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Nuova inchiesta sul porto di Catanzaro, dalle carte del gip spunta un altro indagato (NOME)

di Mimmo Famularo – Spunta un terzo indagato nella nuova inchiesta della Procura di Catanzaro sulla gestione dei pontili del porto. Si tratta di Marzia Milano, 45 anni, residente nel capoluogo di Regione, dipendente comunale e istruttore amministrativo della procedura finita al centro della vicenda giudiziaria. Nei suoi confronti il gip non ha adottato alcuna misura cautelare. Insieme al dirigente del settore Patrimonio-Provveditorato-Partecipate del Comune di Catanzaro, Adelchi Andrea Ottaviano, e all’amministratore unico della società Navylos S.r.l., l’imprenditore Raul Mellea, deve rispondere di turbata libertà degli incanti. Secondo l’ipotesi accusatoria, i tre in concorso materiale e morale tra di loro avrebbero turbato la gara relativa alla concessione temporanea di due aree demaniali marittime per l’installazione di pontili galleggianti nel porto di Catanzaro Lido.

Il Durc non in regola e i debiti con il Comune

In particolare Raul Mellea avrebbe falsamente dichiarato, all’atto della presentazione della istanza di partecipazione alla procedura ad evidenza pubblica di essere in possesso dei requisiti finanziari e contabili; di essere in possesso del Durc (il documento unico di regolarità contributiva) e di non avere debiti irrisolti con l’Amministrazione comunale. Ottaviano invece è accusato unitamente a Marzia Milano di aver disposto con determina datata 25 gennaio 2021 l’aggiudicazione definitiva del lotto numero due dello specchio d’acqua relativo al porto di Catanzaro Lido alla Navylos srl di Raul Mellea “pur essendo a conoscenza – sostengono gli inquirenti – della mancanza, in capo a quest’ultimo, dei requisiti prescritti dal disciplinare del bando ed avendo, quindi, scientemente omesso l’esclusione dello stesso dalla suddetta procedura, in danno delle altre ditte partecipanti”. Il dirigente e la dipendente comunale rispondono anche di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici per aver redatto la determina che ha portato all’aggiudicazione temporanea delle aree demaniali al centro del bando e, nello specifico, per aver dichiarato di avere “positivamente effettuato” le verifiche in merito al possesso dei requisiti di ordine generale e di idoneità professionale dichiarati da Raul Mellea. Nei confronti di quest’ultimo la Procura di Catanzaro contesta anche il reato di falsità ideologica commessa dal privato in atti pubblici per aver dichiarato di avere il Durc in regola al momento della presentazione dell’istanza (regolarizzato solo successivamente) e di non aver contratto debiti con il Comune di Catanzaro. Una circostanza falsa – secondo l’accusa – perché a seguito degli accertamenti l’imprenditore è risultato debitore di oltre 20mila euro tra aggio comunale per l’anno 2020, aggio comunale per le prime due mensilità del 2021 e relativa Tari.

La funzionaria comunale indagata a piede libero

Mentre Marzia Milano resta indagata a piede libero, Ottaviano si è visto notificare dagli agenti della Squadra Mobile di Catanzaro che hanno condotto le indagini la sospensione dell’esercizio di pubblico ufficio per la durata di nove mesi. Per Mellea è invece scattata la misura interdittiva di divieto di contrattare con la pubblica amministrazione per la durata di un anno. L’ordinanza di applicazione della misura cautelare porta la firma del gip Pietro Carè. L’inchiesta è stato coordinata dal procuratore aggiunto Giancarlo Novelli e dai sostituti procuratori Stefania Caldarelli e Annachiara Reale sotto la supervisione del procuratore capo Nicola Gratteri. Tutto nasce dagli approfondimenti investigativi avviati dagli agenti della Squadra Mobile in collaborazione con gli 007 della Digos di Catanzaro che hanno ravvisato una serie di irregolarità nella gara d’appalto bandita dal Comune che lo scorso mese di luglio è stata annullata in autotutela con provvedimento adottato dalla stessa Amministrazione.

Le conversazioni intercettate tra il dirigente e la funzionaria

Nel corso di una conversazione intercettata nel dicembre del 2020 la funzionaria Marzia Milano si era accorta che la Navylos non era in regola con il Durc e lo aveva riferito ad Ottaviano aggiungendo che la ditta arrivata seconda aveva presentato l’istanza di accesso agli atti. Che la Navylos non avesse i requisiti per vincere il bando lo aveva intuito un altro dipendente comunale, Vincenzo Carioti, detto Cecè (difeso dagli avvocati Enzo e Davide De Caro), che in un’altra conversazione captata a fine dicembre del 2020 confermava un dato per lui incontrovertibile: la ditta rappresentata da Mellea non era in regola con il Durc e la sua posizione non poteva essere sanata “perché il documento deve essere regolare al momento della presentazione dell’offerta (e non come sostenuto dalla Milano alla scadenza del bando)”. Carioti ribadiva categoricamente che la ditta andava esclusa dalla procedura. Ottaviano e Milano erano però di parere contrario. Non sapendo di essere intercettati, dirigente e funzionaria continuavano a confrontarsi ancora nella stesso ufficio sull’assenza dei requisiti della Navylos trovando una direttiva europea del febbraio 2014 e una sentenza del Tar (confermata anche dal Consiglio di Stato) a difesa della loro tesi. “Ottaviano, alla presenza di Marzia Milano – sottolineano gli inquirenti – scrive una missiva alla Navylos dandole la possibilità di sanare la posizione contributiva ex art. 57 secondo comma della citata normativa”. Gli inquirenti evidenziano quindi “una notevole disparità di trattamento in relazione alla predisposizione dei criteri di valutazione ed interpretazione applicati dall’Ottaviano e di conseguenza anche dalla Milano”. Il riferimento è anche all’esclusione di un’altra ditta per aver ottenuto il codice Ateco dopo la pubblicazione del bando e senza avere avuto alcuna possibilità di sanatoria. Due pesi, due misure.

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