincenzo Emma: 10 anni. I fratelli Giuseppe e Adriano Emma sono stati condannati a 6 anni e 6 mesi. Gianfranco Guzzetta dovrà scontare 6 anni (9 anni in primo grado), Agim Lena 3 anni (5 anni e 4 mesi prima condanna) e Massimo Marchiori 8 mesi contro gli iniziali 3 anni e 4 mesi. Confermati inoltre i risarcimenti che erano stati disposti per i Comuni di Asti e Costigliole costituiti parte civile con l’avvocato Giulio Calosso,

Operazione “Barbarossa”

L’operazione Barbarossa scattò nel maggio del 2018 con una raffica di arresti. Tra gli indagati erano finiti anche commercianti, imprenditori, artigiani e liberi professionisti. Gli inquirenti ritennero di aver fatto luce su una serie di omicidi, rapine, estorsioni, furti, traffico di stupefacenti e di armi e anche sull’infiltrazione e l’acquisizione in diverse attività nel settore dell’edilizia, del commercio e della agricoltura. Un reticolo di interessi che avrebbe avuto il suo epicentro ad Asti, che si scoprì centro operativo di una locale della ‘ndrangheta calabrese. Il collegio dei difensori era formato dagli avvocati, Mirate, Scaramozzino, Fenia, Calabrese, Coda, Cellerino. (mi.fa.)

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