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“Non è l’Arena” analizza il dissesto finanziario e gli sprechi delle Asp calabresi

di Antonio Battaglia – Il caos sanitario in Calabria tiene nuovamente banco a “Non è l’Arena”, trasmissione condotta da Massimo Giletti. Al centro della puntata odierna il buco nero dell’Asp di Reggio Calabria. Il commissario ad acta per la Sanità Guido Longo, lo scorso febbraio, aveva deciso di non approvare il bilancio di esercizio 2019 dell’Azienda sanitaria reggina. Una scelta che arrivò a non troppo tempo di distanza dall’inchiesta ‘Sistema Cosenza’, che aveva fatto emergere la falsità dei bilanci, dal 2015 al 2017, dell’Asp di Cosenza. Le due aziende sanitarie provinciali più grandi della Calabria sono anche la grandi malate dal punto di vista economico-finanziario.

I conti dell’Asp di Reggio hanno sempre costituito un grosso enigma, al punto che l’ex commissario Massimo Scura ha più volte definito la situazione come una ‘nebulosa’. Anche perché ancora oggi non sono stati approvati i bilanci dal 2013 al 2018. “Le fatturazioni ora avvengono in forma elettronica – dice Scura, collegato in via telematica – e quel gioco diventa impossibile. Determinate poste contabili non erano corrette”. L’ex dirigente riepiloga tutto l’iter tecnico: “Il commissario definisce il budget di tutte le Asp della Calabria e decide tutte le spese. Dopodiché, colui che produce le analisi del sangue ne dà 500 invece di 200 e pretende di essere pagato per 500. Le fatture inviate all’azienda di Reggio Calabria, dunque, venivano messe in bilancio da un dirigente non attento e disonesto. Io nel 2018 presi tutte le carte e andai alla procura di Reggio Calabria per denunciare il sistema”.

“I debiti non sono quantificati, il lavoro di riscostruzione del debito lo stavo facendo io ma volevano ammazzarmi – dice invece l’ex commissario Santo Gioffrè – Noi avevamo sostanzialmente uno stato di contabilità orale. Una piccola parte di grandi furbi aveva avuto la capacità di presentare più fatture e farsi pagare. Ai miei tempi il buco era di un miliardo e mezzo”. E l’attuale commissario straordinario dell’Asp reggina Gianluigi Scaffiti si limita a dire che la situazione “è molto complicata”.

Le doppie fatture in favore della clinica di Siderno

I doppi pagamenti erogati dall’Asp reggina in favore di una clinica privata di Siderno hanno provocato un danno erariale da 4 milioni di euro. Tra le 19 le persone per le quali è stato richiesto il rinvio a giudizio ci sono il commissario straordinario, il direttore generale e il direttore amministrativo dell’Asp di Reggio Calabria. Il giornalista Daniele Bonistalli si reca nella struttura ma non riesce a intervistare i responsabili perché questi ultimi sarebbero fuori sede. Dopo un giorno di attesa Antonino Strangio, un socio dello studio radiologico, decide di parlare ai microfoni dell’inviato: “Abbiamo incassato quella cifra di 7 milioni su decreti esecutivi riconosciuti con sentenza definitiva dal giudice. Non c’è un doppio pagamento, si tratta di un’errata interpretazione di chi ha condotto le indagini: forse la Guardia di Finanza ha indotto in errore la Procura”.

Gli sprechi dell’Asp di Cosenza

Un’altra criticità riguarda la gestione degli immobili: le Asp di tutta la regione affittano ogni tipo di locale, dimenticando di avere a loro volta un importante patrimonio che, nel frattempo, va in malora. Le telecamere della trasmissione si spostano a Marano Marchesato, comune in provincia di Cosenza, dove l’inviata Cristina Mastandrea mostra un edificio di 2700 metri quadrati con pareti ammuffite e distrutte: costato due milioni di euro, doveva diventare una Rsa e invece non è stato mai utilizzato. Una situazione che riguarda decine di edifici di proprietà dell’Asp di Cosenza, che ogni anno spende 3 milioni di euro per fitti a soggetti privati, lasciati in totale abbandono.

Il commissario alla sanità della Calabria Guido Longo è stato sentito qualche giorno fa in Commissione antimafia sulla presenza della ‘ndrangheta nella sanità calabrese. “Se a capo delle istituzioni si trovano dei ‘cretini’, è solo colpa della mafia”, dice Nicola Morra, che cita un’intercettazione tra due dirigenti dell’Asp di Cosenza. “Lunedì scadono i termini per firmare contratti con Rsa e La Regina se ne sta ‘fottendo’ – dice il senatore pentastellato leggendo il testo incriminato- Fino ad ora questi non hanno fatto certificati antimafia, hanno pagato senza avere titolo con imbrogli inimmaginabili e non li ha toccati nessuno”.

L’ennesima agghiacciante storia di malasanità

L’inviata Mastandrea, infine, racconta l’ennesima storia di malasanità con un’intervista da brividi. “Non si può lasciare morire mio marito perché i posti letto in intensiva sono occupati – dice una donna ai microfoni della giornalista – Mio marito non urinava da due giorni, il 118 ha ritenuto opportuno portarlo a Cosenza. Me l’hanno rimandato a casa con codice verde. Ho chiamato un’ambulanza privata sperando che accettassero il trasferimento a Belevedere ma è stato rifiutato anche lì. Una volta tornato a Cosenza è morto: si è perso troppo tempo”.

 

 

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