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Negozi riaperti a Vibo, medico ‘bacchetta’ commercianti ed esplode la polemica

corso vibo

La Calabria passa dalla zona rossa a quella arancione. Una riduzione delle restrizioni che ha consentito, tra le altre cose, la riapertura dei negozi. A tal proposito, quest’oggi molti cittadini di Vibo Valentia si sono imbattuti in un’auto che urlava con un megafono la “ripartenza” delle attività. L’iniziativa non è stata gradita dalla dottoressa Marianna Rodolico, medico in servizio al Pronto soccorso dell’ospedale Jazzolino di Vibo Valentia, che sulla propria pagina Facebook ha inteso esprimere tutto il proprio disappunto.

“Oltre al Covid anche altre malattie”

“Ma di cosa vogliamo parlare – prosegue – di spese, di cenoni, di feste? Con quale coraggio quando la gente muore e non riusciamo a curare, quando gran parte dei positivi vengono scoperti in ritardo, quando il territorio non riesce più a tracciare i contagi spesso mascherati dagli stessi pazienti, con quale coraggio usciamo gridando uscite e comprate che la guerra è finita. In questo momento credo che ognuno di noi debba dare prova di responsabilità e coscienza, che metta la salute propria e comune in primo ordine e rispetti le regole, evitando comportamenti anomali per il periodo”.

 

Il virus non è finito, anzi, gira libero tra noi – evidenzia – e colpisce indisturbato dalla nostra inconsapevolezza e dal nostro menefreghismo, uccide, danneggia, frustra le nostre abitudini e la nostra vita, non diamogliela vinta. Le difficoltà sono enormi in ogni angolo della gestione sanitaria, e chi non le vive neanche le immagina. Difficoltà che vanno dal territorio al reparto, dal tracciamento, al trasporto, alla diagnosi, al ricovero, al posto letto, alla carenza di mezzi e di uomini, senza entrare nei dettagli, difficoltà di una realtà calabrese”. “Oltre al coronavirus esistono anche le altre malattie, i traumi, gli incidenti e quindi, dove sistemare, questi altri malati? Come curare – si chiede il medico – quando il personale è in gran parte impegnato per il virus? Facciamoci due domande e cerchiamo di essere ragionevoli, evitiamo di pensare che il problema sia sempre dell’altro e che, mai come in questo caso, l’altro siamo noi”.

“Utilizzate il cervello”

In conclusione l’appello della dottoressa è “ad utilizzare il cervello, perché ce l’abbiamo, da calabresi testardi, governati e maltrattati da un susseguirsi di amministrazioni “fai da te, o meglio fai per te”, utilizziamo il cervello e soprattutto la nostra coscienza, il buon senso, lo spirito di comunità e alleanza. Collaboriamo per la nostra società altrimenti non ne veniamo fuori e sarà un eccidio, mettiamoci bene in testa che ai nostri politici, di qualsiasi colore e grado, non gliene frega nulla, ci tappano la bocca, ci fanno vedere solo le cose che a loro convengono e il male va avanti, qualcuno si arricchisce, ma tanti altri muoiono e pagano per loro e così non è giusto”.

La risposta del presidente dell’associazione commercianti del corso

Non è tardata ad arrivare la replica dei commercianti. A esporsi con una lettera è stato Michele Catania, presidente dell’Associazione commercianti del Corso di Vibo. “Il mio non vuole essere un post di polemica – scrive – ma mi pare doveroso fare un po’ di chiarezza su quanto accaduto e scritto. La riapertura è stata disposta dal Ministero della Salute e non dal Sindaco, è avvenuta in piena sicurezza e così dovrà essere anche in futuro perché resta ferma la volontà di evitare una terza ondata prima di ogni cosa per il bene delle nostre famiglie e dei nostri figli e poi ,secondariamente, per restituire un po’ di serenità ai titolari delle attività commerciali di Vibo”.

“Dietro ogni insegna ci sono famiglie”

“Non sto qui a ribadire, perché mi pare sia del tutto evidente – aggiunge –  il senso di responsabilità dimostrato dai colleghi e da tutta la categoria durante tutto il periodo di emergenza sanitaria, vorrei solo ricordare che dietro ogni insegna ci sono famiglie che vivono di lavoro autonomo, pagano le tasse, i canoni di locazione, gli stipendi, le bollette e questo anche quando le attività sono chiuse per decreto. Vorrei anche sottolineare che non parlo di speculatori finanziari o di imprenditori senza scrupoli, ma di commercianti che devono inventarsi uno stipendio ogni mese . Il “megafono”, come lei lo definisce, ha semplicemente informato i cittadini della riapertura e ha chiesto loro di fare i regali nei negozi locali, perché , credo lei lo sappia già, il mondo non ha finito di fare acquisti, ma semplicemente li fa utilizzando altri canali che rubano ricchezza ai territori abbandonati come il nostro”.

“Meritiamo rispetto”

“Sarebbe facile per me dire in questo momento, che forse molti degli stipendi che lo Stato riesce ancora a garantire, sono frutto anche delle tasse che i piccoli commercianti pagano, ma preferisco invece chiedere il suo aiuto di medico per gridare al Governo e al commissario alla sanità che abbiamo subito la zona rossa in primis per carenze strutturali sanitarie e non certo perché i ristoranti o i bar hanno scatenato i contagi ! Meritiamo rispetto – conclude Catania – e se proprio deve prendersela con qualcuno dovrebbe sentire l’ordine dei medici per costruire una forma di protesta costruttiva e professionale e soprattutto farsi spiegare come mai avete scoperto a Novembre che la causa dei contagi a Vibo sono i commercianti ed il megafono del Sig. Ferrise”.

(Foto in copertina: Fotomodernagrillo)

 

© Riproduzione riservata.

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