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Omicidio Ciriaco a Lamezia, tre condanne in appello (NOMI)

di Gabriella Passariello- Un’assoluzione confermata e tre ribaltate in condanne. La Corte di assise e appello di Catanzaro, presieduta da Gabriella Reillo a latere Francesca Garofalo, ha dato un nome e un volto ai mandanti e agli esecutori dell’omicidio di Torquato Ciriaco, l’avvocato penalista 55enne, ucciso in un agguato di stampo mafioso l’1 marzo del 2002, ribaltando il verdetto del  gup del Tribunale di Catanzaro, che aveva sentenziato 4 assoluzioni. I giudici di secondo grado hanno condannato a 7 anni e 4 mesi il collaboratore di giustizia Francesco Michienzi mentre hanno inflitto 30 anni di reclusione ciascuno ai fratelli Giuseppe e Vincenzino Fruci, confermando una sola assoluzione, quella nei confronti di Tommaso Anello, boss dell’omonima cosca operante nel Lametino e nel Vibonese, all’epoca dei fatti alleata con i Torcasio. Il pg aveva chiesto, al temine della requisitoria, il massimo della pena, l’ergastolo per i fratelli Fruci e per il boss Anello.

L’omicidio

L’avvocato Ciriaco fu assassinato in un agguato di chiaro stampo mafioso l’1 marzo del 2002, quando all’altezza dei bivio dei Due Mari di Maida, un commando affiancò il fuoristrada Ford Ranger a bordo del quale l’avvocato penalista viaggiava per fare rientro nella sua abitazione crivellandolo a colpi di fucile caricato a pallettoni. L’avvocato ebbe la forza di continuare per qualche metro alla guida del mezzo, ma si schiantò contro un muro dove fu raggiunto dai killer che gli spararono nuovamente.

Il movente

Secondo le indagini condotte dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, Ciriaco fu condannato a morte dal cartello ‘ndranghetista degli Anello-Fruci di Filadelfia e Curinga. Tommaso Anello, fratello del boss Rocco, avrebbe ordinato l’omicidio del professionista, il quale avrebbe curato l’acquisto di una cava in località Manca di Curinga che la mafia voleva invece finisse ad un imprenditore già sottoposto a richieste estorsive. Accusa questa nei confronti di Tommaso Anello crollata in primo grado e in appello, dopo che il legale difensore Anselmo Torchia è riuscito a dimostrare la sua estraneità ai fatti, soffermandosi su precedenti giurisprudenziali molto noti, come il processo Andreotti (in passato imputato per l’omicidio Pecorelli) e la sentenza Aquilina, “ambedue delle Sezioni unite della Cassazione”.

Il collegio difensivo

Gli avvocati impegnati nel processo sono Anselmo Torchia, Sergio Rotundo, Giuseppe Spinelli, Antonino Tilieci e Maria Claudia Conidi, difensore del collaboratore di giustizia Michienzi.

© Riproduzione riservata.

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