Omicidio Belsito, il pentito Barbieri accusa il boss Pasquale Bonavota… ma la sua assoluzione è definitiva

Nuovo verbale del collaboratore di giustizia, che deporrà in Corte di assise e appello il prossimo 13 marzo

Sarà sentito il collaboratore di giustizia Onofrio Barbieri, 44 anni, di Vibo, ex luogotenente del boss Domenico Bonavota davanti alla Corte di assise e appello di Catanzaro, presieduta da Gabriella Reillo, dove è in corso il processo sull’omicidio di Domenico Belsito, di cui il pentito si autoaccusa. I giudici di secondo grado hanno accolto la richiesta del sostituto procuratore generale stabilendone l’audizione per il prossimo 13 marzo e contestualmente è stata ammessa l’acquisizione delle trascrizioni delle dichiarazioni spontanee di un altro collaboratore di giustizia, Andrea Mantella, difeso dall’avvocato Fiormonti Manfredi, rese a Rinascita Scott, come richiesto dagli avvocati Salvatore Staiano, Tiziana Barillaro, Sergio Rotundo e Nicola Cantafora nell’ambito del processo che vede imputati Nicola Bonavota e Francesco Fortuna che in primo grado hanno incassato 30 anni di reclusione e Andrea Mantella, coesecutore materiale del delitto, condannato a 8 anni.

E’ in corso invece il dibattimento per gli esecutori materiali del delitto Domenico Bonavota, ritenuto il capo dell’ala armata dell’omonima famiglia di Sant’Onofrio, Salvatore Mantella, cugino del collaboratore di giustizia e per Onofrio Barbieri, colui che pe la Dda avrebbe partecipato attivamente alle riunioni  per la pianificazione dell’agguato, provvedendo a preparare armi e auto provento di furto per la condanna a morte di Belsito.

Le nuove dichiarazioni

Non è la prima volta che Barbieri riferisce sul delitto Belsito, giustiziato per una relazione extraconiugale con la sorella di un altro affiliato, vietata dai codici arcaici della ‘ndrangheta.  Alcuni verbali di interrogatorio erano confluiti  nel processo Rinascita Scott, ma nuove dichiarazioni sono state rese davanti al pm Antonio De Bernardo l’8 novembre del 2023, dove Barbieri corregge il tiro su alcune propalazioni rilasciate in precedenti interrogatori, fornendo dettagli diversi sull’ agguato avvenuto il 18 marzo 2004, quando Belsito venne ferito da colpi di pistola mentre si trovava in un noto bar di Pizzo, per poi morire due settimane dopo all’Ospedale di Vibo Valentia. Barbieri ripercorre tutte le fasi che hanno portato al fatto di sangue: “Ricordo che in un primo momento, nel 2004, Pasquale Bonavota, Antonio Serratore e Raffaele Serratore avevano intenzione di ucciderlo”.  Una circostanza, a suo dire in prima battuta riferitagli da Domenico Bonavota nel corso di una riunione avvenuta due mesi prima dell’omicidio a casa di Barbieri e dopo due giorni confermata nei pressi di un casolare da Pasquale Bonavota, la cui assoluzione per questo omicidio, però, è diventata definitiva.

Le contestazioni della Dda

E scatta la prima contestazione della Dda in merito al verbale redatto il 3 luglio 2023 e Barbieri si corregge, dice “ho sbagliato”, affermando di aver sentito parlare dell’omicidio Belsito per la prima volta per bocca  di Pasquale Bonavota “me lo disse un anno prima dell’evento omicidiario, quando cioè scese a Sant’Onofrio da Roma, quindi nel 2003”. Racconta che in quell’occasione oltre a Pasquale Bonavota, c’erano lo stesso pentito, Domenico Bonavota, Nicola Bonavota, Francesco Fortuna e Domenico Cugliari. Ricorda che nel 2003 quando per la prima volta Pasquale Bonavota disse di ammazzare Belsito, i presenti erano tutti d’accordo e tutti, compreso il pentito, si espressero favorevolmente, perché bisognava difendere l’onore “di un nostro sodale e se non avessimo risposto all’affronto, avremmo fatto una brutta figura in ambito criminale come cosca di ‘ndrangheta. Belsito per noi era considerato un soggetto distaccato dalla cosca, sebbene in passato  avesse fatto gruppo con Vincenzo Bonavota. In quell’anno, ossia nel 2003, però l’azione delittuosa non fu messa in atto perché trascurammo la cosa. Nel 2004 al casolare di Domenico Bonavota, fummo per una seconda volta convocati da Pasquale Bonavota e in quell’occasione lui disse che io, Francesco Fortuna e Domenico Bonavota, avremmo dovuto ammazzare Domenico Belsito. Questa fu la prima occasione in cui Pasquale Bonavota parlò degli aspetti operativi dell’omicidio ed avvenne 5-6 mesi prima del delitto, quindi la riunione forse ha avuto luogo alla fine del 2003”. Successivamente a questa riunione furono scarcerati Andrea Mantella e Francesco Scrugli, che si aggiunsero al loro gruppo e ricorda ancora che successivamente venne fatta una nuova riunione in cui Mantella chiese il favore a Domenico Bonavota in sua presenza, di Nicola Bonavota e di Scrugli, di fare un attentato al cognato. “Domenico Bonavota in quella circostanza acconsentì e tutti ci adeguammo al suo volere perché comandava lui e fu deliberato di far eseguire l’atto criminale a me, Francesco Fortuna e Antonio Profiti il parrucchiere”.

I summit nel casolare

Parla di un’ulteriore circostanza in cui si trovavano al casolare di Domenico Bonavota, un paio di mesi prima dell’omicidio Belsito, lui, Domenico Bonavota, Andrea Mantella, Francesco Fortuna, Nicola Bonavota e Giuseppe Serratore. Durante l’incontro, il primo domandò a Mantella di ammazzare Belsito. A questo punto la Dda muove nuove contestazioni rispetto alle dichiarazioni rilasciate il 3, il 19 luglio e il 6 ottobre 2023 e Barbieri si corregge ancora: “mi sono sbagliato. Domenico Cugliari dal momento in cui Mantella è uscito dal carcere non ha più partecipato ad alcuna riunione del nostro gruppo perché si trovava già a Torino. Bruno Cugliari invece non ha mai partecipato ad alcuna riunione preliminare all’omicidio di Domenico Belsito. Mi sono confuso quindi Bruno Cugliari ha partecipato esclusivamente alle riunioni organizzate per eseguire gli omicidi di Domenico Di Leo e Raffaele Cracolici, onestamente dovendo dire la verità, in questo momento ricordo così e sono sicuro di quello che sto dicendo”. Barbieri appare confuso sui presenti alle riunioni per la condanna a morte di Belsito, per poi dirsi sicuro di ciò che dice. “Domenico Cugliari era sicuramente presente alla prima riunione organizzata per deliberare la morte di Domenico Belsito. Io,  Francesco Fortuna, Nicola Bonavota e Domenico Bonavota abbiamo partecipato a tutte le riunioni propedeutiche all’omicidio di Belsito, di questo sono sicuro. Durante la riunione nella quale Domenico Bonavota chiese ad Andrea Mantella  di uccidere Belsito, Mantella rispose che non ci sarebbe stato alcun problema e che gli avrebbe dato una mano”.

La dinamica dell’agguato

Barbieri spiega i fatti successivi all’incontro: “Andai a rubare l’auto che sarebbe servita per ammazzare Belsito. Rubai una Fiat Uno, ma non so dove di preciso se a Pizzo o a Vibo Marina. Riposi l’auto nel capannone di Pasquale Bonavota già con dentro l’arma e la benzina. Alla riunione a cui partecipò per la prima volta Andrea Mnatella, Giuseppe Serratore mi consegnò la pistola, la benzina me l’aveva già data. Io andai quindi a rubare la macchina e ci misi tutto dentro, arma e benzina. Salvatore Mantella  non era presente. Quest’ultimo subentrò in un secondo momento poiché coinvolto da Andrea Mantella il quale fu lui stesso a dirci, sempre durante la riunione in argomento, che lo avrebbe coinvolto nell’omicidio. Il giorno dell’omicidio Belsito venne avvistato sulla via nazionale a Pizzo da Andrea Mantella, Salvatore Mantella e da Francesco Scrugli. Questi ultimi tre ci raggiunsero a bordo di una Fiat 106 grigia, di proprietà della fidanzata di Salvatore Mantella al casolare per informarci. Appresa la notizia io, Francesco Fortuna e Domenico Bonavota accompagnammo Francesco Scrugli, Salvatore Mantella e Andrea Mantella a recuperare l’auto che avevo rubato al capannone di Pasquale Bonavota. Successivamente io, Francesco Fortuna e Domenico Bonaavota tornammo al casolare, mentre Francesco Scrugli, Salvatore Mantella ed Andrea Mantella ripartirono con la Uno e con la 106. Andrea Mantella era a bordo della 106 mentre Scrugli e Salvatore Mantella gli esecutori materiali erano a bordo della Uno”.

Compiuto l’omicidio,  Barbieri racconta che  Francesco Fortuna da solo partì per recuperare l’arma del delitto che riportò al casolare, distrutta poi con una mazza.  L’auto Fiat Uno sarebbe stata utilizzata per commettere l’omicidio, successivamente incendiata dagli esecutori, Salvatore Mantella e Francesco Scrugli. “La sera dell’agguato ci siamo visti tutti e sei insieme in un locale per mangiare. In quel momento sapevamo che Belsito non era ancora morto. Durante la cena, Salvatore Mantella e Francesco Scrugli ci raccontarono come erano andati i fatti e ricordo che Andrea Mantella si meravigliò di come Belsito non fosse morto subito”.  

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