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Nuove rivelazioni di Emanuele Mancuso: “Ecco chi massacrò di botte Klaus Davi”

Indagati nell’operazione antidroga “Anteo” che all’alba di oggi ha portato all’arresto di trenta persone e coinvolti con ruoli diversi nel processo scaturito da un’altra inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e denominata in codice “Giardini segreti”. Emanuele Mancuso, 33 anni,  ex rampollo dell’omonima famiglia di Limbadi e Nicotera, e Clemente Selvaggio, 26 anni di Vibo Valentia, hanno diverse cose in comune. Oggi il collaboratore di giustizia ha parlato anche di lui nel controesame effettuato davanti al Tribunale collegiale di Vibo Valentia dove si sta celebrando il processo scaturito dall’operazione antidroga “Giardini segreti”.

L’aggressione a Klaus Davi in ospedale

Nel corso della sua deposizione a Vibo, Mancuso ha ricordato un vecchio episodio del quale fu indirettamente protagonista: l’aggressione al massmediologo Klaus Davi avvenuta nel novembre di cinque anni fa all’ospedale Jazzolino di Vibo Valentia dove il collaboratore di giustizia, all’epoca dei fatti non ancora pentito, era stato ricoverato in seguito a un incidente con l’auto dei carabinieri. Mancuso ha inquadrato Selvaggio come “funzionale alla cosca” dei Mancuso di Limbadi e come “ragazzo che era predisposto a compiere qualunque atto, tipo rapine e a sparare per uccidere o non uccidere”. Il giovane di Vibo sarebbe stato “protagonista di numerosi fatti gravissimi e tutti collegati a cose di ‘ndrangheta. Ad esempio – ha riferito Emanuele Mancuso collegato da un sito riservato – era presente in ospedale il giorno del mio incidente quando ha massacrato di botte Klaus Davi e gli ha preso la telecamera”.

Le piantagioni di marijuana

Nel corso del controesame tenuto dall’avvocato Brancia (difensore di Selvaggio) lo stesso Mancuso ha chiarito il coinvolgimento di Selvaggio in due delle numerose piantagioni di marijuana realizzate dal suo gruppo nel Vibonese. Una nel territorio di Nicotera (via Borgo) e l’altra in quello di Capistrano. Coltivazioni che secondo quanto sostenuto dal pentito non avrebbero fruttato granché per via delle non ottimali condizioni climatiche, mentre la seconda (di circa ventimila piante) venne sequestrata. Contestualmente tra il luglio del 2016 e il novembre del 2017, Emanuele Mancuso ha curato svariate altre piantagioni tra Nicotera e Gioia Tauro chiarendo che Selvaggio non avrebbe avuto alcun ruolo. (mi.fa.)

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