“O con me o con nessuno”, l’incubo di una donna di Botricello: condannato per stalking l’ex compagno

Minacciata a morte, molestata, picchiata, insultata e pedinata fino alla denuncia ai carabinieri. Lo stalker condannato dal Tribunale di Catanzaro

“O con me o con nessuno”. E’ l’incubo vissuto da una donna di Botricello, perseguitata dal suo ex. Minacciata di morte, molestate, picchiata, insultata e chiamata “puttana”. Pedinata fino a determinare uno stato di angoscia e di paura culminato fino alla denuncia per stalking arrivata dopo il danneggiamento della propria auto. La terza sezione penale del Tribunale di Catanzaro presieduta dal giudice Gabriella Pede ha condannato l’imputato M. P., 46 anni di Botricello a un anno e 8 mesi di reclusione oltre al risarcimento dei danni in favore della donna costituita parte civile e rappresentata dall’avvocato Vincenzo Ranieri. Il pm aveva chiesto un anno e quattro mesi mentre l’avvocato difensore Giovanni Marchio aveva concluso la sua discussione invocando l’assoluzione perché il fatto non sussiste.

La denuncia-querela della donna

Accusati di atti persecutori e danneggiamento, l’uomo è stato giudicato con rito abbreviato ed è finito a processo all’epilogo di una vicenda iniziata nel febbraio del 2023 con la denuncia-querela della donna ai carabinieri di Botricello. La sua relazione con l’imputato era durata quasi cinque anni: iniziata nel 2018 e conclusa nel gennaio del 2023 in modo traumatico. Il 46enne non ha però mai accettato la fine della convivenza e da qui in poi ha reso infernale la vita alla sua ex compagna iniziando trasformandosi in uno stalker per perseguitarla: “Mi ha detto che o stavo con lui altrimenti mi avrebbe ammazzato”. Un’escalation di minacce, insulti e molestie concluse con la denuncia ai carabinieri dopo un ultimo pedinamento.

Il giudice: “Comportamento vessatorio”

Dichiarazioni accusatorie riscontrate dallo stesso imputato il quale nel corso dell’interrogatorio di garanzia ha sostanzialmente ammesso gli addebiti dichiarando di volersi scusare con la donna e di essersi reso conto della gravità dei fatti da lui commessi. Per il giudice non ci sono dubbi: “Si tratta di un comportamento vessatorio”. Da qui la condanna a un anno e otto mesi di reclusione ridotta di un terzo per la scelta del rito alternativo.

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