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New York ricorda gli attentati dell’11 settembre alle Torri Gemelle

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Quasi 1,4 milioni di metri quadrati di ufficio vennero distrutti nell’attacco alle Torri Gemelle dell’11 settembre. Molti newyorkesi annunciarono che non sarebbero più tornati a lavorare a Downtown Manhattan, ma in questi vent’anni si è avverata la sfida lanciata da un vecchio finanziere immobiliarista, Larry Silverstein: mai scommettere contro New York. Quelle paure sono diminuite e la zona devastata dagli attentati è cambiata: vent’anni fa l’area viveva solo otto ore, dalle 9 alle 5 di pomeriggio, animata dai pendolari diretti in ufficio e di ritorno a casa. Adesso è aperta ventiquattr’ore al giorno, sette giorni su sette. Vivono circa 64 mila persone nella zona di Downtown, dalla 14ª strada in giù. L’11 settembre 2001 erano 32.800, ma quelli che ci lavoravano erano 400 mila, in maggioranza pendolari. Quel giorno Jay Neveloff era seduto nel suo ufficio tra la 55ª e la 3ª Avenue per un incontro con il tycoon Sam Zell. In discussione c’era un affare legato a un edificio a Chicago. Neveloff vide, attraverso la finestra, una gigantesca nuvola di fumo sollevarsi da una delle Torri gemelle, al World Trade Center. Un aereo si era schiantato, alle 8.46, contro la Torre nord. Diciassette minuti dopo un secondo Boeing avrebbe centrato la Torre sud. Le ore successive, ha ricordato a Cnbc Neveloff, furono le più surreali della sua vita, tra l’impossibilità di mettersi in contatto con moglie e figlio e la fuga dall’edificio assieme a migliaia di persone.

“La zona maledetta da cui scappare”

Quello che è successo è nei libri di storia, ma come il quartiere è cambiato è meno noto. “Diventò una battaglia sterile – racconta l’avvocato – cercarono di convertire in abitazioni una serie di palazzi adibiti a ufficio, ma l’accesso alla zona fu blindato per molto tempo. Gli affitti erano quasi regalati, ma le compagnie se ne andarono”. Da zona maledetta da cui scappare, Downtown è tornata a essere ambita, la popolazione dei residenti è raddoppiata,  sono nati progetti immobiliari nello sbocco a sud. Nel 2010 un gruppo texano ha firmato un accordo di leasing per gestire una vasta porzione dell’area del porto. E’ nato il memoriale all’11/9, è stata realizzata la stazione futurista di Oculus, che unisce New York al New Jersey. Nuovi edifici hanno ridisegnato il quartiere: nel 2001 erano 188, ora sono 341. Quello che, vent’anni fa, era un distretto di soli uffici, si è animato, diventando area commerciale. “Per me – commenta Saul Scherl, presidente di una società immobiliare – adesso Downtown è più viva di Midtown. Dovunque vai, trovi gente che ci abita”.

I piani stravolti

Sei settimane prima degli attacchi, l’immobiliarista Larry Silverstein aveva firmato un accordo da oltre due miliardi di dollari per prendere in gestione per 99 anni quasi un milione di metri quadrati al World Trade Center. Silverstein aveva 70 anni, era deciso a ritirarsi con l’ultimo progetto, ma dopo il crollo delle Torri gemelle, decise di fermare tutti i suoi piani, e avviarne un altro, più ambizioso, come per sfidare i terroristi. Dieci giorni dopo, l’imprenditore fece una conferenza stampa e annunciò il suo progetto: avrebbe costruito sette grattacieli di 50 piani nella zona del World Trade. “Non puoi fare di questa zona una tomba – disse ai giornalisti – andrà costruito un memoriale, ma bisogna tornare a far rivivere l’area”. Il primo grattacielo venne inaugurato nel maggio 2006. Il numero ‘4’ nel 2013, seguito l’anno dopo dal One World Trade Center, che i newyorkesi chiamano Freedom Tower. Il ‘3’ aprì nel giugno 2019. Il ‘2’ e il ‘5’, grattacieli residenziali, dovrebbero essere inaugurati nei prossimi anni. Tra investimenti pubblici e privati, dal 2001 sono stati messi 25 miliardi di dollari in nuove opere. Il Fulton Center è diventato un punto nevralgico della città, nel 2016 è stato inaugurato il Westfield WTC. Gli spazi per uffici sono tornati a essere ambiti: qui si trovano le sedi newyorkesi della app musicale Spotify, il gigante della vodka Smirnoff, il gruppo editoriale Conde Nast e l’app dei taxi privati Uber. Prima dell’11 Settembre, c’erano 861 negozi, adesso sono 1.272.

“New York non tornerà più come prima”

Da un anno e mezzo la pandemia ha svuotato Manhattan, molti uffici sono tornati vuoti, molti negozi hanno chiuso, soprattutto a Midtown. Nell’ultima settimana di agosto è tornato in ufficio un lavoratore su cinque, una media più bassa rispetto a quella nazionale. La percentuale degli spazi rimasti inutilizzati è arrivata alla punta record del 19 per cento, ma gli immobiliaristi stavolta non sono pessimisti come nel 2001 e il motivo è nel passato: la nuova vita di World Trade dopo gli attentati. “Potremmo rivitalizzare la zona come è successo nell’area del World Trade? – commenta a Cnbc Peter Riguardi, presidente di una società che gestisce multiproprietà – Penso che ci sia un’alta probabilità che accada nei prossimi cinque anni”. La gente dice sempre che New York non tornerà più come prima e che la pandemia ha cambiato per sempre il volto della città. Lo dissero anche dopo l’11 Settembre e dopo il devastante uragano Sandy nel 2012. Ma, come ama ripetere il vecchio Silverstein, “Never bet against New York”, mai scommettere contro New York. (AGI)

© Riproduzione riservata.

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