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Nessuna diffamazione ai danni del San Francesco Hospital, caso archiviato per 3 indagati (NOMI)

Nessuna diffamazione ai danni del San Francesco Hospital di Catanzaro e del suo legale rappresentante dell’associazione “Vivere Insieme” Massimo Poggi. Il gip del Tribunale di Catanzaro Teresa Guerrieri  ha archiviato le accuse nei confronti di Antonello Fabiano, Francesco Suppa e Alfredo Serrao, tutti di Catanzaro.

L’esposto di Massimo Poggi

Il procedimento penale traeva origini da un esposto redatto da Massimo Poggi con cui lamentava condotte reputate penalmente rilevanti. A Fabiano, i cui genitori erano morti nella struttura ospedaliera catanzarese per cause indipendenti da condotte dei sanitari per come accertato da una consulenza disposta dal pm, contestava la presentazione di denunce dal contenuto diffamatorio. Poggi aggiungeva che Serrao, Suppa ed altri avrebbero – a suo dire – costituito “una vera e propria associazione a delinquere perfino mediante l’associazione culturale ‘I Quartieri’ (di cui Serrao è il presidente e Suppa ne è un componente) finalizzata a condotte diffamatorie ed estorsive”. Secondo l’accusa si sarebbero associati con il fine specifico di diffamare mediante ogni mezzo di comunicazione l’operato del San Francesco Hospital.

Le segnalazioni di Fabiano e Serrao

Per il giudice, però, Fabiano e Serrao si sarebbero limitati a segnalare una serie di sospetti in relazione al corretto trattamento dei rispettivi congiunti all’interno della Rsa “cui faceva seguito una pressante richiesta e pretesta di spiegazioni da parte degli stessi e nei confronti dei responsabili della struttura medesima, di fatto mai accolta”. Da qui – osserva sempre il gip – Serrao provvedeva a trasferire la madre in un’altra struttura mentre i genitori di Fabiano decedevano in seguito a ricoveri ospedalieri. Dalle segnalazioni di Serrao e Fabiano è nata un’attività investigativa scaturita in un’inchiesta dalla quale emergeva una situazione generalizzata di vessazione degli anziani ospiti e di diffusi maltrattamenti.

“Legittimo esercizio dei propri diritti”

Per il gip, quindi, si deve escludere l’esistenza di condotte calunniose e diffamatorie “trovando i sospetti degli indagati ancoraggio in elementi di natura concreta seppur suscettibili di approfondimento investigativo”. Nessuna ipotesi delittuosa ravvisata dal gip, ma un legittimo esercizio dei propri diritti. Inevitabile l’archiviazione del procedimento per “inidoneità degli elementi raccolti a sostenere l’integrazione delle condotte delittuoso e inutilità di proseguire l’attività d’indagine in merito agli stessi fatti rappresentati”. (mi.fa.)

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