Omicidio a Gioia Tauro, il presunto killer e le frequentazioni comuni con la vittima

Il movente che ha portato all'omicidio non appare ancora chiaro, presunto killer e vittima  frequentazioni i medesimi personaggi dediti allo spaccio

Giuseppe Mazzaferro, 38 anni, è l’uomo fermato dai carabinieri con l’accusa di essere l’assassino di Massimo Lo Prete, il pregiudicato ucciso a colpi di pistola la notte di venerdì scorso nel piazzale di un distributore di carburanti a Gioia Tauro. I carabinieri sono riusciti a identificarlo attraverso numerosi indizi emersi dal sopralluogo e dai riscontri delle telecamere di sicurezza. Giuseppe Mazzaferro, dal cognome “pesante” nelle gerarchie della ‘ndrangheta della Piana di Gioia Tauro, e la vittima, risultano entrambi noti ai carabinieri, anche se il movente che ha portato all’omicidio non appare ancora chiaro, poiché presunto killer e vittima, avevano  frequentazioni con medesimi personaggi dediti al traffico di stupefacenti.

Campanello d’allarme a Gioia Tauro

Campanello d’allarme a Gioia Tauro

Massimo Lo Prete, padre di due minori, emerge in alcune inchieste, anche recenti, riguardo il traffico di sostanze stupefacenti delle ‘ndrine gioiesi. L’omicidio ha comunque fatto squillare il campanello d’allarme nelle istituzioni. Ieri, infatti, Aldo Alessio, attuale sindaco di Gioia Tauro, ha chiesto al prefetto di Reggio Calabria, Massimo Mariani, la convocazione urgente del Comitato per l’ ordine e la sicurezza pubblica per assicurare il normale svolgimento della vita civile e democratico nella Città della Piana.  Le indagini, al momento, sono coordinate dalla Procura della Repubblica di Palmi, ma nelle prossime ore, potrebbero già passare alla Procura distrettuale di Reggio Calabria, guidata da Giovanni Bombardieri.

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