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‘Ndrangheta, processo ai Soriano di Filandari: la Dda chiede condanne pesanti (NOMI)

di Mimmo Famularo – Due processi in uno e una famiglia di ‘ndrangheta alla sbarra. E’ quella dei Soriano di Filandari, imputati nel dibattimento sfociato dall’operazione antimafia denominata “Nemea” e unificato a un troncone della maxi inchiesta “Rinascita Scott” che vede interessati proprio i capi e i gregari di uno dei clan vibonesi ritenuti dagli inquirenti più pericolosi. Quello di oggi è stato il giorno della requisitoria del pm Annamaria Frustaci, il sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro che rappresenta la pubblica accusa. Dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo presieduto dal giudice Tiziana Macrì, ha chiesto quattordici condanne e un’assoluzione. La pena più alta è stata invocata per Leone Soriano, ritenuto il capo indiscusso del clan. Collegato in videoconferenza dal carcere dove si trova recluso, Soriano ha chiesto la parola per rendere dichiarazioni spontanee in apertura di udienza insultando i giudici e i pm della Dda di Catanzaro. Parole che non sono passate inosservate e che ora sono al vaglio della Procura distrettuale guidata da Nicola Gratteri per eventuali profili di natura penale.

Le richieste di condanna

Nel dettaglio queste le pene invocate dal pm Annamaria Frustaci al termine della sua requisitoria durata un paio di ore: 29 anni di reclusione sono stati chiesti per il boss  Leone Soriano di Pizzinni di Filandari; 20 anni per Graziella Silipigni di Pizzinni di Filandari, moglie del defunto Roberto Soriano (lupara bianca), fratello di Leone; 24 anni per Giuseppe Soriano di Pizzinni di Filandari (figlio della Silipigni); 18 anni per Giacomo Cichello di Filandari; 26 anni per Francesco Parrotta di Ionadi; 20 anni per Caterina Soriano di Pizzinni di Filandari (figlia di Graziella Silipigni); 20 anni per Luca Ciconte di Sorianello (marito di Caterina Soriano); 2 anni per Mirco Furchì di Limbadi; un anno per Domenico Soriano di Pizzinni di Filandari (fratello di Leone Soriano); un anno per Domenico Nazionale di Tropea; quattro anni per Rosetta Lopreiato di Pizzinni di Filandari (moglie di Leone Soriano), un anno per Giuseppe Guerrera di Arzona di Filandari; quattro anni per Luciano Marino Artusa di Arzona; quattro anni di reclusione per Alex Prestanicola di Filandari. Chiesta l’assoluzione per Maria Grazia Soriano.

Operazione “Nemea”

Il blitz contro i Soriano di Filandari è scattato all’alba dell’otto marzo del 2019. I carabinieri, coordinati dal procuratore aggiunto della Dda di Catanzaro Giovanni Bombardieri, hanno eseguito sette fermi nell’ambito di un’inchiesta condotta dal sostituto procuratore Annamaria Frustaci. Le accuse, a vario titolo, vanno dall’estorsione al danneggiamento, dalla detenzione di armi e munizioni alla detenzione di droga ai fini di spaccio. Reati aggravati dal metodo mafioso. L’inchiesta fa luce su una serie di intimidazioni messe a segno tra Filandari e Jonadi in un arco temporale piuttosto ristretto che va da fine novembre a fine febbraio. Una dozzina gli atti intimidatori ricostruiti dai carabinieri guidati sul campo dal colonnello Luca Romano e dal maggiore Valerio Palmieri. Tra i tanti episodi oggetto del fermo, inquietante l’idea di compiere un attentato ai danni della caserma dei carabinieri di Filandari. Un quadro accusatorio appesantito dalle dichiarazioni fornite agli inquirenti dal nuovo collaboratore di giustizia Emanuele Mancuso che proprio dopo essere stato arrestato dai carabinieri ha deciso di saltare il fosso.  E’ stato processato con il rito abbreviato e condannato a 4 anni ed 8 mesi di reclusione.

Il collegio difensivo

Nel collegio di difesa figurano i seguenti avvocati: Diego Brancia, Salvatore Staiano, Francesco Schimio, Tommaso Zavaglia, Francesco Capria, Nicola Cantafora, Antonio Merante, Giuseppe Di Renzo, Daniela Garisto, Francesco Sabatino, Antonia Nicolini, Giovanni Vecchio, Gianni Russano, Demetrio Procopio, Pamela Tassone, Vincenzo Brosio.

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