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Nuove regole per zone rosse e arancioni in Calabria. Ok a deroghe per piccoli Comuni

di Sergio Pelaia – In Calabria, come nel resto d’Italia e d’Europa, si registra “una nuova ripresa epidemica” del Covid. E se nell’attuale scenario restano “elementi imprescindibili” il completamento del ciclo vaccinale “per tutta la popolazione” e la somministrazione di 2 dosi aggiuntive e booster, per la Regione è altresì “opportuno aggiornare i criteri da utilizzarsi nella individuazione delle aree del territorio regionale, riconducibili o assimilabili agli scenari di rischio previsti dalla legislazione nazionale, limitatamente ad aree da collocare in zona arancione o in zona rossa”.

La tabella con i nuovi parametri

Partendo dalla considerazione che nei singoli Comuni in cui vanno adottate restrizioni “non è possibile mutuare pedissequamente i criteri nazionali (tassi di occupazione posti letto)”, il presidente Roberto Occhiuto e il delegato per l’emergenza Covid Fortunato Varone hanno inviato proprio ieri sera una circolare di aggiornamento ai commissari delle Asp, ai direttori dei dipartimenti di Prevenzione, ai prefetti, ai dg del dipartimento Salute e dell’Ufficio scolastico regionale, nonché all’Anci e all’Upi. Nel documento viene riportata una tabella (foto in basso) con i parametri che i dipartimenti di Prevenzione delle Asp devono tenere in considerazione per proporre le ordinanze urgenti da adottare al presidente della Regione.

La zona rossa

L’incidenza cumulativa settimanale, calcolata sulla popolazione residente del Comune, viene definita “condizione necessaria ma non sufficiente”. Sia per la zona rossa che per quella arancione si valuta il provvedimento con un’incidenza negli ultimi 7 giorni maggiore o uguale a 150 casi su 100mila abitanti. Gli ulteriori criteri cogenti da considerare per la zona rossa sono: l’aumento nel numero dei ricoveri nel territorio interessato negli ultimi 7 gg; i decessi tra i residenti negli ultimi 7 giorni; il tasso di positività (casi confermati/tot soggetti testati per settimana) superiore di 5 o più punti rispetto alla settimana precedente, ovvero della media della provincia di riferimento, nel medesimo periodo; una percentuale di popolazione residente immunizzata minore alla media regionale; una percentuale di soggetti sintomatici rispetto al totale dei nuovi casi negli degli ultimi 7 giorni maggiore al 20%.

La zona arancione

Per la misura “arancione” viene preso in considerazione: l’aumento nel numero di focolai attivi o di nuovi focolai nello stesso Comune, non diversamente contenibili per la eterogenea distribuzione sul territorio; lo sviluppo di focolai in una comunità lavorativa, politica, scolastica, religiosa, militare, nelle situazioni in cui si sia rilevata una significativa attività sociale e molteplici interazioni tra diversi soggetti esterni alla comunità; la presenza di numerosi casi non riconducibili a catene di trasmissione note; la percentuale di persone fragili, con più di 50 anni o meno di 18 anni tra i nuovi casi negli ultimi 7 giorni che sia maggiore o uguale al 20%.

Le deroghe per i piccoli Comuni

Per le due “zone” vengono indicati anche dei criteri “opzionali”. Si specifica inoltre che “è evidente che per i piccoli Comuni, anche in presenza dei valori di allerta di cui sopra, potrà non procedersi ai provvedimenti limitativi qualora il Dipartimento di Prevenzione accerti che i focolai sono limitati o circoscritti, le indagini epidemiologiche ed il contact tracing abbiano un adeguato livello di completezza e la situazione territoriale non presenti particolari problematiche connesse a catene di trasmissione non note”. Di contro, invece, nei casi in cui si debba procedere, considerato che i provvedimenti prevedono per lo specifico territorio forti limitazioni, è “necessario acquisire agli atti del procedimento una relazione analitica circostanziata, redatta a cura del Dipartimento di Prevenzione, inerente le motivazioni della proposta”, con “eventuale acquisizione del parere non vincolante del Sindaco e, possibilmente, del Prefetto”.

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