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Non abusò e non maltrattò la figliastra, assolto in appello l’ex carabiniere catanzarese Placanica

placanicz carabiniere

L’ex carabiniere Mario Placanica è stato assolto anche dalla Corte d’Appello di Catanzaro dall’accusa di presunte violenze sessuali compiute nei confronti della figlia della ex compagna. Placanica, durante il G8 di Genova del 2001, sparò e uccise Carlo Giuliani, ma anche in quel caso è stato prosciolto dal Tribunale di Genova. L’inchiesta sulle presunte violenze sessuali era stata avviata nel 2008, quando la ex compagna dell’uomo denunciò abusi sessuali sulla figlia che, all’epoca, aveva 11 anni. Anche in primo grado i giudici di Catanzaro avevano assolto Placanica, trasmettendo gli atti alla Procura di Catanzaro per il possibile reato di calunnia da parte della donna che aveva denunciato i fatti. Ora l’assoluzione in secondo grado per Placanica che potrebbe chiudere definitivamente la vicenda. Il segretario nazionale della Federazione sindacale di polizia, Giuseppe Brugnano, ha espresso “piena solidarietà e soddisfazione per l’esito del procedimento”, evidenziando come Placanica “sia stato vittima di una gogna mediatica che per venti anni lo ha esposto a un danno irreparabile”.

La testimonianza della ragazzina

L’accusa era di aver abusato e maltrattato la figlioletta della ex compagna, che si è costituita parte civile attraverso il legale Antonello Talerico. All’epoca dei fatti la bimba aveva solo 11 anni e davanti al gip del Tribunale di Catanzaro Gabriella Reillo la ragazzina era stata sentita in una struttura protetta, “per garantire il miglior ricordo dei fatti, e verso i quali la stessa ha manifestato un atteggiamento di rifiuto e di tendenza alla rimozione, come desumibile dall’atteggiamento di non collaborazione rilevato da una psicologa, e in generale dal sentimento di vergogna, con conseguente reticenza”. Il giudice per le indagini preliminari aveva raccolto le dichiarazioni della piccola, che iniziò a raccontare i presunti abusi subiti dall’ex carabiniere. Presunte violenze che si sarebbero reiterate nel tempo e sarebbero durate circa un anno, fino al mese di agosto del 2007. La denuncia alla polizia, invece, sarebbe arrivata qualche mese dopo, a maggio del 2008. A presentarla la madre della bambina che  trovò il coraggio di rompere il muro del silenzio, aiutata nel difficile percorso da una psicologa, davanti alla quale, faticosamente, avrebbe iniziato a raccontare quanto le sarebbe accaduto. A quanto pare, poi, la polizia di Catanzaro avrebbe ascoltato, immediatamente dopo la denuncia, altre quattro persone. La ragazza invece sarebbe stata sentita la prima volta dagli inquirenti ad aprile 2009, con l’ausilio di uno psicologo. La denuncia della mamma fece scattare le indagini sfociate nella richiesta di rinvio a giudizio avanzata dal sostituto procuratore Simona Rossi, accolta poi dal gup. Accuse crollate oggi di fronte al verdetto di assoluzione pronunciato già in primo grado dai giudici del collegio.

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