‘Ndrangheta in Umbria, plauso di Wanda Ferro ed Emanuele Prisco

Il segretario della Commissione parlamentare antimafia on. Wanda Ferro e il deputato Emanuele Prisco, di Fratelli d’Italia, rivolgono le proprie congratulazioni ai magistrati delle Procure distrettuali antimafia di Catanzaro e Reggio Calabria, guidate rispettivamente da Nicola Gratteri e Giovanni Bombardieri, e agli investigatori della Polizia di Stato, per l’esito delle operazioni “Infection” e “Core Business”, che hanno svelato gli interessi e gli affari delle cosche di ‘ndrangheta in Umbria.

“Le indagini condotte dalle Squadre Mobili di Catanzaro, Reggio Calabria e Perugia con il coordinamento della Direzione centrale anticrimine – commentano i parlamentari di Fratelli d’Italia – hanno consentito di colpire le organizzazioni criminali che avevano ormai da anni infiltrato il tessuto economico e sociale dell’Umbria, intervenendo in maniera determinata anche sui patrimoni illecitamente accumulati. Sottrarre alle cosche le loro ricchezze è infatti, come hanno spiegato gli stessi inquirenti, la nuova frontiera del contrasto ad una ‘ndrangheta che è sempre più capace di inquinare l’economia legale, attraverso il riciclaggio e l’investimento nel mercato immobiliare e nell’attività di impresa degli ingenti capitali accumulati attraverso il traffico di droga. L’inchiesta, resa possibile anche dal perfetto coordinamento tra le due procure distrettuali antimafia calabresi, ha dimostrato anche la capacità delle cosche di fare sinergia per infiltrarsi in maniera organica nel sistema economico e sociale di Perugia e del suo comprensorio, interessandosi anche alle vicende elettorali ed amministrative”.

“Le indagini condotte dalle Squadre Mobili di Catanzaro, Reggio Calabria e Perugia con il coordinamento della Direzione centrale anticrimine – commentano i parlamentari di Fratelli d’Italia – hanno consentito di colpire le organizzazioni criminali che avevano ormai da anni infiltrato il tessuto economico e sociale dell’Umbria, intervenendo in maniera determinata anche sui patrimoni illecitamente accumulati. Sottrarre alle cosche le loro ricchezze è infatti, come hanno spiegato gli stessi inquirenti, la nuova frontiera del contrasto ad una ‘ndrangheta che è sempre più capace di inquinare l’economia legale, attraverso il riciclaggio e l’investimento nel mercato immobiliare e nell’attività di impresa degli ingenti capitali accumulati attraverso il traffico di droga. L’inchiesta, resa possibile anche dal perfetto coordinamento tra le due procure distrettuali antimafia calabresi, ha dimostrato anche la capacità delle cosche di fare sinergia per infiltrarsi in maniera organica nel sistema economico e sociale di Perugia e del suo comprensorio, interessandosi anche alle vicende elettorali ed amministrative”.

“Una capacità di penetrazione – spiegano Ferro e Prisco – che è stata resa possibile anche qui, come in altre regioni del centro-nord, da una sorta di ‘consenso sociale’, ovvero dall’apporto di professionisti, imprenditori e colletti bianchi che, per il proprio tornaconto, non esitano a mettersi a disposizione degli interessi dei clan. Questo genere di connivenza, o vera e propria complicità, ha consentito alle cosche di infiltrarsi nelle regioni del centro-nord e all’estero, assumendo il controllo dei territori e della loro economia. Le inchieste odierne hanno consentito di frenare questa espansione, colpendo soprattutto la potenza economica delle cosche, che si dimostra ancora una volta più importante della loro forza militare. Ma nessuna opera di repressione potrà essere determinante, se a questa non si accompagnerà la capacità dell’intera società civile di assumere una nuova consapevolezza e di proteggere la propria terra opponendosi, nelle scelte di ogni giorno, alle logiche e agli interessi delle organizzazioni mafiose”.

Redazione Calabria 7

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