‘Ndrangheta nel Vibonese, revocata la confisca del patrimonio a presunto affiliato alla cosca Mancuso

Assolto in primo grado sia nel processo "Alchemia" che in "Rinascita Scott", per la Corte d'appello di Reggio Calabria non è socialmente pericoloso
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La sezione misure di prevenzione della Corte d’appello di Reggio Calabria (presidente Giuliana Campagna) ha revocato la confisca dei beni precedentemente disposta nei confronti di Pantaleone Contartese, 78 anni di Limbadi, e dei suoi più stretti familiari ordinando la restituzione agli aventi diritto di quattro immobili ubicati nel piccolo centro in provincia di Vibo Valentia dove l’indagato è residente. Annullata anche la misura di prevenzione della sorveglianza speciale per la durata di tre anni applicata dal Tribunale di Reggio Calabria. Pienamente accolto dunque il ricorso formulato dai difensori di Pantaleone Contartese, gli avvocati Salvatore Staiano ed Emanuele Genovese.

Da “Alchemia” a “Rinascita Scott”

Da “Alchemia” a “Rinascita Scott”

La vicenda trae origine con il coinvolgimento di Contartese nell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria denominata “Alchemia” e culminata con un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per il reato di associazione mafiosa. Un provvedimento confermato sia dal Riesame che successivamente dalla Cassazione. Secondo l’accusa il 78enne di Limbadi sarebbe stato uno storico affiliato della cosca Mancuso e partecipe alla cosca Raso-Gullace-Albanese. Rinviato a giudizio, Contartese è stato processato ma assolto in primo grado dal Tribunale di Palmi per non aver commesso il fatto. Il suo nome è finito anche nella maxi inchiesta della Dda di Catanzaro “Rinascita Scott” e da qui nel conseguente processo di primo grado celebratosi con il rito ordinario e conclusosi lo scorso novembre con un’altra assoluzione a fronte di una richiesta di condanna di 18 anni. Caduta anche in questa circostanza l’ipotetica associazione mafiosa oltre al reato di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Contemporaneamente il Tribunale di Reggio Calabria applicava la misura di prevenzione della sorveglianza speciale ritenendolo socialmente pericoloso e procedeva alla confisca del patrimonio familiare perché, nel frattempo, veniva rilevata “una costante sproporzione rispetto alle acquisizioni patrimoniali dei redditi del nucleo familiare” composto da moglie e dai due figli.

La difesa smonta tutte le accuse

Il ricorso degli avvocati Staiano e Genovese si incentrava sull’assoluzione incassata da Pantaleone Contartese nel procedimento penale Alchemia e sull’assenza di indizi di colpevolezza rilevabili nel maxi processo Rinascita Scott al termine del quale il loro assistito è anche stato assolto. Cadute le accuse di associazione mafiosa, è venuto meno anche il giudizio di pericolosità che non può sostenersi sul “mero sospetto”. Per la difesa non sussiste neanche l’attualità della pericolosità sociale in quanto gli stessi “indizi di consumazione” della presunta associazione mafiosa sono datati fino ad aprile del 2010 per Alchemia e fino all’agosto del 2016 per Rinascita Scott. Quanto alla misura patrimoniale, gli avvocati Staiano e Genovese sottolinea l’erroneità del giudizio di sproporzione “in quanto la ritenuta mancanza di capacità finanziaria sarebbe stata ricavata dal mancato riconoscimento di redditi e fonti lecite precedenti che, invece, andrebbero riconosciute sulla base della documentazione difensiva prodotto che riguarda anche la capacità di reddito del nucleo familiare”.

Le motivazioni della sentenza

Per la Corte d’appello “non possono essere condivise le valutazioni del Tribunale in ordine alla pericolosità sociale qualificata di Pantaleone Contartese” e alla base di questo giudizio poggia l’assoluzione incassata in Alchemia e, allo stesso tempo, gli indizi emersi in “Rinascita Scott” non sono stati ritenuti sufficienti per sorreggere la misura cautelare che è stata rigettata. Per i giudici quindi non vi sono “ulteriori elementi indicativi di appartenenza del Contartese alla ‘ndrangheta” e non vi sono i presupposti per indicarlo come soggetto socialmente pericoloso, tanto meno per la confisca del patrimonio restituito agli aventi diritto. (mi.fa.)

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