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‘Ndrangheta nella Presila Catanzarese, l’attentato al pentito Colosimo e la pace imposta dagli Arena

Nel verbale del collaboratore di giustizia il rifiuto di uccidere Giuseppe Rocca e i legami di Filippo Bubbo con potenti famiglie crotonesi

Dal tentato omicidio del collaboratore di giustizia alla pace imposta tra cosche rivali nella Presila Catanzarese dalla potente famiglia di ‘ndrangheta  degli Arena di Isola Capo Rizzuto. Il pentito Domenico Colosimo, alias ‘ndrina, ex affiliato alla cosca Carpino- Trataculo, storicamente in contrasto con i Bubbo di Petronà nel verbale di interrogatorio del 22 ottobre dell’anno scorso riferisce alla Dda di essere scampato ad un agguato, avvenuto dopo l’omicidio Gentile.

Un tentato omicidio avvenuto ad opera della cosca Bubbo per vendicare l’uccisione di Gentile (LEGGI). “Io stavo parcheggiando la macchina in un garage a 50 metri da casa mia, su Via Nazionale a Petronà, sono arrivate due persone a piedi da una stradina e come sono sceso dalla macchina hanno iniziato a spararmi colpendomi in parti vitali, avevano il cappuccio, quindi io non le ho riconosciute”. Il collaboratore di giustizia nel fare i nomi e cognomi dei più attivi di quella famiglia, i fratelli Filippo e Raffaele, Bubbo Pietro Scalzi e Vincenzo Colosimo, esclude che al suo attentato abbia partecipato Filippo Bubbo, “perché lui a Petronà la faccia non ce la mette, mentre fuori ne ha commesso diverse”. Racconta di essere riuscito a scappare, di non “essere stato colpito tanto” in volto, dietro la testa alla schiena, di avere riportato diverse ferite e di essere stato operato.

Un tentato omicidio avvenuto ad opera della cosca Bubbo per vendicare l’uccisione di Gentile (LEGGI). “Io stavo parcheggiando la macchina in un garage a 50 metri da casa mia, su Via Nazionale a Petronà, sono arrivate due persone a piedi da una stradina e come sono sceso dalla macchina hanno iniziato a spararmi colpendomi in parti vitali, avevano il cappuccio, quindi io non le ho riconosciute”. Il collaboratore di giustizia nel fare i nomi e cognomi dei più attivi di quella famiglia, i fratelli Filippo e Raffaele, Bubbo Pietro Scalzi e Vincenzo Colosimo, esclude che al suo attentato abbia partecipato Filippo Bubbo, “perché lui a Petronà la faccia non ce la mette, mentre fuori ne ha commesso diverse”. Racconta di essere riuscito a scappare, di non “essere stato colpito tanto” in volto, dietro la testa alla schiena, di avere riportato diverse ferite e di essere stato operato.

La pace tra i Carpino e i Bubbo in cambio di un omicidio

“Io sono scappato verso una discesa dove stanno i miei cugini, poi i miei parenti si sono messi a gridare e i miei attentatori sono scappati. Dopo questo attentato sono stato un periodo in Germania, poi mi ha chiamato Mario Gigliotti e sono andato a San Giovanni Val D’Arno, perché lavorava lì”. Dopo questa vicenda, si stava cercando di mettere fine alle faide nella Presila Catanzarese e in questo frangente è stato proposto da Filippo Bubbo a Colosimo di occuparsi dell’omicidio di Giuseppe Rocca, sarebbe stato questo il prezzo da pagare per fare la pace. “È stata fatta per la pace una specie di commissione cui hanno preso parte gli Arena, cioè il referente che era Pino Arena, che è andato a Milano a parlare direttamente con Filippo Bubbo, che aveva detto agli Arena che per sedersi alla pace dovevamo dargli Giuseppe Rocca; dì noi siamo staii interpellati io e  Mario Gigliotti, ma io mi sono opposto a questa proposta dicendo che Giuseppe Rocca non si toccava e che se volevano la pace, si dovevano sedere e basta”.

Ma anche gli Arena non volevano l’omicidio di Giuseppe Rocca. “Io non mi sono mai seduto al tavolo con i Bubbo, Pino Arena ha fatto da tramite con Filippo “che voleva l’omicidio di Rocca per via dell’uccisione di Gentile”. Noi ci incontravamo con gli Arena a Isola, io e Mario Gigliotti, poi Pino Arena faceva da tramite con Filippo Bubbo che stava a Milano”. Il pentito Colosimo riferisce che in diverse occasioni Filippo Bubbo ha chiesto a Gigliotti la testa di Filippo Bubbo e “Gigliotti anziché dirgli di no, lo proponeva a me e io ogni volta gli rispondevo che dovevano lasciarlo stare”. Un diniego per il quale si era guadagnato il titolo di “vigliacchiulu”: “gli ho detto di pensarla come volesse, che se voleva ucciderlo lo poteva  uccidere lui”. Ai Bubbo Giuseppe Rocca dava fastidio per varie ragioni, perché vendeva la droga. “Giuseppe Rocca ce l’aveva pure con me, perché si pensava che io me lo volevo vendere. Inizialmente io avevo più amicizia con Giuseppe Rocca, poi mi sono avvicinato più a Gigliotti e Giuseppe Rocca  pensava che io andavo contro lui; ma io l’ho sempre difeso, a differenza di Mario Gigliotti.  Da quando sono stato arrestato per droga, a me non andava più di vendere droga, mentre Giuseppe Rocca voleva coinvolgere anche me e lui se l’è presa a male per il mio rifiuto”. Il verbale di interrogatorio, confluito nell’inchiesta della Dda Karpanthos, si chiude con un’ultima dichiarazione di Colosimo: “Filippo Bubbo è sempre stato vicino a Nicolino Grande Aracri, ha fatto varie cose, so che era una persona che si metteva a disposizione di Cutro per omicidi, dalla parte di Papanice c’è andato pure, dalla parte di Strongoli c’è andato pure, dalla parte di Isola, dei Nicoscia, c’è andato pure”. 

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