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Omicidio alla Valle dei Mulini a Catanzaro, la cieca violenza del pakistano e la doppia aggressione

di Gabriella Passariello – La cieca violenza dei colpi, diretti verso parti vitali e l’accanimento dimostrato nei confronti delle vittime, attaccate anche quando ormai erano agonizzanti “escludono qualsiasi volontà diversa da quella di attentare alla vita delle persone aggredite”. Il gip Pietro Carè nel convalidare l’arresto del pakistano Saleem Masih, 28 anni, indagato per l’assassinio di Giuseppe Sestito, per il tentato omicidio di V. M., che versa ancora in gravi condizioni nel reparto di Rianimazione dell’Ospedale Pugliese-Ciaccio e per le lesioni personali provocate ad una donna quel maledetto 9 settembre alla Valle dei Mulini a Catanzaro, spiega le ragioni per le quali il 28enne deve restare in carcere.

Il gip: “Personalità violenta”

“Rimane sussistente il pericolo di reiterazione del reato. La gravità del fatto denota una personalità violenta, con totale perdita di controllo, che rende concreta l’eventualità che il reato possa ripetersi”. Per il giudice delle indagini preliminari se le aggressioni brutali sono state dovute alle provocazioni altrui, “ipotesi questa tutta ancora da verificare”, non può escludersi che l’indagato, se schernito nuovamente  possa reiterare lo stesso tipo di comportamento violento nei confronti di altri frequentatori del maneggio.

Tutte le ipotesi di accusa

Secondo le ipotesi accusatorie il pakistano avrebbe colpito ripetutamente con una zappa V. M. e Giuseppe Sestito, compiendo atti diretti a provocarne la morte. Un’aggressione avvenuta in due tempi. In un primo momento mentre si trovava vicino alle stalle del maneggio, avrebbe colpito alla testa con la parte metallica posteriore della zappa V. M., facendolo cadere a terra e anche quando la vittima era stremata al suolo avrebbe continuato a bastonarla su tutto il corpo. Poi l’indagato si sarebbe allontanato recandosi nel parcheggio del maneggio, teatro del secondo atto dell’aggressione. E’ qui che il 28enne avrebbe incontrato Giuseppe Sestito, aggredendolo con la zappa alla testa  e come accaduto per la prima vittima, avrebbe anche questa volta infierito su Sestito mentre era riverso a terra.

Il bilancio devastante un morto e due feriti

Le conseguenze di queste inaudite violenze sono state devastanti: V. M. ha riportato un politrauma e lotta adesso tra la vita e la morte in Rianimazione al Pugliese-Ciaccio, dove è attualmente in coma. Giuseppe Sestito, ha subito “un grave trauma con fratture cerebrali multiple e contusione della corteccia cerebrale con ferita intracranica”, lesioni che lo hanno portato alla morte l’11 settembre scorso. Ma c’è dell’altro. Il pakistano avrebbe colpito anche una donna con il manico della zappa, mentre stava cercando di soccorrere V. M., precedentemente aggredito. Anche lei è rimasta ferita, riportando un trauma contusivo all’avambraccio destro e alla spalla destra, lesioni giudicate guaribili in sette giorni. Con l’aggravante, secondo il sostituto procuratore Irene Crea, titolare del fascicolo, di aver commesso il fatto con l’uso delle armi.

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