“Non favorirono la ‘ndrangheta”: definitiva l’assoluzione degli imprenditori Eugenio e Sebastiano Sgromo

La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del procuratore generale contro la sentenza di assoluzione emessa dalla Corte d'appello di Catanzaro
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La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del procuratore generale contro la sentenza di assoluzione emessa dalla Corte d’appello di Catanzaro

Inammissibile il ricorso del Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Catanzaro avverso la pronunciata assoluzione in appello dei signori Sebastiano Sgromo ed Eugenio Sgromo

Inammissibile il ricorso del Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Catanzaro avverso la pronunciata assoluzione in appello dei signori Sebastiano Sgromo ed Eugenio Sgromo

La sesta sezione penale della Corte di Cassazione, all’esito della pubblica udienza del 22 maggio 2024, ha dichiara inammissibile il ricorso del procuratore generale contro la pronuncia di assoluzione della Corte di Appello di Catanzaro a favore degli imprenditori Eugenio e Sebastiano Sgromo, difesi dagli avvocati Francesco Gambardella e Massimiliano Carnovale.

Condannati in primo grado, assolti in appello

La pronuncia di inammissibilità della Suprema Corte costituisce l’epilogo della travagliata vicenda giudiziaria che ha visto protagonisti Eugenio Sgromo e Sebastiano Sgromo, condannati in primo grado in sede di rito abbreviato (il primo per i reati di favoreggiamento e di falsa testimonianza entrambi aggravati dalla mafiosità ed il secondo per il reato di favoreggiamento aggravato dalla mafiosità per avere agevolato una cosca di ‘ndrangheta. La vicenda risiede nella circostanza che agli Sgromo venivano rimproverate dichiarazioni reticenti ed omissive rispetto ad una tentata estorsione ordita da una organizzazione criminale proprio ai loro danni. La Corte di Appello di Catanzaro con sentenza n. 1809 del 2023 in accoglimento della impugnazione dei due imprenditori Sgromo ed in riforma della pronuncia di primo grado li assolveva dai reati loro ascritti poiché non avevano ricevuto alcuna richiesta estorsiva che risultava essere invece pianificata in seno alla consorteria mafiosa ma giammai portata a conoscenza delle potenziali persone offese. Contro l’assoluzione, la procura generale della Corte d’appello di Catanzaro proponeva ricorso chiedendo l’annullamento con rinvio della pronuncia assolutoria mentre gli avvocati degli Sgromo insistevano per la inammissibilità ed il rigetto dell’istanza. Richiesta, quest’ultima, accolta dalla Suprema Corte.

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