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”Ogni goccia di eroina iniettata mi ha tolto una parte di vita”

Sentirsi diverso, emarginato, fuori luogo, sbagliato in un mondo in cui non ti ritrovi. Far fatica a farsi accettare dagli altri, a reggere i conflitti in famiglia e sentirsi il peso della vita addosso. Giuseppe, poco più che adolescente ha iniziato ad iniettarsi in vena la cocaina e l’eroina, quei buchi sulle braccia erano lì a ricordargli la barriera che aveva creato tra se e gli altri, dove niente e nessuno poteva più fargli del male, uno scudo per non sentire più dolore, per non avvertire più il bisogno di relazionarsi con il mondo. E non sempre funziona che si passi dalle droghe leggere a quelle pesanti, perché Giuseppe la marijuana o l’hashish non le ha conosciute proprio.

Ha condotto una vita apparentemente normale, che non lo costringeva a scegliere tra droga e lavoro. Si bucava dal venerdì pomeriggio fino alla domenica. Nei giorni infrasettimanali quando lavorava  per non fare scoprire ai colleghi la sua tossicodipendenza e  per ovviare alla crisi di astinenza che erano dure da sopportare, faceva uso del metadone. Giuseppe è stato accolto nel Centro Calabrese di solidarietà, un’associazione che opera nel campo del disagio e dell’emarginazione giovanile. Qui ha trovato operatori, psicologi, delle guide che lo stanno aiutato nel percorso di disintossicazione soprattutto psicologica dalla sostanza. Una comunità dove si sente protetto e dove ha imparato a raccontarsi senza più veli. Adesso la droga è diventata una tentazione dalla quale stare lontani con la consapevolezza che per ogni goccia di eroina iniettata se n’è andata una parte della sua vita.

redazione calabria 7

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