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Omicidio Belsito nel Vibonese, l’affiliato dei Bonavota nella lista nera di Mantella

di Mimmo Famularo – Una guerra di mafia per il controllo della zona industriale di Maierato contrassegnata da imboscate, agguati, omicidi. E’ quella che si è combattuta a cavallo tra il 2002 e il 2004 nel Vibonese mettendo di fronte i Bonavota di Sant’Onofrio (sostenuti dall’ala scissionista del clan Lo Bianco guidata da Andrea Mantella) da una parte e i Cracolici di Maierato dall’altra. L’omicidio di Domenico Belsito, vittima di un agguato a Pizzo nel marzo del 2004, rientrerebbe – secondo le nuove indagini coordinate dalla Dda di Catanzaro guidata da Nicola Gratteri e condotte sul campo dal Nucleo investigativo dei Carabinieri di Vibo – nella scalata del potente clan di Sant’Onofrio e nelle sue mire espansionistiche. Nelle oltre cento pagine che costituiscono l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip distrettuale di Catanzaro, Valeria Isabella Valenzi, si ricostruisce lo spaccato criminale nel quale sono maturati una serie di fatti di sangue ormai quasi tutti risolti. Fondamentali le dichiarazioni dell’ex boss scissionista Andrea Mantella, oggi collaboratore di giustizia.

I verbali di Mantella

Tra le pagine dell’inchiesta finiscono i suoi verbali che fanno luce sul tentato omicidio del cognato Antonio Franzè ma anche sull’agguato di Domenico Belsito, ucciso nell’ambito di un presunto scambio di favori tra la famiglia di ‘ndrangheta di Sant’Onofrio e il gruppo vibonese guidato dallo stesso Mantella. L’anno di riferimento è il 2004. Come già emerso dall’inchiesta “Conquista”, il cui processo in primo grado si è concluso con condanne pesantissime nei confronti dei vertici apicali del clan Bonavota (ergastoli nei confronti di Pasquale, Domenico, Nicola Bonavota e Onofrio Barbieri), l’agguato che è costato la vita a Domenico Belsito è stato solo il primo di una serie di omicidi commessi tra Pizzo e Sant’Onofrio nel giro di pochi mesi. E’ ad Andrea Mantella (le cui dichiarazioni costituiscono un capitolo importante sul quale poggia l’impianto accusatorio, e a Francesco Scrugli (ucciso nel 2012 nell’ambito della faida tra i Patania di Stefanaconi e i Piscopisani) che i Bonavota si erano rivolti consegnando un sorta di lista delle persone da fare fuori per completare la loro scalata al potere e mettere le mani sulla zona industriale di Maierato. “Se non ricordo male – dichiara Mantella ai carabinieri – l’omicidio Belsito è stato il primo di quelli commessi per conto dei Bonavota. Ricordo che gli omicidi che dovevamo compiere per loro conto erano in tutto cinque o sei, ed in particolare tre commessi da noi e tre ai quali noi non abbiamo partecipato. Noi abbiamo commesso quelli di Domenico Belsito, Raffaele Cracolici e Domenico Di Leo; quelli che non abbiamo commesso direttamente e per i quali dovevamo dare manforte a Bonavota Domenico, Bonavota Pasquale, Bonavota Nicola, Cugliari Domenico, “Micu i Mela”, Cugliari Bruno, Francesco Fortuna e Onofrio Barbieri erano gli omicidi di Antonino Lopreiato, detto “U Murizio”…. omissis”.

L’agguato a Belsito

Mantella spiega di aver compiuto per i Bonavota pure l’omicidio di Domenico Belsito, ucciso sulla Nazionale a Pizzo il 18 marzo del 2004 insieme al suo “braccio destro” Francesco Scrugli. Il delitto sarebbe stato preceduto da un accordo: uno scambio di uomini fra i due clan per le azioni delittuose che avrebbe portato Domenico Bonavota e Francesco Fortuna di Sant’Onofrio a rendersi disponibili per compiere un attentato nei confronti di Antonio Franzè di Vibo Valentia (cognato dello stesso Mantella) con cui il futuro collaboratore sarebbe entrato all’epoca in contrasto. Motivo degli attriti, una relazione intrapresa da Mantella con una sua parente e per la quale, a suo dire, “Antonio Franzè mi diffamava per Vibo”. I Bonavota per ricambiare il favore a seguito di alcuni omicidi compiuti da Mantella e Scrugli per loro conto, avrebbero quindi mandato a Vibo “Francesco Fortuna – ha spiegato agli inquirenti Mantella – in quanto lui è un tiratore scelto”.

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