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Omicidio Fiorillo a Vibo, il killer resta solo uno. Doppia assoluzione in appello

di Mimmo Famularo – Assolti per non aver commesso il fatto. Saverio Ramondino, 28 anni di Vibo Valentia, e Michele D’Angelo, 31 anni di Piscopio, sono innocenti. Così ha stabilito la Corte d’assise d’appello di Catanzaro presieduta dal giudice Gabriella Reillo nell’ambito del processo sull’omicidio di Francesco Fiorillo, il commerciante ucciso nel dicembre del 2015 a Longobardi, piccola frazione di Vibo Valentia. Parzialmente riformata la sentenza emessa in primo grado dal gup del Tribunale di Vibo Valentia Tiziana Macrì che al termine del processo celebrato con rito abbreviato aveva condannato Michele D’Angelo a 16 anni di reclusione assolvendo da tutte le accuse Saverio Ramondino. A questo punto l’unico colpevole dell’omicidio rimane Antonio Zuliani che dopo la condanna aveva chiamato in causa Ramondino e D’Angelo come responsabili del grave fatto di sangue.

“Assolti per non aver commesso il fatto”

Nell’udienza di oggi il procuratore generale Raffaela Sforza aveva chiesto la riapertura dell’istruttoria per la posizione di Ramondino affinché venisse sentito il teste Antonio Zuliani, richiesta che ha trovato l’opposizione da parte dell’avvocato Francesco Sabatino e il rigetto da parte della corte. A questo punto il pg ha chiesto pesanti condanne a 18 anni per Saverio Ramondino e 16 anni per Michele D’Angelo mentre nelle loro discussioni gli i legali dei due imputati, gli avvocati Francesco Sabatino, Marco Talarico e Guido Contestabile hanno contestato la ricostruzione investigativa oltre alle dichiarazioni di Zuliani. All’esito della camera di consiglio la Corte d’assise d’appello ha assolto entrambi gli imputati disponendo la scarcerazione di D’Angelo atteso che Ramondino (assolto già in primo grado) era stato in precedenza scarcerato dal Riesame su annullamento della Cassazione.

Le ipotesi accusatorie naufragate in appello

I due erano stati arrestati dalla Squadra Mobile di Vibo nel febbraio dello scorso anno con l’accusa di essere gli autori materiali dell’omicidio di Francesco Fiorillo. Ad incastrarli erano state le dichiarazioni fornite agli inquirenti proprio da Antonio Zuliani, 27 anni anche lui di Piscopio e già condannato in primo e secondo grado a 14 anni di reclusione. La prima sezione penale della Cassazione aveva successivamente annullato l’ordinanza emessa nei confronti di Saverio Ramondino, accogliendo i rilievi degli avvocati Francesco Lojacono e Francesco Sabatino i quali avevano segnalato l’inattendibilità delle dichiarazioni di Zuliani oltre alla mancata indicazione per il Ramondino di uno specifico ruolo nell’omicidio.

L’agguato ricostruito in 3D

La ricostruzione del delitto, effettuata con tecniche 3D dal servizio di Polizia Scientifica dello Sco, unitamente all’esame approfondito dei tabulati telefonici, nonchè ai riscontri forniti dall’esame del Dna ritrovato su un paio di guanti di lattice abbandonati all’interno di una busta in cellophane trovata a circa 75 metri di distanza dall’abitazione di Fiorillo, sulla via di fuga utilizzata dai killer, hanno permesso alla polizia di risalire al 27enne di Piscopio Antonio Zuliani. Su uno dei guanti sono state individuate tracce di polvere da sparo. Dallo stesso elemento è stato quindi isolato il profilo biologico di un individuo di sesso maschile. Le successive comparazioni biologiche tra il profilo isolato sul guanto e quello di Zuliani, hanno permesso di ottenere un “match” positivo.

© Riproduzione riservata.

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