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Nicola Gratteri salvato dagli Usa, affondato dall’Italia

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Certamente preoccupa il progetto di attentato nei confronti del procuratore Gratteri e della sua scorta. Studiato nel continente americano per attuarlo in Calabria, la circostanza ci deve far riflettere molto. È evidente che l’operato del procuratore di Catanzaro non si ferma ai confini regionali o nazionali. Le sue indagini non conoscono perimetri. Se l’intervento del FBI non fosse stato rapido ed intuitivo a quest’ora ci saremmo trovati difronte l’ennesima tragedia, con le solite dichiarazioni dei politici di turno che mettevano in evidenza come le idee del procuratore fossero state perfettamente condivise dalla loro ideologia politica. Per fortuna questa volta ha provveduto uno Stato Estero e salvare tante vite umane. L’Italia, invece, non l’ha saputo valorizzare e non ha voluto proseguire una lotta senza sosta nei confronti della criminalità.

Gli intrecci politico-massonici che hanno ‘fermato’ Gratteri

La mancata nomina del procuratore Gratteri, ai vertici della Procura Antimafia e Antiterrorismo, è senza dubbio emblematica. Una contorsione di interessi, intrecciati da legami politici, massonici e istituzionali senza precedenti nella storia  Repubblica Italiana. I massimi esponenti della Magistratura che, per buona prassi,  generalmente, si astengono dalla votazione,  non solo non lo hanno fatto  ma hanno anche tessuto le lodi dell’ottimo procuratore di Napoli, Giovanni Milillo. Le loro “arringhe”, mai con tale vemenza  neanche nelle aule di Giustizia quando dovevano chiedere le condanne in nome del “popolo Italiano”, suonano ancora come un monito verso i componenti del CSM e verso l’Italia intera. La posizione dei grillini rasenta l’ilarità.  L’on. Gigliotti, relatore della candidatura di Gratteri, viene completamente smentito dai restanti due colleghi di partito presenti in aula che votano il procuratore Milillo. Eppure ieri Giuseppe Conte ha postato sul profilo Facebook un comunicato a favore  di Gratteri, per dimostrargli vicinanza, dopo le notizia di un possibile attentato, sebbene il contenuto fosse di chiara natura politica. Non credo che Conte fosse all’oscuro  dell’operato  dei propri onorevoli nominati quali componenti del Plenum del CSM. Del resto lo hanno dimostrato da tempo che la loro posizione è “variabile”.

“Paga per la sua schiettezza e per la sua libertà”

La coerenza per alcuni di loro è un’offesa alla loro dignità. A nulla sono servite le frasi dei consiglieri Ardita e Di Matteo, grandi esperti di lotta al crimine,  che si sono prodigati per la nomina di Gratteri e, quindi, dare una svolta seria nella lotta alla mafia. Il colpo è stato fatto. Gratteri è stato (parzialmente) arginato. Il potere occulto istituzionale è riuscito a bloccare il più grande “disturbatore” degli interessi mafiosi.   Nicola Gratteri paga per la sua schiettezza e per la sua libertà di idee,  ma anche per la poderosa operazione “rinascita Scot”, mettendo alla luce interessi e connessioni  molto delicate che hanno svelato dei misteri (noti a tutti)  nella città di Catanzaro e l’intera Calabria che persistevano dall’Unità d’Italia. Se poi si aggiunge che ha assunto una posizione trasversale, anzi ha eretto una barricata,  nei confronti della riforma “Cartabia”, una  sorta di amnistia  camuffata, appoggiata da  tutti i partiti politici ad eccezione di Fratelli D’Italia, allora si comprendono tante cose.

“La massomafia dovrà iniziare a preoccuparsi, Gratteri è presente”

Adesso è tutto pronto per iniziare come prima. I magistrati che hanno dedicato una vita al contrasto alla criminalità non hanno possibilità di carriera, devono restare “pretori di provincia”, con il loro piccolo spazio da gestire.  Gratteri, sino a quando resterà procuratore di Catanzaro,  continuerà a dare “fastidio”: la masso-mafia calabrese dovrà preoccuparsi. Per (s)fortuna di molti, Gratteri è presente. (g.l.)

© Riproduzione riservata.

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